Munch 150. Da Oslo a Genova alla Biennale passando per New York

Per i 150 anni di Edward Munch, in Norvegia e nel mondo fioriscono mostre ed eventi. Anche in Italia si ricorda variamente il pittore dell’angoscia esistenziale

Edvard Munch (1863-1944) non è un pittore che si ama e non è un pittore che piace, nonostante il suo Urlo serva abbondantemente a decorare cuscini, taccuini, ombrelli, giochi gonfiabili e tazze mug. D’altronde la su arte non deve “piacere” e sfugge per costituzione alle categorie della contemporaneità cui ci ha abituati Facebook. Munch non deve e non può piacere perchè non riappacifica lo sguardo, non concilia con la vita, non libera la mente e neppure l’interroga, visto che la sua condanna è scritta e inappellabile. Eppure ci cattura. Con le sue opere migliori mette in atto una straordinaria capacità di risucchiare lo sguardo nel vortice di dimensioni stranianti, su quello spartiacque tra inferno e limbo dove risiede la sua anima d’artista massacrata dal disagio. E’ la condizione dell’uomo moderno – ci dice – ognuno è solo coi propri fantasmi, alla luce di un pallido sole del nord che nemmeno a dipingerlo puoi renderlo vivace, perchè la pittura non è nata per essere consolatoria. E’ questo che ci dice Munch, è questo che lo rende uno dei più grandi del ‘900.

Autoritratto, 1886 © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO, Oslo 2013 Photo: Jacques Lathion, National Museum

Autoritratto, 1886 © Munch Museum / Munch-Ellingsen Group / BONO, Oslo 2013
Photo: Jacques Lathion, National Museum

Nella mia arte ho cercato di trovare una spiegazione della vita e ho cercato di scoprire il suo significato. Volevo anche aiutare gli altri a capire la vita”, diceva con quella inevitabile dose di presunzione senza la quale non si può essere grandi artisti.

E’ diffusa l’idea che le migliori opere di Munch siano quelle realizzate a cavallo tra il 1892 e il 1908, un periodo convulso durante il quale l’artista rimbalza tra Norvegia, Parigi e Berlino mentre fa suoi gli ultimi stili, come l’impressionismo, e contribuisce alla nascita di altri, vedi il simbolismo francese e l’espressionismo

tedesco. Ha dipinto per mezzo secolo eppure è identificato dal grande pubblico per un solo quadro: The Scream, l’Urlo, opera che realizzata in quattro versioni a partire dal 1893; tre sono nelle collezioni pubbliche norvegesi mentre l’ultima, attualmente esposta al MoMA di New York (fino al 29 aprile)  è stata venduta all’asta nel maggio 2012 per 120 milioni dollari, diventando il lavoro più costoso mai battuto all’asta.

La morte della madre quando aveva 5 anni, e più tardi quella della sorella preferita, Sophie e ancora, il fervore religioso di un genitore puritano segneranno definitivamente l’esistenza dell’artista. Ossessionato dalla morte, tormentato dai sensi di colpa, incline a “difficili” rapporti con le donne e alcolizzato per lunghi anni, Munch porta con sé un distillato di angosce che si riverseranno nella sua arte impregnandola di solitudine, gelosia, ansia sessuale e donne vampiro.
Dopo il ricovero in una clinica di Copenaghen nel 1908, Munch, torna a casa in Norvegia salutato come il più grande artista vivente. Tuttavia sarà sempre più isolato. Vive in campagna, a Ekely, e raramente si sposta, man mano scompare dalla scena pubblica, tuttavia continuerà a dipingere incessantemente sino alla fine, nel 1944.

L’urlo, 1895, il pastello dei record

UN ANNIVERSARIO TRA MOSTRE E CELEBRAZIONI

In Norvegia questo 2013 è l’anno di Munch e per celebrarlo è stato messo a punto un denso calendario che si dipana tra mostre d’ogni tipo, approfondimenti, pubblicazioni e itinerari nei luoghi che hanno accompagnato l’esistenza dell’artista (l’intero programma si può scaricare, anche in Italiano, qui). Momento centrale delle celebrazioni sarà tuttavia la mostra che dal due giugno prenderà il via al Museo Nazionale e alla Galleria Munch di Oslo. “Munch 150”, questo il titolo, è l’esposizione, la più ampia mai realizzata dell’opera dell’artista, sarà composta da 250 opere concentrandosi sui temi principali della sua produzione. Arrivando in Italia, da ottobre 2013 e fino ad aprile 2014 la mostra commemorativa di terrà a Genova, dove Palazzo Ducale ospiterà oltre 150 opere del pittore norvegese, tra cui cento dipinti ad olio. Curata dal francese Marc Restellini, – che alle fobie del maestro dedicò nel 2010 la mostra parigina Edvard Munch ou l’Anti-Cri – l’esposizione presenta la produzione del pittore norvegese tra il 1880 e il 1944.

Anche alla Biennale di Venezia, dove nel 1954 le opere di Munch approdarono assieme a quelle dei surrealisti, Munch torna a rappresentare il proprio Paese. “Beware of the Holy Whore: Edvard Munch and the Dillemma of the Emancipation“ (Attenzione alla puttana santa: Edvard Munch e il dilemma dell’emancipazione), il titolo della mostra proposta dalla Norvegia alla Fondazione Bevilacqua La Masa, in piazza San Marco. L’office for Contemporary art della Norvegia affiancherà alle opere del pittore nazionale quelle dell’artista contemporanea Lene Berg. «La mostra ruota attorno all’emancipazione come un problema carico di contraddizioni – tra il regno della libertà e le conseguenze del’ isolamento che spesso accompagnano il perseguimento di una qualitativamente diversa, vita ‘alternativa’ » recita la presentazione. Restiamo in attesa. (a.d)  

Le versioni “alternative” de L’urlo, realizzate dal ministero del Turismo norvegese per i 150 anni di Munch

 

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