Nuovi Uffizi: altre sale per la “Maniera Moderna”

Sono stati presentati ieri mattina a Firenze i lavori nell’ala di Ponente del piano nobile degli Uffizi e l’allestimento dei nuovi spazi dedicati alla “Maniera moderna”, una mostra sul gran principe Ferdinando apre le sale per le mostre temporanee

Al Gran Principe Ferdinando de’ Medici, l’onore d’inaugurare le diciassette sale che la fabbrica vasariana dedica alle mostre temporanee. Un’esposizione, quella curata da Riccardo Spinelli che in occasione del terzo centenario della morte dell’erede al trono toscano, figlio del granduca Cosimo III e di Margherita Luisa d’Orléans,  ne illustra l’amore smisurato per le arti, il mecenatismo, il gusto per lo spettacolo, la personalità eclettica e illuminata nel buio del XVII secolo.

 

Una immersione nell’arte, nel gusto, nella curiosità e nel capriccio di un’intera epoca” spiega la soprintendente Cristina Acidini. E di curiosità e “capricci” il delfino che non fu mai sovrano (morì prima del padre, il 13 ottobre del 1713) ne coltivò innumerevoli, a partire dalla giovanissima età quando musica e tetro erano l’accompagnamento ideale degli ozi nella villa di Pratolino. Nella prima sezione della mostra ecco allora l’immagine del principe e i suoi musici, i suoi librettisti, gli uomini che si occuparono della sua educazione selezionatissima. Una sezione è invece dedicata alle nozze del principe con Violante Beatrice di Baviera e dunque alle cerimonie fiorentine del tempo, e ai lavori di adattamento della reggia di Pitti.
Nelle sale successive troviamo il principe collezionista d’arte, l’evolversi del suo gusto in piena età barocca, il suo privilegiare natura morta e scultura, il suo saper tenere d’occhio anche i mercati “stranieri” facendo arrivare in collezione le opere dei più brillanti artefici che per lui produssero sensazionali capolavori, spesso eseguiti a Firenze come il napoletano Giuseppe Recco, Munari, Fardella, Crespi, Campidoglio, Tamm e poi le opere dei grandi artisti locali come il prediletto Anton Domenico Gabbiani, e Bartolomeo Bimbi. Nel campo della scultura Ferdinando protesse soprattutto i maestri locali, quelli formatisi a Roma all’Accademia medicea, privilegiando Giuseppe Piamontini, Giovan Battista Foggini, Balthasar Permoser e Massimiliano Soldani Benzi che produssero per il Delfino alcuni dei loro capolavori, la maggior parte visibile insieme, per la prima volta, nelle sale della mostra.

 

LE NUOVE SALE

 

Un nuovo passo verso i Nuovi Uffizi la consegna, ieri, delle nuove aree espositive del museo e di quegli accorgimenti che hanno reso maggiormente fluidi i percorsi interni. Si tratta della prosecuzione delle cosiddette “sale rosse” dedicate alla “Maniera moderna”, inaugurate nel giugno 2012, e degli ambienti retrostanti.

Con il loro restauro si conclude la cosiddetta “infilata” costituita dalle stanze soprastanti il loggiato e ubicate nel corridoio di ponente del primo piano. Gli altri ambienti consegnati, retrostanti all’infilata, fruibili attraverso un percorso autonomo e parallelo, sono quelli che ospitano la mostra temporanea dedicata al Gran Principe Ferdinando.Se nell’ ‘infilata’ sul piazzale – dice la Soprintendente Alessandra Marino – la dominante è data ancora dal cremisi di medicea memoria presente sulle grandi “quinte” che celano le apparecchiature tecnologiche, nelle sale retrostanti, dietro i colori dell’allestimento temporaneo, trionfa il bianco luminoso di uno splendido intonachino lisciato a mestola, ritrovato con infinita pazienza e restaurato con una tecnica analoga a quella del restauro pittorico, salvando persino le tracce materiali della grande abilità delle maestranze del passato, ed anche quei piccoli segni della vita che in questi ambienti si svolgeva”.

 

Con le sei nuove sale della “Maniera Moderna” si completa così l’allestimento delle sale dell“infilata” di Ponente, coerenti con il percorso inaugurato un anno fa con le cosiddette “sale rosse” del Cinquecento. Dopo l’area di sosta, che segue l’ampio spazio dedicato ai dipinti di Raffaello, le nuove sei sale ospitano, nell’ordine, le opere di artisti attivi a Roma nella prima metà del Cinquecento (sala n. 68), di Correggio (n. 71), di Parmigianino (n. 74), di Giorgione e Sebastiano del Piombo (n. 75), di Tiziano (n. 83), di pittori lombardi quali Moroni, Lotto, Savoldo (n. 88). In totale si tratta di 39 opere pittoriche che trovano nuova, definitiva sistemazione negli ambienti ora restaurati. “Si tratta di dipinti di altissimo rango – sottolinea la Soprintendente Cristina Acidiniche rappresentano al meglio il collezionismo perspicace dei Medici”. “Le sei sale – dice Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi – consentiranno a chi ha minore disponibilità di tempo un percorso più breve, che però vivamente auspico venga sempre meno preferito all’altro (più articolato e vario), dove saranno esposte creazioni d’altissimo tenore poetico (che sarebbe davvero disdicevole venissero reputate di rango inferiore). Bastino i nomi d’alcuni artefici: Dosso Dossi, Barocci, Tintoretto, Veronese, e via di seguito”. (g.m)

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