Mostre imperdibili: la seduzione degli Etruschi, a Cortona

Seduzione Etrusca. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum. Cortona, Palazzo Casali
21 marzo > 31 luglio 2014. Una mostra curata da Paolo Bruschetti, Bruno Gialluca, Paolo Giulierini, Suzanne Reynolds, Judith Swaddeling

Un legame antico quello tra Cortona e il popolo anglosassone, un legame plurisecolare ma tenuto vivo dai tanti inglesi che in questo angolo d’Italia, là dove la Toscana esprime uno dei suoi gioielli più preziosi, hanno trovato in anni anche recenti casa e relax. Inglesi anche come straordinari diffusori della civiltà etrusca nel mondo, in virtù di una passione per l’archeologia, il mistero, la bellezza che l’antica popolazione italica risvegliava nei viaggiatori del Grand Tour. E mentre i musei inglesi (British Museum in testa ma non solo) sin dal XIX secolo andavano a colmarsi di reperti, gli studiosi almanaccavano su miti, origini, vita e morte di questo vivissimo popolo delle necropoli. E’ questa passione, e con essa la straordinaria ricchezza di reperti del territorio cortonese, che la mostra, allestita mentre anche la Francia attraverso due esposizioni non meno intriganti scopre il fascino etrusco, racconta. Un percorso fatto di reperti antichi e documenti, a testimoniare non solo le straordinarie capacità degli etruschi ma il potente immaginario che la loro riscoperta archeologica ha stimolato. Ecco allora tra dipinti, disegni, reperti archeologici, documenti e oggetti, la ricostruzione della nascita dell’etruscologia moderna nel XVIII secolo. Un percorso reso possibile da molti prestiti eccezionali (anche per la prima volta in Italia dal British Museum e dalla residenza di Holkham Hall) in una girandola di fatti e personaggi senza i quali non v’è racconto esauriente.

 

La passione per l’antico e per gli Etruschi nel mondo anglosassone e la moda del Grand Tour; un giovane rampollo dell’aristocrazia inglese Lord Thomas Coke, appassionato di Tito Livio, costruttore di Holkham Hall e dal 1744 I° conte di Leicester; il manoscritto Dempster scritto in latino quasi un secolo prima e rinvenuto fortuitamente presso un antiquario fiorentino nel 1719; la corte dei Medici impegnata a rinnovare il mito delle sue origini; le prime campagne di scavo e l’eco delle grandi scoperte etrusche; un’impresa editoriale durata sette anni e la figura di Filippo Buonarroti, erudito, archeologo dilettante, collezionista e ministro ducale: nasce in questo clima effervescente l’etruscologia, lo studio e la moda per gli Etruschi che infiamma l’Europa a partire dal XVIII secolo; con i loro misteri, la loro arte, i tesori ancora nascosti nelle viscere della terra, nel cuore dell’Italia.

La miccia che la farà esplodere è la pubblicazione a Firenze, finanziata proprio da Lord Coke, del De Etruria Regali libri VII di Thomas Dempster. Siamo nel 1726 e sarà il primo libro a stampa completato da un corredo iconografico delle principali opere etrusche in Italia”. Una monumentale stori degli Etruschi fatta realizzare un secolo prima dal granduca Cosimo II de’ Medici. E sarà un inglese, Lord Thomas Coke futuro I° Conte di Leicester, a finanziare la pubblicazione a stampa del manoscritto Dempster, rimasto inedito per oltre un secolo. Il volume uscirà a Firenze presso le stamperie medicee nel 1726 in due volumi e con la revisione del testo di Dempster diretta da Filippo Buonarroti – allora massimo esperto di antichità etrusche e ministro ducale. E’ uno dei pezzi forti della mostra.

 

L’anno successivo alla pubblicazione a Cortona nasce la prima Accademia di studi etruschi in Europa – l’Accademia Etrusca di Cortona – alla quale si iscriveranno i maggiori intellettuali del tempo, da Montesquieu a Voltaire, e moltissimi inglesi.

 

LA MOSTRA

 

Per la prima volta al pubblico alcuni “capolavori simbolo” dell’antico popolo – come il bronzo dell’Arringatore, dal museo archologico di Firenze e il “Putto Graziani” – accanto ai disegni originali del De Etruria e una serie di meraviglie etrusche confluite nelle raccolte del British Museum in tre secoli di collezionismo, contese e acquisizioni: solo oltre quaranta le opere prestate dal grande museo londinese.

 

Dopo un tuffo nel clima del Grand Tour settecentesco, la mostra ripercorre attraverso documenti originali, riproduzioni, disegni, stampe la figura di Coke cultore dell’antico e i suoi soggiorni in Italia, quindi, nel percorso allestito dall’architetto Andrea Mandara a Palazzo Casali, volumi e immagini a ricordare la figura di Filippo Buonarroti, altra personalità chiave della vicenda; e le opere etrusche di Casa Buonarroti.

La mostra è anche occasione di ritrovare alcuni capolavori d’arte, dal già citato Arringatore al calco della Chimera di Arezzo; e il famoso specchio inciso noto come “Patera cospiana” custodito dal Museo archeologico civico di Bologna; quindi quella statuetta di bimbo – il “Putto Graziani” – che è tra i pezzi più noti delle collezioni vaticane; e una delle “Urne dal Sepolcro di Tite Vesi” concesse dal Museo di Perugia; ecc.

Dalla ricchissima collezione del British giungono invece a Cortona eccezionalmente una quarantina di opere selezionate privilegiando la provenienza dall’Etruria centrale: da Prato, dal lago degli Idoli del Falterona, da Arezzo, Perugia, Cortona, Chiusi, Orvieto, Sartiano, Bolsena e Vulci. Opere in gran parte mai prestate prima dal prestigioso museo inglese. Satuette votive di pregevolissima fattura, urne, bronzi, ceramiche, gioielli, steli votive lontane dalla terra d’origine da centinaia di anni offriranno una carrellata di testimonianze eccellenti della cultura etrusca: basti pensare alla famosissima statuetta dell’ “Offerente” rinvenuta nel 1735 a Pizzidimonte vicino alla riemersa città etrusca di Gonfienti o all’importante “Testa bronzea a grandezza naturale” scoperta in un’isola del lago di Bolsena nel 1776. Da marzo a Cortona in questa spettacolare mostra (www.cortonamaec.org ) (g.m)

 

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