Musei italiani, un affresco in cifre

L’Istat ha reso noti i dati del censimento dei musei italiani elaborato in seguito a un protocollo d’intesa con Regioni e Mibac stipulato nel 2012

Un censimento non è che un punto di partenza, le cifre non ci raccontano i perché ma stimolano domande e forniscono l’abbozzo di un quadro complessivo che ci racconta molto di questo Paese, il paese dei 4.588 musei e più molti dei quali dimenticati, il paese dove nei musei non sempre si parla inglese anche se la metà dei visitatori è straniera, dove solo le megastrutture incassano più di un milione l’anno mentre un terzo dei musei incassano meno di 20mila euro e nel 50% dei casi si entra gratis, dove la carenza di personale è cronica e dove solo il 50 per cento della strutture ha un proprio sito internet e non sempre è aggiornato. C’è di buono che questi risultati sono oggi contenuti nel Sistema Informativo Integrato, la banca dati predisposta dal Mibact che fornisce informazioni complessive e dati dettagliati su tutti i musei, le aree archeologiche e i complessi monumentali, statali e non statali, accessibili al pubblico su http://imuseiitaliani.beniculturali.it/

Seguiranno approfondimenti, per il momento ecco i dati.

 

Sono 4.588 i musei e gli istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico nel 2011, di cui 3.847 i musei, gallerie o collezioni, 240 le aree o parchi archeologici e 501 i monumenti e complessi monumentali.

 

In Italia, quasi un comune su tre ospita almeno una struttura a carattere museale: un patrimonio diffuso quantificabile in 1,5 musei o istituti similari ogni 100 kmq e circa uno ogni 13 mila abitanti.

 

Le regioni con il maggior numero di istituti sono la Toscana (550), l’Emilia-Romagna (440) e il Piemonte (397). Nel Sud e nelle Isole è concentrato il 52,1% delle aree archeologiche, mentre al Nord sono localizzati il 48% dei musei e il 43,1% dei monumenti.

 

Le tipologie prevalenti delle collezioni dei musei sono etnografia e antropologia (16,9%); seguono quelle di archeologia (15,5%), arte (11,9%), storia (11,4%), arte sacra (10,2%) e arte moderna e contemporanea (9,9%).

 

Nel 2011, i visitatori hanno raggiunto la cifra di 103.888.764 unità. Il pubblico tende a concentrarsi fra poche destinazioni; tre sole regioni si assicurano, infatti, il 51% degli ingressi: Toscana (22,1%), Lazio (20,1%) e Lombardia (8,8%).

 

Le tre regioni con il più alto numero medio di visitatori per singolo istituto sono Lazio (67.746), Toscana (42.359) e Campania (37.646). In fondo alla graduatoria si collocano Marche (5.323), Abruzzo (4.428) e Molise (4.319).

 

I primi 15 musei e istituti similari nel 2011 hanno registrato circa un milione di ingressi ciascuno e complessivamente hanno assorbito quasi un terzo (30%) dei visitatori.

 

La maggior parte dei musei (il 63,8%) è di proprietà pubblica. Ben 1.909 istituti, pari al 41,6% del totale, appartengono ai Comuni e solo il 9% al Ministero competente; i musei statali, però, da soli, attraggono più di 40 milioni di visitatori (il 38,8% del totale).

 

In quasi la metà degli istituti italiani (49%), l’ingresso è gratuito. Per un terzo degli istituti l’incasso annuo derivante dai biglietti non supera i 20.000 euro. Se complessivamente un quarto degli enti realizza non più di 10 mila euro all’anno, le megastrutture, con oltre 500.000 visitatori, arrivano ad incassare ognuna oltre un milione di euro.

 

È straniero il 44,9% dei visitatori. Per oltre la metà degli istituti (53,3%) gli stranieri rappresentano però una componente minoritaria del pubblico: non più del 10% dei visitatori.

 

Solamente in poco più del 40% delle strutture espositive è presente personale in grado di fornire al pubblico informazioni in lingua inglese.

 

La maggior parte degli istituti museali italiani svolge la propria attività grazie a una quantità esigua di personale: circa l’80% degli istituti ha non più di 5 addetti e solo l’1,5% ne ha da 50 in su. In più del 60% degli enti prestano la propria opera collaboratori volontari, che complessivamente sono circa 16.400.

 

I musei italiani sono ancora poco presenti nel web. Solo la metà (50,7%) ha un proprio sito, il 42,3% pubblica online il calendario delle iniziative e degli eventi, il 22,6% diffonde una newsletter, il 16,3% permette l’accesso online a singoli beni selezionati e il 13,3% rende disponibile un catalogo online.

 

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