Pittura? Si, grazie (Parte I)

Si è aperto con mostre, articoli e critiche inerenti all’universo pittorico quest’anno di arte contemporanea. Pittura lingua morta? Disciplina rugosa? Passatempo della domenica? Chi sostiene […]

Si è aperto con mostre, articoli e critiche inerenti all’universo pittorico quest’anno di arte contemporanea. Pittura lingua morta? Disciplina rugosa? Passatempo della domenica?
Chi sostiene che la pittura è forma artistica ormai ghettizzata e chi invece parla di emancipazione e stabilità del medium sullo scenario contemporaneo.
E’ noto che la Biennale veneziana 2009 vedrà protagonisti del padiglione italiano quasi esclusivamente pittori, di fama nazionale e internazionale, la cui scelta da parte della coppia Buscaroli-Beatrice ha suscitato non poche polemiche. “La pittura è morta, obsoleta, antiquata”: queste le opinioni più comuni degli ultimi tempi. Critici, curatori e appassionati d’arte hanno dovuto imparare a familiarizzare con i nuovi strumenti delle arti visive, con una pratica artistica sempre più digitalizzata e tecnologica. La fotografia prima, il video dopo, hanno spianato la strada ai nuovi media e a tecniche d’avanguardia sempre più sfruttate nelle attuali ricerche artistiche. L’attenzione degli agenti del settore si è progressivamente focalizzata su tali generi tralasciando gli sperimentalismi pittorici e le tele antiquati. Oli e tempere non hanno lo stesso appeal di un’installazione o di uno scatto. <Stupido di un pittore> ammoniva Duchamp agli inizi del ‘900. La pittura è arte del passato per eccellenza. Nella nostra mente riaffiorano scene mitologiche, figure in preghiera, battaglie e gesta eroiche. Dal <Via!> di Giotto abbiamo studiato le mirabili composizioni di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Tiepolo, Ingres fino al Romanticismo ottocentesco e alle Avanguardie storiche. Per qualcuno siamo già troppo avanti. Molti si sono fermati prima.
Ma sappiamo che a metà degli anni Cinquanta il suolo americano ospita geni come Rauschenberg, Jasper Johns, de Kooning, Pollock e un decennio dopo sarà la volta dei protagonisti della Pop Art. Certo stiamo parlando di un new dada, di certa action painting: siamo ancora in grado di identificare ricerche e lavori specifici, movimenti, correnti, azioni. Tra questi, intorno alla seconda metà degli anni sessanta sulla scia della filosofia del linguaggio e dello strutturalismo lacaniano, alcuni artisti cercano di verificare la tesi per cui l’arte è definizione di se stessa. <Art as idea as idea as idea>. Se in passato ci si interrogava sulla realtà degli oggetti, sperimentando gli infiniti modi per rappresentarla, all’arte non è rimasto che interrogare se stessa, il suo linguaggio e i suoi strumenti teorici. E’ nata la concpetual art e l’opera-idea. Pulizia, sintesi e immediatezza del linguaggio.
Con la rivoluzione concettualistica sì, possiamo dire che la pittura viene emarginata, scartata nel ventaglio dei mezzi espressivi. A risposta di quest’estrema scarnificazione e riduzione formale si schierano nel 1979 i transavanguardisti di Achille Bonito Oliva, Chia, Cucchi, Clemente, Paladino e De Maria possono essere facilmente identificati come l’ultima avanguardia che il nostro paese ha avuto nonché l’ultima stella luminosa in ambito pittorico.
C’è da dire che in quegli anni artisti come Clemente o Paladino erano costretti a camuffarsi da fotografi, terrorizzati dal clima postconcettuale. Inizialmente anch’essi esposero fotografia. Poi la rivoluzione teorizzata da Bonito Oliva che condividevano e si sentivano in grado di realizzare tecnicamente, gli diede slancio e coraggio per affrontare la pittura.
Dall’opulenza formale e cromatica di queste tele, ai lavori giganti e materici di protagonisti quali Kiefer, Baselitz , Richter: cosa abbiamo ereditato oggi? Qual è il campo , il raggio d’azione della pittura contemporanea?

Oggi, il sistema dell’arte ha i connotati di un vero mercato, con “merci”di scambio -opere-, compratori –collezionisti, istituzioni- e venditori –musei, gallerie, aste-. Per poter definire l’oggetto del nostro interesse come “opera d’arte”, questa deve necessariamente essere posta in relazione al contesto in cui si è sviluppata, sia esso storico, culturale, politico. Questa è l’unica via -almeno sin’ora- in grado di andare oltre la natura di semplice manufatto, feticcio, per fare di un quadro o di un oggetto qualsiasi, un’opera d’arte. Le esperienze artistiche attuali non possono fare a meno di volgere uno sguardo critico verso la realtà, confrontandosi con le sue contraddizioni e la sua complessità. Dall’osservazione, dal “porsi” fisicamente ed intellettualmente al suo interno, possiamo sviluppare una coscienza critica coerente e consapevole del mondo circostante. Forse è proprio da qui che occorre partire per articolare una riflessione.

[Continua]

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