Pompei: la storia si ripete, al cinema

Tutta questione d’immaginario, gli americani sfruttando le potenzialità del 3D, la maestria di Paul W.S. Anderson (Resident Evil), l’avvenenza di un plasticamente ineccepibile Kit Harington (Game of Thrones) realizzano su Pompei uno spettacolare disaster movie che racconterà benissimo tutto ciò che i pompeiani non si sognavano d’essere, e noi siamo fermi al 1926

Ovvero, a quando Carmine Gallone e Amleto Palermi misero in scena Gli ultimi giorni di Pompei, adattamento del romanzo ottocentesco di Edward Bulwer-Lytton accentrato sull’amore tra il giovane “dandy”, Glauco e la bella Ione nei giorni precedenti la catastrofica eruzione. Fu, fino a quel momento, la produzione più costosa mai realizzata in Italia con magnifiche scenografie che ri-immaginavano una sontuosa Pompei seguita dal caos devastante del vulcano. L’opera di Galloni e Palermi resta uno dei più grandi e affascinanti esempi del primo cinema alle prese con eventi disastrosi e leggendari. I protagonisti erano Victor Varconi, Rina De Liguoro e María Corda. L’ accompagnamento musicale era rigorosamente dal vivo.

Eppure non fu quello il primo film italiano tratto dal romanzone di Buwler. E’ datato 1913 Gli ultimi giorni di Pompei per la regia di Eleuterio Rodolfi, film muto con accuratissime scene di massa che fa conoscere il colossal all’italiana al mondo. e non è tutto La Ambrosio Film aveva già realizzato nel 1908 una versione del popolare romanzo con mezzi limitati diretta da Luigi Maggi.

 

Pompeii di Paul W.S. Anderson uscirà negli States il 28 febbraio, in Italia (la data non è ancora nota) verrà distribuito da Sony/Warner. Questa volta ci saranno il 3D e le tecnologie contemporanee a rendere spettacolari le scene, corollario d’alto impatto alla storia del giovane schiavo Milo (Kit Harington) che sogna di poter comprare la propria libertà e sposare la bella figlia del padrone, Cassia (Emily Browning). Ma la giovane è stata già promessa a un corrotto generale romano e lui è venduto a un altro proprietario a Napoli.  E come se non bastasse arriva la grande eruzione che lo costringerà a tornare a Pompei per salvare la sua amata e il suo migliore amico, un gladiatore (Adewale Akinnuoye-Agbaje) mentre si ritroverà faccia a faccia con l’uomo che anni prima ha massacrato la sua famiglia.

E così la storia italiana si ritrova ancora al centro di nuove interpretazioni, d’altronde quando si toccano Pompei e l’antica Roma si vanno a sollecitare le fantasia più fervide. Ma come racconta splendidamente una mostra in tour nel nord America (mostra partita dal Getty museum  di Malibù attualmente è ospitata al Museo nazionale del Quebec) Pompei più che un bene dell’umanità è un’idea comune e l’evocazione di quel disastro che annullò vite e beni, salvo poi restituirli con eccezionale integrità quasi due millenni dopo, ha condizionato fortemente la fantasia moderna.  Dal momento stesso in cui Pompei cominciò a riemergere dalla terra, agli inizi del 1700, quattro secoli di grandi artisti da Piranesi a Fragonard, da Ingres ad Alma-Tadema a Duchamp a Dalì, Rothko, Warhol, Gormley hanno provato a re – immaginare la catastrofe. E’ stato tuttavia il drammone storico di Edward Bulwer-Lytton Gli ultimi giorni di Pompei, pubblicato la prima volta nel 1834, che ha ispirato il maggior numero di dipinti, sculture, e adattamenti teatrali, musicali, cinematografici e televisivi. Il libro è archeologicamente accurato, ma la descrizione di Bulwer-Lytton della vita pompeiana immediatamente prima dell’eruzione presenta la società romana in termini irreali e assolutamente moralistici. Quello che immagina lo scrittore è un mondo brutale, corrotto, lussuoso, immorale, suggerendo l’idea della distruzione della città come punizione divina. E uno scopo lo ha raggiunto: ha finito per spingere intere generazioni di turisti a visitare il sito e a cercarvi le case dei suoi personaggi immaginari, spesso identificati anche nelle guide.

Giorgio Sommer (Getty Museum LA)

E allora Pompei diventa un archetipo variamente utilizzabile. I pompeiani dissoluti sono simbolo di corruzione o al contrario d’indulgenza erotica, come nelle fotografie dei giovani nudi ripresi da Wilhelm von Gloeden e da Guglielmo Plüschow, o nelle immagini dipinte di Lawrence Alma-Tadema. E ancora Pompei come archetipo di ogni evento apocalittico, della potenza devastatrice e grandiosa della natura, Pompei come  per esplorare questioni moderne come le conseguenze della seconda guerra mondiale e l’angoscia dell’età atomica. E i famosi calchi dei corpi delle vittime del Vesuvio paradigmi di ogni sofferenza, come nella famosa foto del cane trovato nella Casa di Vesonius Primus scattata da Giorgio Sommer. Cane è poi ripreso in numerose opere moderne e contemporanee come Small rebus di Robert Rauschenberg (1956) e la scultura di Allan McCollum Il cane da Pompei (1991). (a.d)

 

 

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