Musei. La biglietteria? Un optional

I musei soffrono la crisi? La maggioranza dei vistatori entra gratis

Il ritratto che Gian Antonio Stella delinea – cifre alla mano – della situazione economica dei musei pubblici italiani è desolante. Non inattesa, ma non per questo meno raccapricciante.
Si parla di soldi, degli introiti – mancati – provenienti dalla vendita dei biglietti. Non può essere l’incasso l’obiettivo di un museo e non c’è al mondo museo che si regga solo sulla biglietteria, ma è un fatto che presi tutti assieme i musei stagli italiani introitino meno del Louvre, un centinaio di milioni in tutto, ovvero il 25 per cento in meno del prestigioso museo di Francia che, coi suoi 10 milioni di visitatori l’anno è il museo più visto del mondo, e proprio per questo si trova a vivere problemi del tutto particolari, come la presenza massiccia di borseggiatori che ha portato, ieri, alla serrata di 24 ore per protesta da parte del personale di vigilanza. Ma torniamo ai biglietti, e non solo a questi, i musei di tutto il mondo forniscono al pubblico una serie di servizi a pagamento che ne incrementano notevolmente le entrate (bookshop, caffetteria, internet point, servizi per i bambini ecc) e che da noi – tranne eccezioni – vengono  trascurati. E se è vero che un museo ben frequentato genera indotto, malgrado il fatto che comunque comporti dei costi per le casse pubbliche, è inaccettabile che – Stato, Regioni e Comuni ci perdano il 95 per cento.

TROPPI INGRESSI LIBERI – In biglietteria regna il caos, e Stella ce lo ricorda lasciando parlare le cifre nella loro crudezza. Partiamo dalla media nazionale, che parla di 16 milioni di visitatori paganti su 36, dunque 20 milioni di persone entrano gratis nei musei. Sono tutti studenti o anziani? Va ricordato che applicare l’ingresso gratuito per certe categorie sociali è pratica diffusa in tutto il mondo, ma, sottolinea Stella, quello che non si comprende sono certe sproporzioni. Ad esempio in Campania entra gratis un visitatore su 2, in Friuli Venezia Giulia nove su dieci; in Calabria paga il ticket un cittadino su 18, in Puglia, uno su 3. In Veneto il 67% del pubblico è pagante; in Piemonte il 40 e meno del 35 in Liguria. E i casi estremi non sono questi, ma quelli dei musei e delle aree archeologiche praticamente senza visitatori ma con le stesse spese di gestione degli altri.  Il museo Ibleo di Siracusa, con 1,4 visitatori al giorno; e quello di Marianopoli, due alla settimana (incasso ben 4 euro). E cosa dire del museo archeologico della Calabria, che ha incassato in un anno 24.823 euro, mentre il costo dei soli restauri è triplicato in tre anni arrivando aorte 33milioni. Con l’incasso attuale occorrerebbero 1.329 anni per rientrare della spesa. Ma si attende il ritorno dei Bronzi di Riace, chissà che non siano loro a fare il miracolo. (a.d)

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