Pontormo e Rosso Fiorentino, una mostra unica e irripetibile

Pontormo e Rosso. Divergenti vie della “maniera”- Firenze, Palazzo Strozzi fino al 20 luglio 2014. Una mostra epocale che per la prima volta affianca le opere dei due artisti che diedero splendore, idee ed energia al manierismo realizzando una panoramica di straordinaria completezza. Curata da Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi e da Carlo Falciani, docente di storia dell’arte, l’esposizione è stata resa possibile da importanti prestiti internazionali

80 opere, circa 50 dipinti tra tavole, tele ed affreschi staccati del Pontoromo e di Rosso Fiorentino, un insieme che rappresenta il 70% della loro produzione cui si aggiungono disegni, arazzi e incisioni e le tavole dei loro maestri: Andrea del Sarto e Fra’ Bartolomeo. La Galleria Palatina, gli Uffizi e il Museo di Capodimonte, e poi la National Gallery di Londra, la National Gallery di Washington, il Louvre e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, le istituzioni che hanno collaborato coi loro prestiti all’allestimento della mostra che si dipana in 10 sezioni che permetteranno di ragionare su differenti aspetti dell’opera dei artisti e di seguirne le vicende, dalla formazione all’eredità. Lo svolgimento è stato infatti pensato come due percorsi monografici giustapposti, dove opere del Pontormo e del Rosso, presentate in sequenza cronologica, evidenziano le profonde differenze espressive fra i due pittori. La somma di questi dati fa un’occasione unica, irripetibile.

 

Jacopo Carucci, noto come Jacopo da Pontormo, o semplicemente come il Pontormo (Pontorme, 24 maggio 1494 – Firenze, 2 gennaio 1557), Giovan Battista di Jacopo, detto il Rosso Fiorentino (Firenze, 18 marzo 1495 – Fontainebleau, 14 novembre 1540). Stesso tempo, stessi luoghi, stesse influenze, stesso maestro (Andrea Del Sarto), stesso desiderio di rinnovare gli schemi della tradizione cercando nuove vie espressive. Carriere diverse, soluzioni differenti per quelli che restano i due artisti più originali del loro tempo, due capisaldi del ‘500, e i “gemelli diversi” del manierismo.

Rosso e Pontormo: “Sono uguali nella volontà d’innovazione, nella spregiudicatezza intellettuale, nell’anticonformismo e nella capacità di rispondere a tempi turbati e complessi con una lingua figurativa d’altissimo tenore poetico. – dicono i curatori – Sono diversissimi nella specificità di quella lingua, a partire dai maestri di riferimento, eccettuato Andrea del Sarto che fu loro comune mentore. Sono diversi nel riferimento a committenze culturalmente lontane e politicamente, anzi, opposte: il Pontormo artista preferito dai Medici, il Rosso mai coinvolto in opere di committenza medicea e invece artista preferito dagli aristocratici fedeli ai valori repubblicani e legati all’eredità religiosa di Savonarola. Sempre fiorentino il Pontormo, che mai si mosse dalla sua città natale eccetto che per una breve trasferta a Roma in gioventù (peraltro verisimilmente insieme al Sarto e al Rosso). Viaggiatore, per converso, il Rosso; che lavorò, oltre Firenze, anche a Piombino, Napoli, Volterra, Roma, Sansepolcro, Città di Castello, Arezzo e infine Parigi e Fontainebleau. Attento alla natura e alla sensibilità mutevole del colore il Pontormo, astratto e dedito a una ‘terribilità’ ‘stravagante’ (come scrive Vasari) il Rosso, che frequentò anche discipline esoteriche come la magia e la Cabala”.

