Pablo Picasso, 40 anni fa l’addio

40 anni fa moriva il titano dell’arte del XX secolo, il mondo ricorda Pablo Picasso

Aveva 91 anni Picasso quando lasciò la vita a causa di un edema polmonare, l’8 aprile del 1973 a Mougins, vicino Cannes, nella sua villa di trentacinque stanze sulla collina di Notre Dame de Vie. Una casa dalla quale ormai usciva di rado, a tenergli compagnia c’era la moglie 47enne, Jacqueline Roque, che aveva sposato nel 1961, atto finale ma non conclusivo di una 0408_bigvita spesa a farsi inseguire dalle donne. Pablo Picasso moriva da esiliato, condizione che viveva dal 1939, quando il “generalissimo” Francisco Franco sconfisse il governo repubblicano di Spagna mettendo fine nel modo peggiore a tre anni di guerra civile. Ciò non impedì all’artista di amare il suo Paese, cui donò tra il ’63 ed il ’70, oltre 1300 opere.

Picasso moriva dopo aver trascorso 80 dei suoi 91 anni lavorando, convinto com’era che l’arte lo mantenesse in vita. Moriva che era già leggenda. Solo una settimana prima di quell’8 aprile Picasso stava aiutando a montare i 201 dipinti per la mostra al Palazzo dei Papi di Avignone, che si aprì il 23 maggio successivo. Erano tele della vecchiaia, dipinte tra il ’70 ed il ’72, meno erotiche, più morbide e calde per una pittura che diventava ancor più “deliberata” . Nel 1971, in occasione del 90mo compleanno, il Museum of Modern Art di New York, che allora deteneva la più grande collezione pubblica al mondo delle sue opere, aveva messo su una mostra speciale. Allo stesso tempo, il governo francese aveva mostrato alcuni Picasso al Louvre, era stata quella la prima volta che il museo esponeva il lavoro di un artista vivente. In quanto a lui, il suo compleanno lo aveva ignorato e s’era anche rifiutato di ricevere una delegazione del partito comunista francese giunta a rendergli omaggio. Nel gruppo c’era anche il suo vecchio amico, Louis Aragon, il poeta. Fu un comunista eretico Picasso, contrario e malvisto dall’Unione Sovietica, nel ’47 ad un giornalista aveva spiegato al sua scelta nella maniera più semplice possibile: “Quando ero un ragazzo in Spagna, ero molto povero e molto consapevole di come povera gente vivesse. Ho imparato che i comunisti erano per la povera gente. Era abbastanza da sapere. Così sono diventato comunista“.

 

Nato il 25 ottobre 1881 a Malaga, in Spagna. Picasso si portava un nome gigantesco in onore di una gran varietà di parenti e santi: Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Clito Ruiz y Picasso. Sua madre, con qualche origine ligure, era doña Maria Picasso y Lopez, suo padre era don José Ruiz Blasco, pittore e insegnante d’arte. Pablo era un bambino serio e prematuramente stanco del mondo, ma con un paio di attenti occhi neri che già sembravano prevedere future grandezze. Un giorno ricordò quello che gli disse la madre: “Se diventi un soldato, sarai generale. Se diventi un monaco finirai come il papa” e aggiunse: “Invece sono diventato un pittore e liquidato come Picasso“.

 

Il talento nel disegno del giovane Pablo è leggenda. Storia vuole che le sue prime parole siano state “piz, piz,” tentativo infantile di pronunciare “lapiz”. A 13 anni già disegnava meglio del padre che l’aveva introdotto all’arte. E per disegnare non studiava, trascorreva intere giornate a “scarabocchiare” sul suo taccuino.
Nel 1895, quando Picasso ha quattordici anni, la famiglia si trasferisce a Barcellona, riesce a entrare, nonostante l’età prematura alla prestigiosa scuola di Belle Arti. Ma deve annoiarsi parecchio, visto che trascorre il suo tempo a bighellonare tra le strade di Barcellona ​​disegnando ciò che osserva. Non va meglio l’esperienza madrilena, quando a 16 anni
è ammesso all’Accademia Reale di San Fernando. I temi e le tecniche classiche sembra abbiano poco da dirgli e lui, ancora, preferisce vagare per la città a dipingere zingari, mendicanti, GertrudeSteinprostitute. Nel 1899 torna a Barcellona e si unisce agli artisti e agli intellettuali che hanno il loro quartier generale in un bar chiamato El Quatre Gats, i quattro gatti. Ispirato dagli anarchici e radicali che vi incontra, Picasso compie la sua decisa rottura con i metodi classici cui era stato addestrato e inizia il suo processo permanente di sperimentazione e di innovazione.

