Mostre imperdibili: Andy Warhol, una storia americana nell’autunno di Palazzo Blu

Andy Warhol protagonista della mostra autunnale di Blu | Palazzo d’arte e cultura di Pisa
Dall’11 ottobre 2013 al 1° febbraio 2014 oltre centocinquanta opere, provenienti dall’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, e da numerose collezioni americane ed europee, ripercorreranno il percorso creativo dell’artista che ha cambiato il corso dell’arte del XX secolo. “Andy Warhol. Una Storia Americana” è curata da Walter Guadagnini e Claudia Beltramo Ceppi,

In virtù della sua immensa produzione “industriale” Andy Warhol è probabilmente l’artista del quale ogni anno troviamo più mostre al mondo. Anche in Italia non mancano mai eventi espositivi che sul genio della Pop art montano percorsi più o meno interessanti, più o meno costellati di capolavori, e non sempre il loro valore culturale è adeguato a tanto nome. La mostra di Pisa, al contrario, promette un’immersione esaustiva nel mondo di Warhol, nelle sue tematiche, nella sua poetica nelle sue scelte anche tecniche.  Un percorso che si dipana attraverso 150 opere in arrivo da istituzioni importanti come l’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, che custodisce una larga parte dl suo lascito, e grazie al supporto di alcune storiche collezioni, come quelle delle gallerie Sonnabend, Feldman, Goodmann di New York, di musei europei come il Museo d’arte moderna e contemporanea Berardo di Lisbona, il Museo d’arte moderna di Nizza, l’Albertina e il Mumok di Vienna, oltre ad alcuni capolavori da raccolte pubbliche e private italiane, come la Collezione Lucio Amelio o la Collezione Unicredit.

 

In questo modo l’istituzione del Lungarno prosegue l’indagine nell’arte del Novecento che negli utlimi quattro anni, con grande successo ha portato a Pisa le esposizioni dedicate a Chagall, a Mirò, a Picasso e a Kandinsky. E dopo aver raccolto oltre 300.000 visitatori, la mostra di Warhol, che idealmente completa il percorso temporale, dovrebbe incrementare notevolmente questo già lusinghiero numero.

E se Warhol che ha dipinto le icone del suo tempo è diventato esso stesso la più emblematica icona del mutamento storico e culturale della seconda metà del Novecento, questo lo dobbiamo anche a quelle semplicissime quanto potenti rappresentazioni del mondo dei consumi come i Brillo Box, o le Campbell Soup . le ritroveremo in mostra, assieme alle grandi tele dedicate ai Most Wanted Men e alle Electric Chair – a sottolineare l’incubo della violenza che colpirà drammaticamente l’artista che ha fatto in alcuni periodi del tema della morte uno dei capisaldi del suo lavoro; e poi i ritratti di altre icone, come l’immancabile Marylin Monroe, e Liz Taylor, ma anche Mao e Richard Nixonper trasformare l’immagine in icona universale eterna, con l’approdo a una ricerca più dentro l’arte e la storia della pittura con esiti vicini all’astrazione”.

gomorraNon mancheranno alcune tele di grande formato come Miths, Dollar, Skull, e i rarissimi portfolio dedicati a Marylin Monroe e alle zuppe Campbell, e ad alcune serie che renderanno visibile la sua evoluzione stilistica, a partire dalla fotografia poi al disegno e infine all’opera su tela, come nel caso di Knives (coltelli), divenuto ancora più nota negli ultimi anni come immagine di copertina di Gomorra, il bestseller di Roberto Saviano. Perché “Osservare l’America attraverso Warhol significa guardare negli occhi gli eventi che sconvolgono la cronaca e la storia – scrivono i curatori – : dalla serie dedicata ai Most Wanted Men a Gun, da Knives alla serie di sedie elettriche, fino alle immagini dell’assassinio di John Kennedy. «Il pop viene dall’esterno», scrive l’artista, re-incornicia, filtra, scompone e rimonta le immagini mediatiche sotto gli occhi di tutti, vi pone sopra una patina estetizzante, che allo stesso tempo vela e rivela tratti non immediatamente percepibili”.

Perché ancora una mostra su Warhol? Perché racconta un pezzo di storia americana, perché “molto più di una semplice testimonianza storica, le icone del genio di Pittsburgh sono il “corpo del reato” dell’ascesa della più grande potenza economica e culturale del Novecento. – sottolineano Walter Guadagnini e Claudia Beltramo Ceppi – Tornare a osservarle, in questo momento, significa tornare a riflettere su quell’ideologia della felicità che caratterizza l’american way of life e che tanto ha influenzato il mondo occidentale. Significa fare i conti con il principio di democratizzazione dell’esistenza insito nel sistema americano e con i suoi limiti. Significa infine riflettere e tornare a riflettere sul ruolo delle immagini, le belle immagini, che oggi, più che mai, definiscono l’alveo di senso nel quale in carne ed ossa viviamo”. (www.palazzoblu.org ) (a.d)

 

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