Messa insieme da Falciani e Natali (curatori negli anni scorsi della straordinaria mostra sul Bronzino, sempre a Palazzo Strozzi) dopo due decenni di studi specifici, la mostra prova a dare risposte diverse rispetto al “manierismo” di Pontormo e Rosso canonizzato, dal Vasari in poi, da tanti studiosi del passato. E superato il luogo comune di artisti ribelli o “deviati”, emergono due figure che nella loro indiscutibile ricerca di nuove vie espressive superano le classificazioni didascaliche. “Il Pontormo guardò di continuo allo stile tedesco, ispirandosi alle stampe di Dürer, ma accordando quell’attenzione al difforme di natura alla tradizione eccentrica di Piero di Cosimo e all’insegnamento ricevuto da Leonardo in gioventù. – proseguono i curatori – Il risultato furono disegni fra i più naturali e straordinari del Cinquecento italiano e pitture dalla sensibile ed epidermica attenzione al dato di natura, ma anche ricche di una cromia esaltata e potente che costituisce un unicum nella pittura italiana del Cinquecento. Il Rosso, invece, pittore caro a una ristretta schiera di famiglie aristocratiche fedeli agli insegnamenti di Girolamo Savonarola, non lavorò mai per i Medici, e seguendo le indicazioni date da Michelangelo, nel cartone preparatorio della Battaglia di Cascina, guardò alla tradizione figurativa fiorentina del Quattrocento, risalendo allo stile di Masaccio e di Donatello. Da tali premesse scaturì una pittura poderosa che raggiunse il massimo arcaismo nella Deposizione di Volterra. Il Rosso tuttavia fu sempre pronto ad accogliere stimoli nuovi, e quando lasciò Firenze per Roma, dove incontrò le statue classiche, impostò un nuovo stile elegante e perfino prezioso che influenzerà tutta la pittura francese. Dopo aver lasciato l’Italia e raggiunta Parigi e Fontainebleau, egli divenne infatti il principale artista della corte francese, responsabile dei cicli decorativi voluti da Francesco I al castello di Fontainebleau. Il Pontormo finì invece la propria vita a Firenze dipingendo una delle opere più controverse del Cinquecento, gli affreschi del coro di San Lorenzo, ispirati allo stile di Michelangelo ma del tutto autonomi ed eccentrici nell’adesione a quel linguaggio che sarebbe diventato canonico delle accademie fiorentine”.

 

A dare il benvenuto ai visitatori i tre affreschi della Santissima Annunziata, Il Viaggio dei magi di Andrea del Sarto, la Visitazione del Pontormo, l’Assunzione del Rosso. Dalla bottega di Andrea del Sarto, si passa quindi alle peregrinazioni del Rosso e ai lavori del Pontormo nella Firenze medicea, un’intera sezione è dedicata ai ritratti e alle scelte differenti compiute in merito dai due artisti, e poi i disegni di entrambi e le opere successive che segnarono il loro tempo e che oggi ci parlano di un tempo.  Una sfilata da capogiro. Del Rosso ecco da Sansepolcro il Compianto sul cristo morto, La Morte di Cleopatra dall’Herzog Anton Ulrich Museum di Braunshweig, la Madonna della Cintola di Volognano, il magnifico Sposalizio della Vergine di San Lorenzo a Firenze, restaurato per la mostra. Del Pontormo, tra gli altri, troviamo la Cena in Emmaus degli Uffizi, la Madonna col Bambino della collezione Capponi, il paliotto della Cappella Capponi a Santa Felicita, il bellissimo San Girolamo del Niedersachsisches Landesmuseum di Hannover. Ulteriore omaggio al Pontormo è la video installazione di Bill Viola The Greeting, presentata per la prima volta  alla Biennale di Venezia del 1995, esposta con l’opera che l’ha ispirata, la celeberrima Visitazione conservata nella Pieve di San Michele Arcangelo a Carmignano.

La mostra si conclude con un ravvicinamento. Siamo al culmine delle loro carriere: il Rosso è il pittore preferito del re di Francia, il Pontormo è artista di riferimento di Cosimo I de’ Medici. Entrambi aderiscono ad un linguaggio più internazionale mutuando la lezione stilistica dell’ultimo Michelangelo. Qui troviamo Venere e Bacco del Rosso arrivata dal Lussemburgo, Venere e Amore del Pontormo della Galleria dell’Accademia di Firenze e la Pietà di Ecouen del Rosso Fiorentino, in prestito dal Louvre.

A corredare la mostra, una lunga serie di eventi collaterali. Data l’eccezionalità dell’evento seguiranno approfondimenti. http://www.palazzostrozzi.org

 

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