Mostre imperdibili. Paul Delvaux e i surrealisti, alla Magnani Rocca

Delvaux e il Surrealismo. Un enigma tra De Chirico, Magritte, Ernst, Man Ray. Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) – dal 23 marzo al 30 giugno 2013. Una mostra a cura di Stefano Roffi

Perfezione classica e atmosfere inquietanti, talvolta erotiche, troppo, e tanto da destare scandalo come quella mostra a Ostenda che nel 1962 consacra Paul Delvaux sul piano internazionale ma è vietata ai minori di diciotto anni e prima,  alla Biennale di Venezia del 1954, nella quale il futuro papa Giovanni XXIII, allora patriarca, proibisce ai preti la visione di una pittura che avrebbe potuto turbarli.
Delvaux (1897 – 1994), il più importante artista belga del XX secolo assieme a Renè Magritte ha in questi uno dei suoi mentori, l’altro è il metafisico Giorgio De Chirico e dice: “Cercavo negli altri l’alimento che mi permettesse di scoprire me stesso. Perciò ho fatto pittura espressionista. Ho fatto pittura come quella di Ensor. C’era qualcos’altro che volevo trovare: fu allora che scoprii Giorgio de Chirico, e fu lui, d’un tratto, a mettermi sulla strada giusta“.

E guai a etichettare questo affabulatore dell’inconscio come surrealista, al di là di ogni apparenza lui ne negava l’appartenenza definendosi piuttosto “realista poetico”. Tuttavia la mostra della fondazione Magnani Rocca in un percorso di circa 80 opere s’accentra proprio sul confronto con i lavori di accertati surrealisti: Magritte, Max Ernst, Man Ray, ed evidentemente De Chirico. Compagni di viaggio di Delvaux in quella “Exposition Internationale du Surréalisme” che si tenne nel 1938 a Parigi.

 

Ma è quattro anni prima, nel 1934, che la pittura di Delvaux assume la sua connotazione definitiva e la sua personalissima dimensione onirica, esito della fusione dello spazio metafisico di De Chirico con il senso di spaesamento di Magritte. E in un tempo senza tempo dove elementi classici e modernità convivono, il corpo femminile nella sua nudità assurge a emblema d’ogni mistero “donne che diventano creature arcane, vestali di uno sconfinamento tra il sogno e la mitologia, icone immote dai grandi occhi sgranati sul vuoto, che ricordano i nudi dal cupo sguardo introflesso di Modigliani; una sorta di sensualità ‘congelata’ le rende simili ad automi-femmina creati e programmati da un misterioso demiurgo per destini non rivelati”. Ma un altro personaggio riveste altrettanta importanza nel mondo dipinto di Delvaux, ed è lo scheletro, uno specchio sul vuoto che è assolutamente partecipe del mondo dei vivi e di scene religiose come crocifissioni o sepolture. Un mondo che sembra destinato a restare in sospeso in eterno, in balia dell’enigma poetico di questo architetto che s’inventa un universo strano e straniante e pure apparentemente normale, al limite della tranquillità.  www.magnanirocca.it (a.d)

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