Pollock e gli Irascibili: la Scuola di New York “apre” a Milano

Pollock e gli Irascibili. La scuola di New York
24 settembre 2013 – 16 febbraio 2014 Palazzo Reale, Milano. Una mostra curata da Carter Foster con la collaborazione di Luca Beatrice

Confessiamo la debolezza, è il terzo articolo (ma potrebbe essere il quarto o il quinto) che dedichiamo in pochi giorni alla mostra che apre oggi a Palazzo Reale. Che non è proprio come tornare sul luogo del delitto, visto che nel proporsi di fare un po’ di divulgazione cova la speranza di non ammazzare nessuno, soprattutto di noia.

 

Abbiamo scritto largamente della star della mostra, ovvero l’opera Number 27 di Pollock, alla quale –  sia per dimensioni fisiche sia per dimensioni storiche –   è dedicata un’intera sala di Palazzo Reale (qui per approfondire) , poi abbiamo provato a raccontare perché questi artisti che ancora oggi larga parte del pubblico strizzando gli occhi ostina a voler capire e dunque a ritenere incomprensibili (e sono passati oltre 60 anni dal loro exploit) abbiano mutato il corso della storia dell’arte (qui per approfondire) e quindi spiegato come Pollock e gli irascibili, s’inseriscano in quella programmazione dell’Autunno Americano a Milano, che, proponendoci un’ ampia immersione nella cultura stellestrisce, racconta un po’ anche di noi. Cosa siamo, cosa siamo diventati, fino a che punto quello etichettato come mito americano ha mutato il nostro dna, e quanto la strombazzata globalizzazione sia stata in fondo l’adesione del resto del mondo a mode e modi culturali imposti dalla potenza che meglio ha sputo imporsi nell’immaginario (qui per approfondire).

Ma torniamo brevemente alla mostra. Le opere esposte coprono un arco storico che va dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Sessanta. Presenti alcuni tra i capolavori più rilevanti della collezione del Whitney, come Mahoning di Franz Kline (1956), Door to the River di Willem de Kooning (1960) e Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) (1954) di Mark Rothko, accanto a opere di artisti presumibilmente meno noti, ma rappresentative della loro maturità e, più in generale, della loro epoca, come William Baziotes e Bradley Walker Tomlin.

 

In mostra anche una fotografia simbolo della Scuola di New York, la scattò Nina Leen nel 1950 ed è strettamente connessa alla nascita degli “Irascibili”.  Questi artisti arrabbiati lo erano e incompresi di certo nell’America degli anni ’50. E così quando il Metropolitan museum annunciò una mostra sulla pittura contemporanea che non li includeva: in diciotto si ribellarono inviando al direttore una lettera di protesta – poi pubblicata sul New York Times – e una foto, dove apparivano vestiti da banchieri con al centro Jackson Pollock.  La cosa trovò ampio spazio sui media, e presto la definizione di “Irascibili” coniata dall’Herald Tribune e poi ripresa dagli altri organi d’informazione (in senso negativo) si diffuse. L’ostilità perbenista rafforzò i legami nel gruppo di artisti che continuarono, nel loro spazio affittato al Greenwich Village, a riflettere, discutere, lavorare per diffondere il senso della loro ricerca sull’espressionismo astratto.

Nell’album fotografico della storia dell’arte – scrive Luca Beatrice nel saggio di catalogo – , quello degli Irascibili è tra gli scatti più famosi, almeno quanto i Futuristi in abito da gran sera, i Dada immortalati da Alfred Stieglitz, i Surrealisti vestiti alla moda, fino ai cinque della Transavanguardia in smoking all’inizio degli anni Ottanta.Gli Irascibili, nonostante l’aspetto tutto sommato bonario, sono “tecnicamente” arrabbiati per il fatto accaduto, ma in generale questa condizione di protesta, sintetizzata peraltro nella lettera inviata il 20 maggio 1950 al presidente del Met e che contiene le loro rimostranze, li mette in una condizione piuttosto tipica ai tempi dell’avanguardia: fare fronte comune, lavorare insieme, condividere successi ed eventuali difficoltà in maniera compatta”. www.mostrapollock.it  www.comune.milano.it/palazzoreale (a.d)

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