Mostre in chiusura, da vedere prima che sia tardi

Un percorso nel Nord Italia tra una serie di mostre in via di chiusura

Ultime settimane per una serie di mostre che, iniziate nella scorsa primavera, si avviano alla chiusura. Si tratta di esposizioni che hanno goduto di un notevole successo di pubblico e di critica, rilevanti per qualità della proposta, ospitate in sedi che, per storia e bellezza, rappresentano un forte valore aggiunto alla visita.

Arte italiana tra le due guerre nell’ esposizione intitolata “Novecento” allestita ai Musei di San Domenico a Forlì. La mostra documenta, attingendo al meglio del meglio, l’arte italiana durante il Ventennio. Con l’arte, l’architettura, la moda, il costume, lo sport e gli altri aspetti della vita e della società dell’epoca. Stupisce il “contenitore”, il grandioso Monastero di San Domenico, recuperato a museo e sede espositiva dopo i bombardamenti che lo avevo ridotto ad una rovina.

 

Chiude il 16 giugno, a Ravenna, al Museo d’Arte della città, una mostra che affascina per il tema e per la qualità delle opere riunite a documentarlo: “Boderline. Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì, dall’Art Brut a Basquiat”. E’ una mostra che “prende” il visitatore, lo intriga, lo porta ad esplorare i lati oscuri della psiche, che qui si dimostrano fertili per l’immaginazione artistica.
E’ stata prorogata sino al 14 luglio invece la grande retrospettiva su Armando Pizzinato declinata “Nel segno dell’uomo” proposta a Pordenone all’interno della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea che proprio a lui è intitolata. La mostra conferma Pizzinato come uno dei grandi artisti europei del secolo appena concluso.

 

Affascinante, oltre che di elevatissima qualità, l’esposizione che propone Rovigo, in Palazzo Roverella: “Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo: la Maison Goupil”. Chi non riuscisse ad ammirarla a Rovigo potrà farlo a Bordeaux dove la mostra sarà riallestita dal prossimo 23 ottobre. Ammirati i capolavori di Boldini, De Nittis, Morelli, Michetti e dei cento artisti che i Goupil “lanciarono” in Europa e nel mondo, in Palazzo Roverella si possono ammirare i non meno importati capolavori patrimonio della Pinacoteca de Concordi.

 

A Milano, alle Gallerie del Credito Valtellinese si può ammirare, sino al 29 giugno, una ampia retrospettiva su Dadamaino (1930 – 2004). La mostra conferma il ruolo assolutamente originale che questa donna seppe ritagliarsi nell’arte italiana del secondo Novecento. Un’epoca vitalissima di fermenti nuovi che Dadamaino interpretò e introdusse, con una forza che pochi altri artisti hanno saputo esprimere. Anche in questo caso, il contesto della mostra, è davvero notevole: si tratta dell’antico Refettorio delle Stelline.

 

 

Novecento mai visto. Opere dalle collezioni bresciane. Da De Chirico a Cattelan e oltre” e della parallela “Novecento mai visto. Capolavori dalla Daimler Art Collection. From Albers to Warhol to (Now)”. Ad ospitarle sino al 30 giugno, a Brescia, è il Monastero di Santa Giulia Museo della Città, contesto che da solo merita non una ma più visite: si passa dalle Domus romane a monumenti (e reperti) che riportano agli splendori dell’età longobarda e oltre, sino al grande Rinascimento.

 

Difficile non farsi affascinare anche dal contesto di un’altra mostra di successo di questa stagione. Il riferimento è alla Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Travesetolo, nel parmense. La Fondazione,sino al 30 giugno, ospita “Delvaux e il Surrealismo. Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray”. La mostra è di quelle che riescono ad accontentare sia i “palati fini” che il pubblico meno avvertito, aspetto non di poco conto. Opere bellissime di un artista affascinante, che rinviano a confronti di grande suggestione.

 

Infine una mostra a Treviso. La mostra è quella dedicata a Carmelo Zotti. E’ un universo intimo di figure, gesti, colloqui, lo spazio racchiuso nella cinquantina di opere di Zotti in mostra a Santa Caterina sino al 30 giugno. Il museo trevigiano, oltre che per la coinvolgente retrospettiva di Zotti, merita una visita per ciò che le sue sale espongono in termini di collezioni museali. Basti citare il celeberrimo ciclo dedicato alle Storie di Sant’Orsola, capolavoro di Tommaso da Modena e dell’arte medievale italiana o la sezione riservata ad una delle glorie trevigiane, Arturo Martini. Usciti ci si immerge nella “città d’acque”, in un ambiente urbano caratterizzato dal Sile e dall’infinito reticolo di canali su cui si specchiano architetture di rara eleganza.

 

(r.v)

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