Mostre imperdibili. Tiziano, percorso attorno a un capolavoro

Tiziano, Venezia e il papa Borgia. Pieve di Cadore – Palazzo Cosmo 29 giugno – 6 ottobre 2013. Una mostra curata da Bernard Aikema, organizzata da Villaggio Globale International, promossa dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore

Più che una mostra il reportage di un’indagine, un’esplorazione approfondita nei processi creativi che stanno “dietro” e “dentro” il dipinto conservato al Museum voor Schone Kunsten di Anversa, un capolavoro, in cui Tiziano dipinge “Il vescovo Jacopo Pesaro e papa Alessandro VI davanti a San Pietro”. Un’opera che dopo i restauri e i conseguenti studi si conosce meglio e che – dopo i ripetuti tentativi compiuti negli anni passati – è prestata in Italia per la prima volta in occasione degli eventi tizianeschi di questa stagione. La mostra offre l’occasione, attraverso una decina di opere di riferimento e di confronto – dipinti, disegni e silografie, gemme e armature, documenti – di riconsiderare lo stile e la datazione del quadro,

Tiziano Vecellio Tobiolo e l’angelo, 1513 - 1516 Olio su tela, 147x172 cm Venezia, Gallerie dell’Accademia © Venezia, Soprintendenza Speciale PSAE e per il Polo Museale della Città di Venezia e dei Comuni della Gronda Lagunare “su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali”

Tiziano Vecellio
Tobiolo e l’angelo, 1513 – 1516
Olio su tela, 147×172 cm
Venezia, Gallerie dell’Accademia
© Venezia, Soprintendenza

oggetto spesso di travisamenti e di svariate ipotesi.

 

Ogni capolavoro di Tiziano è un caso a sè, ha una sua storia, dei suoi riferimenti iconografici, degli obiettivi programmatici; condensa memorie, esplora nuove vie, rivela maturazioni e pensieri in divenire, manifesta gusti, tendenze, volontà ma anche relazioni, incontri, dinamiche politiche e commerciali. E’ il segno di un’epoca e del percorso artistico intrapreso”, si legge nella presentazione . E non è da meno la tela commissionata da Jacopo Pesaro al giovane Vecellio. In passato si credeva fosse la più antica realizzata da Tiziano e si era anche ipotizzato fosse stata dipinta in diverse fasi o, magari, iniziata da Bellini e ultimata da Tiziano. Gli esami eseguiti hanno dimostrato che l’opera è stata prodotta in un’unica soluzione ed è paragonabile, sotto il profilo tecnico e dei materiali, alle opere di Tiziano del 1510 – 1514 circa. Fu eseguita su una fitta tela ad armatura semplice, con il supporto coperto da un sottile strato di gesso sul quale Tiziano ha abbozzato la composizione con il carboncino.

Jacopo Pesaro commissiona a Tiziano l’opera per celebrare e ricordare la sua “vana” vittoria sui Turchi a capo delle galere pontificie, avvenuta nel 1502 con la conquista dell’isola di San Maura. Probabilmente lo decide alcuni anni dopo l’evento. In maniera geniale, Tiziano fonde immagini della tradizione veneziana tratte dalla monete e dai teleri votivi con lo scopo di proiettare Jacopo in un ruolo al di sopra della sua effettiva posizione nella società veneziana, in breve realizza una sorta di ex voto dove la dicotomia visiva tra la rigidità arcaica del Santo e l’atteggiamento più naturalistico di Jacopo e del papa  serve a fondere una sequenza narrativa – la benedizione dello stendardo militare dei Pesaro – con la tradizionale iconografia devozionale. Qui non si commemora la vittoria ma la benedizione, messa in risalto dal drappo d’onore che esalta il rosso vivo della tunica di San Pietro.

Un apparato multimediale aiuta il visitatore a destreggiarsi nella complessa lettura del dipinto, e sulla moltitudine di particolari significativi, come l’elmo, una celata del XV secolo, a fianco di Pesaro che sottolinea la posizione di commissario della flotta papale di Jacopo; e il podio marmoreo su cui troneggia San Pietro, un bassorilievo che è un’invenzione all’antica, per chiarire e commentare il tema principale del dipinto (il trionfo della Chiesa sul Paganesimo) e che dimostra come Tiziano conoscesse bene le immagini che apparivano sulle gemme antiche.   E poi la graziosa fanciulla che il Maestro dipinge con il braccio sinistro alzato e che viene riproposta sotto le spoglie della Sibilla Eritrea in una notevole silografia di Tiziano, il “Trionfo di Cristo”, prestata dal Museo di Bassano del Grappa.

 

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Gli storici pensano che la tela di Anversa fosse un oggetto squisitamente privato collocato nel palazzo di famiglia. Il primo documento che lo cita è un rapido schizzo nel “Taccuino italiano” di Antony van Dyck che nel 1622 aveva trascorso due mesi a Venezia per vedere anche  “cose di Tiziano”. Tra i luoghi visitati dall’artista figura l’abitazione di Daniel Nys un collezionista e mercante fiammingo che potrebbe aver trattato la vendita del quadro a Carlo I d’Inghilterra non molto tempo dopo. Non si conoscono i motivi della vendita, in ogni modo nel 1639 la tela risultava appesa nelle stanze private del re d’Inghilterra nel palazzo di Whitehall. Dopo la decapitazione del sovrano nel 1649, le proprietà personali furono vendute per saldarne i debiti colossali. Messo all’asta a Somerset House, c’è chi ritiene che il dipinto di Tiziano sia stato acquistato dal capo vetraio delle residenze del sovrano, quindi entrato nelle collezioni del duca di Medina di Risecco e ammiraglio di Castiglia. Verrà acquistato a Parigi da Guglielmo I d’Olanda e donato nel 1823 al Museo d’Anversa. (g.m)

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