Mostre imperdibili, quei nuovi percorsi alla GAM di Torino

La GAM di Torino propone quattro nuovi percorsi nelle sue collezioni all’insegna di Infinito, Velocità, Natura, Etica…e di “curatori” d’eccezione. Dal 29 marzo

Alla Galleria d’arte moderna di Torino l’esperimento di esporre le opere d’arte a rotazione abbandonando le cronologie e dando vita a nuovi percorsi tematici è partito nel 2009 ed è stato accompagnato da un buon successo di pubblico. D’altronde si tratta di una maniera intelligente e poco dispendiosa di restituire visibilità alle 47mila opere delle collezioni – che proprio quest’anno festeggiano il 150mo anniversario – e portare alla fruibilità lavori “dimenticati”, in breve: è un rinnovarsi costante che crea richiamo al pari (e meglio) di tante mostre temporanee.

Come nei due precedenti allestimenti, nel 2009 e nel 2011, la GAM ha chiamato a raccolta personaggi di spicco del panorama italiano ma non direttamente legati al mondo dell’arte ed ha chiesto loro un punto di vista, un tema, uno spunto “altro” sul quale innestare i nuovi percorsi. Si tratta di un docente di Estetica come Federico Vercellone; del presidente della FIAT John Elkann; della scrittrice e giornalista Luciana Castellina e dell’archistar Massimiliano Fuksas.

 

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L’INFINITO (FEDERIO VERCELLONE)

L’infinito si dice in molti modi. È l’immensità degli spazi celesti, è l’infinito della serie numerica, quello dell’amore, e ce ne sono ancora molti altri”…

E l’infinito nell’immaginario romantico sono paesaggi che richiamano la categoria del sublime, con scenari maestosi e drammatici come Il diradarsi di un temporale di Giuseppe Camino; o l’orizzonte lontano di Pellizza da Volpedo ne Lo Specchio della Vita. Si passa poi dal blu di Yves Klein, colore dell’assoluto, al bianco di Piero Manzoni considerato dall’artista un non-colore dunque un nulla che lambisce l’idea di infinito, fino ai tagli e i buchi di Lucio Fontana, emblemi stessi dell’infinito con il loro spingere l’immaginazione verso quell’indefinibile “altrove” che sta oltre la tela. Nell’infinito riflettere l’immagine si collocano le celebri superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto, cui è dedicata una sala ma esiste anche un infinito nell’immaginazione e nel sogno che troviamo nei maestosi paesaggi di Anselm Kiefer.

 

image003LA VELOCITA’ (JOHN ELKANN)

Il rapporto tra l’uomo e la velocità è un tema moderno e al contempo assai antico”. La velocità “condiziona l’agire e il pensare, segue un ritmo così rapido da superare la natura, tendendo all’infinito”, spiega il presidente della FIAT nel motivare le sue scelte.

Il percorso parte con le pennellate rapide dello “scapigliato” Tranquillo Cremona approda al segno rapido e moderno di Hans Hartung e Karel Appel e giunge al racconto  della velocità nel Disastro automobilistico di Andy Warhol e nella grande ruota di sedie di Marc Andrè Robinson. Velocità come ritmo nelle opere di Giuseppe Capogrossi e di Carla Accardi e poi l’omaggio al Futurismo, il movimento che fece della velocità la base del proprio manifesto rappresentato da Giacomo Balla e Umberto Boccioni e a chiudere la sezione, ecco l’automobile nella monumentale Rajo Jack di Salvatore Scarpitta.

 

L’ETICA (MASSIMILIANO FUKSAS)

Se nelle opere dell’Ottocento il tema etico è la contrapposizione tra bene e male nel momento in cui il percorso giunge al ‘900 l’etica è essanzialmente legata all’architettura e all’ambiente. E allora ecco le sculture in cemento armato di Giuseppe Uncini che sembrano voler denunciare l’accanimento dell’uomo sul territorio; e le riflessioni sul paesaggio urbano nell’opera di Mario Sironi e in quella di Marco Tirelli, che delinea con linee essenziali un fitto panorama fatto di verticali e orizzontali. Più ottimista Nicola de Maria che con il suo Regno dei fiori musicale, Universo senza bombe inonda il percorso di colore e musica, per poi smorzarsi più avanti con le inquietanti installazioni di Christian Boltanski. Si prosegue con i capolavori di Amedeo Modigliani e Antonio Canova, accanto a una recente acquisizione di Marina Abramović. Si attraversano quindi stanze nelle quali sono esposte opere che fanno riferimento all’etica della storia (Marino Marini e Luigi Mainolfi) fino a giungere alla sala dedicata alle opere di Felice Casorati. Si conclude con l’etica religiosa rappresentata da opere di Innocenzo Spinazzi, Scipione ed Hermann Nitsch.image010

 

LA NATURA (LUCIANA CASTELLINA)

La natura è un concetto “sovrabbondante e metafisico: nella natura noi ci siamo dentro, ma non proprio. E da millenni si discute di dove siamo in rapporto a lei”.

Natura come cornice nostalgica, romantica e letteraria nelle opere ottocentesche di Antonio Fontanesi, prologo di una sezione che prosegue con gli elementi naturali essenziali (aria, acqua, terra e fuoco) dell’Elogio del fuoco di Eduardo Chillida e della fiamma-fiore di José Maria Sicilia e le nature morte di Filippo de Pisis e Mario Mafai. Un approdo dell’arte è l’uso di materiali naturali ed organici nella realizzazione delle opere, come – in maniera diversa – hanno fatto Alberto Burri e Medardo Rosso, e più ancora gli artisti dell’Arte Povera, rappresentati nella sala successiva con i lavori di Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio la cui riflessione ci parla delle trasformazioni della natura.  La natura contro l’artificio nell’arte di Fortunato Depero, Alberto Savinio e Fernand Leger e nelle opere più recenti, come le sculture in poliuretano di Piero Gilardi e il recente acquisto del museo: Doppelpilzvitrine (vetrina con funghi doppi) di Carsten Höller. Natura come divinità femminile e primordiale nell’imponente scultura di Arturo Martini, e inafferrabile suggestione informale nei paesaggi di Renato Birolli e Ennio Morlotti. A chiudere il percorso è la Natura morta con salame di Giorgio De Chirico, opera metafisica a confronto con lo scenario barocco e “carnale” delle 4 tavole imbandite di Sissi, anche queste recenti acquisizioni del museo. (g.m)

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