A cavallo del XX secolo, Picasso lo troviamo già a Parigi, cuore dell’arte europea, intento ad aprire un proprio studio. E’ il “Periodo Blu” (1901-1904). Solo e depresso per la morte del suo caro amico Carlos Casagemas, dipinge scene di povertà, isolamento e angoscia utilizzando quasi esclusivamente blu e verdi.
Nel 1905 ha ampiamente superato la sua depressione. E’ follemente innamorato di una bellissima modella di nome Fernande Olivier e grazie generoso mecenatismo del mercante d’arte Ambroise Vollard anche la situazione economica è discreta. Le sue tele sono pervase da colori più caldi, beige, rosa e rossi. E’ quello che è conosciuto come il suo “Periodo Rosa” che include capolavori come la Famiglia di Saltimbanchi (1905), il ritratto di Gertrude Stein (1905-1906) e Due nudi (1906).

 

LES DEIMOSELLESLes_Demoiselles_d'Avignon

E’ nel 1907 che Picasso realizza un dipinto diverso da qualsiasi cosa lui o chiunque altro avesse mai dipinto prima, un lavoro che avrebbe profondamente influenzare la direzione dell’arte del Ventesimo secolo: Les Demoiselles d’Avignon, una cruda rappresentazione di cinque figure, cinque prostitute, astratte e distorte, con forti caratteristiche geometriche e macchie violente di blu, verdi e grigi. E’ il dipinto che dà via al Cubismo.
E il Cubismo sciocca, spaventa e al tempo stesso affascina il mondo dell’arte. Max Jacob lo definisce: “La cometa foriera del nuovo secolo“. I primi dipinti cubisti di Picasso sono etichettati come “cubismo analitico” successivamente approda al “cubismo sintetico” creando grandi composizioni con un gran numero di piccoli frammenti.

Lo scoppio della Prima guerra mondiale inaugura un nuovo cambiamento nell’arte di Picasso. S’incupisce e si preoccupa della rappresentazione della realtà. Tra il 1918 ed il 1927 assistiamo al ​​suo “Periodo classico”, un breve ritorno al realismo in una carriera altrimenti dominata dalla sperimentazione che, puntuale torna con l’esplodere di un nuovo movimento filosofico e culturale, il Surrealismo, la cui manifestazione artistica è figlia del Cubismo.

 

GUERNICA

La più grande opera surrealista di Picasso, uno dei capolavori di tutti i tempi, viene  completata nel 1937, nel bel mezzo della guerra civile spagnola. Il 26 aprile 1937, i bombardieri tedeschi che sostegno Francisco Franco e le sue forze nazionaliste, effettuano un devastante attacco aereo sulla città basca di Guernica. Indignato dalla disumanità della guerra, Picasso dipinge Guernica di lì a poco, un testamento surrealista contro l’orrore in nero, bianco e grigio, con un Minotauro e diverse figure umane colte nell’angoscia e nel terrore. Guernica rimane nella storia come una delle opere più toccanti e potenti contro la guerra.

PicassoGuernica

All’indomani della Seconda guerra mondiale, Picasso diventa più apertamente politico. Si unisce al Partito Comunista, viene insignito del Premio Internazionale della Pace di Lenin nel 1950 e nel 1961. A questo punto è l’artista vivente più famoso del mondo. Tuttavia, mentre i paparazzi spiano ogni sua mossa, pochi prestano attenzione alla sua arte in questo periodo. In contrasto con la complessità abbagliante del cubismo sintetico, i successivi quadri di Picasso utilizzano immagini semplici e tecniche grezze. Rimane celebra la frase pronunciata al passaggio di una scolaresca: “Quando ero bambino disegnavo come Raffaello, ma mi ci è voluta una vita intera per imparare a disegnare come loro“. L’apice del suo lavoro successivo è il suo Autoritratto di fronte alla morte, disegnato con matita e pastelli un anno prima di andarsene. Il soggetto autobiografico, che appare come qualcosa tra un essere umano e una scimmia, con una faccia verde e i capelli rosa, è reso con la tecnica cruda di un bambino. Tuttavia, l’espressione dei suoi occhi cattura una vita di sapienza, paura e incertezza, è opera inconfondibile di un maestro al culmine del suo potere.

Picasso-Necklace

Pablo Picasso è stato il pittore più celebre e influente del XX secolo. Visionario, empatico, rivoluzionario, inesauribile sono tutti aggettivi che gli si cuciono addosso perfettamente, ha saputo nella sua immensa e trasversale produzione e i passaggi tra tecniche e stili diversi reinventare se stesso all’infinito. E come non concordare con chi afferma che il lavoro della sua vita sembra il prodotto di cinque o sei grandi artisti, piuttosto che di uno solo.

(a.d)

 

 

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