Mostre imperdibili. Robert Doisneau alla Reggia di Caserta

Robert Doisneau – Paris en liberté | 24 maggio – 23 settembre 2013. Reggia di Caserta, Appartamenti storici

Dopo i successi al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e allo Spazio Oberdan di Milano, arriva, dal 24 maggio al 23 settembre 2013 alla Reggia di Caserta, la grande rassegna antologica dedicata a Robert Doisneau, per iniziativa della Soprintendenza, dell’Atelier Doisneau, della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e di Civita, con il patrocinio della Ville de Paris. Della mostra, sicuramente una delle più belle dell’anno, vi abbiamo ampiamente parlato (qui e qui), non ci ripetiamo, ma lasciamo parlare Doisneau in uno scritto del 1984. Illuminante.  Trovate qualche minuto e leggetelo per intero, ne vale la pena

 

Oggi posso tranquillamente confessare che quella di lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi dell’epoca in cui ho tentato di vivere è stata l’ultima delle mie preoccupazioni. Se mi fossi sistematicamente imposto una missione del genere, avrei accumulato milioni di immagini, ma in cambio di chissà quante giornate senza piacere.No: nella mia condotta non c’è mai stato nulla di premeditato. A mettermi in moto è sempre stata la luce del mattino, mai il ragionamento. D’altronde che c’era di ragionevole nell’essere innamorato di quello che vedevo?”

 

ELOGIO DELLA DISOBBENDIENZA

Ho molto camminato per Parigi, prima sul pavè e poi sull’asfalto, solcando in lungo e in largo per mezzo secolo la città. Un esercizio che non richiede doti fisiche eccezionali. Se Dio vuole Parigi non è Los Angeles e qui la condizione di pedone non è un indizio di miseria. Le poche immagini che, nella corsa del tempo, continuano a restare a galla ammucchiandosi come tappi di sughero nel mulinello di un fiume, sono state scattate durante le ore rubate ai miei vari datori di lavoro.

Disobbedire mi sembra una funzione vitale e devo dire che non me ne sono mai privato. Quando il vecchio delinquente che è in me vede persone serie, quali i conservatori di musei e i bibliotecari, dare tanta importanza a quelle immagini spigolate in circostanze illegali, mi sento pervadere da un delizioso senso di gioia. […]”

 

SCATTI INDIGENI

“[…] i lunghi viaggi mi hanno sempre turbato. Non posso sopportare gli sguardi sprezzanti degli indigeni. Mi vergogno. A Parigi l’indigeno sono io, fuso nella massa. Faccio parte della scenografia: francese medio, statura media, segni particolari: nessuno. Ah, si! La macchina fotografica. Ma ce ne sono talmente tante, e poi io non me la porto con fare ostentato intorno al collo, come un’etichetta.

No: discreto, efficiente, mi confondo nel gregge dei pedoni.

Un giorno, tuttavia, mi sono voluto levare la voglia di vedere la città con gli occhi dei turisti organizzati. Per cui sono salito su uno di quei pullman che sembrano delle balene sonorizzate, deciso a lasciarmi rifilare la tintinnante paccottiglia riservata alla gente che ha fretta.

Nel veicolo ancora fermo sono stato informato che vivevo in una città pericolosa. « Signore e Signori, nel corso delle varie tappe, per motivi di sicurezza vi preghiamo di restare gli uni accanto agli altri. In caso contrario la Direzione declina ogni responsabilità. »

Un avviso che, al momento opportuno, ha prodotto il risultato di confezionare tanti piccoli pacchetti tremolanti nella notte.

Ho quindi visto la ghigliottina in una cantina del Quartiere latino, gli apaches della Bastiglia, la gigolette dalla gonna a spacco arrampicata sulle ginocchia di un membro del consiglio presbiteriale di una cittadina dell’Ohio.

A Montmartre ho visto cadere a terra i reggiseni delle donne di Parigi e infine, dopo le ragazzone coperte di piume degli Champs Élysées, mi sono ritrovato sul marciapiede, completamente stordito dall’organizzazione di piaceri ai quali erano stati tolti quei preamboli che fanno perdere tanto tempo.”

 

IL “RARO LUSSO DELL’IMMOBILITA’”

In una città in cui tutto è in movimento, non è semplice contrastare l’istinto gregario. Bisogna avere il coraggio di piazzarsi in un punto e di restarci immobili: e non per qualche minuto, ma per un’ora buona, magari anche due. Bisogna trasformarsi in una statua senza piedistallo, ed è buffo, in quei casi, vedere fino a che punto si riesca ad attirare i naufraghi del movimento.

« Avrebbe mica un cavatappi? »

« Parla francese? »

« Ha visto per caso un cagnolino bianco con un guinzaglio rosso? »

Rispondo sempre con cortesia squisita, sebbene mi secchi essere disturbato: per vedere bene ci vuole un minimo di concentrazione.

Vedere, a volte, significa costruirsi, con i mezzi a disposizione, un teatrino e aspettare gli attori.

Aspettare chi?

Non lo so, però aspetto.

Io spero sempre, e quando uno ci crede con forza è difficile che qualcuno non finisca per arrivare.

Dopodiché la messa in scena viene improvvisata all’insegna della fugacità. Per essere leggibile, un’immagine deve assumere la forma di uno di quei segni utilizzati fin dalla notte dei tempi dai preti, e solo da poco dalla segnaletica stradale.

Può darsi che tutto questo vi sembri leggermente oscuro.

Si tratta di una deliberata manovra per dimostrarvi quanto possa essere delicata la pratica della fotografia […]”

 

I FANTASMI

Dunque: mi sforzo di variare i miei itinerari per non cadere nel confort dell’abitudine, che porta alla fiacca.

[…] Nelle scenografie che assistono alle sofferenze umane e che mi sembrano cariche di nobiltà, i gesti della vita vengono compiuti con semplicità e i voti di coloro che al mattino si alzano presto sono commoventi.

Ti fanno squagliare di tenerezza.

Viceversa, non provo quasi nessun piacere nel percorrere i quartieri che non hanno mai conosciuto le barricate.

Lì la vita è invisibile, come nascosta per i suoi traffici segreti.

Chiuso all’esterno, penso all’ingenua baronessa Haussmann che diceva con aria affettata: « Che strano! Ogni volta che mio marito compra un edificio, arrivano subito i demolitori! »

Anche oggi si demolisce molto.

Mi rifiuto di piangere sulle rovine.

La bellezza, per commuovere, dev’essere effimera. […]

 

GUARDA LA GALLERIA FOTGRAFICA

 

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