Monuments Men: il film, la realtà e la mostra del Met

Monuments Men, il film diretto da George Clooney sugli uomini che salvarono le opere d’arte europee durante la Seconda Guerra Mondiale passerà domani alla Berlinale, […]

Monuments Men, il film diretto da George Clooney sugli uomini che salvarono le opere d’arte europee durante la Seconda Guerra Mondiale passerà domani alla Berlinale, mentre in Italia, dopo un’anteprima lunedì a Pioltello (Milano) con tanto di protagonisti in parata: Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin (tutti ospiti nella villa di Clooney sul lago di Como), lo troveremo in sala giovedì 13 febbraio. La critica USA non è stata troppo generosa con Clooney (Forbes definisce mediocre il film), ma è innegabile che la storia di un manipolo di intellettuali che nel pieno del conflitto bellico si trasformarono in soldati per amore del patrimonio culturale è intrigante. Storia ben raccontata dal filantropo Robert Edsel nel libro omonimo edito in Italia da Sperling & Kupfer ed al quale è  ispirato il film. Fil sul quale torneremo nei prossimi giorni, per il momento ci soffermiamo su un’altra iniziativa che gli è legata, e messa in essere dal Metropolitan Museum di New York, il cui ex direttore James J. Rorimer,  fu proprio in quel manipolo di uomini.

 

Un po’ di storia (QUI TROVATE LA VERSIONE LUNGA)

 

Il gruppo conosciuto come “Monuments Men” fu fondato nel 1943 sotto le sezioni Civil Affairs and Military Government degli eserciti alleati, come parte di uno sforzo concertato per proteggere le opere d’arte, gli archivi e i monumenti di importanza storica e culturale mentre gli alleati avanzavano in tutta Europa. Erano in 345 volontari, uomini e donne, in rappresentanza di 13 nazioni. Tra le loro curatori di musei e storici dell’arte, ed altri con formazione specialistica o un’esperienza professionale mirata che permise loro di identificare  le opere d’arte soggette al trasferimento forzato o danneggiate dalle azioni di guerra. Andarono anche a rovistare tra le macerie dell’Abbazia di Montecassino, dopo lo sciagurato bombardamento alleato del ’44.  Nell’ultimo anno di guerra rintracciarono, trovarono, e negli anni che seguirono restituirono più di cinque milioni di oggetti artistici e culturali trafugati da Hitler e dai nazisti. Il loro ruolo nel preservare i tesori culturali fu senza precedenti .

 

I tedeschi trasportano un capolavoro di Botticelli dagli Uffizi (Photo Credit: National Gallery of Art in Washington, D.C. / Public Domain)

I tedeschi trasportano un capolavoro di Botticelli dagli Uffizi (Photo Credit: National Gallery of Art in Washington, D.C. / Public Domain)

Monte_Cassino

Monte Cassino, 27 maggio 1944 (Photo credit: National Archives and Records Administration, College Park, MD)

I Monuments Men rimasero in Europa per sei anni dopo la conclusione del conflitto per supervisionare alla complicata restituzione  delle opere d’arte rubate. Durante questo periodo giocarono un ruolo anche nel ricostruire la vita culturale nei paesi devastati, organizzando mostre d’arte temporanee e concerti musicali . Al ritorno a casa, molti di essi presero posto alla guida di alcuni delle più grandi istituzioni culturali ed educative degli Stati Uniti. Sono diventati direttori e curatori di fama mondiale in musei come il Metropolitan, il MOMA , la National Gallery of Art, il Cleveland Museum of Art , il Museo d’Arte di Toledo , il Nelson- Atkins of Art e molti altri.

 

I MONUMENTS MEN AL METROPOLITAN

Oltre al direttore James J. Rorimer (1905-1966), uno specialista di arte medievale, tra il personale del Met figuravano diversi Monuments Men, come Harry DM Grier (1914-1972), già direttore della Collezione Frick, Theodore Heinrich ( 1910-1981 ), Theodore Rousseau (1912-1973), che divenne vice direttore e capo curatore di arte europea e Edith Standen (1905-1998), una curatrice. Per rendere omaggio a queste figure, il Metropolitan oltre ad aver realizzato una pubblicazione, ha realizzato una mostra ed un percorso tra le opere della collezione museale legate all’opera dei Monuments Men.

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Sulle tracce dei Monuments Men: tracce dagli archivi del Museo Metropolitan è una mostra che fino al 13 marzo si concentra sui contributi di guerra di James J. Rorimer e sul lavoro dei Monumenti Men. Tra documenti, lettere fotografie di guerra, schede e immagini di opere si ricostruiscono vere e proprie memorie di sopravvivenza. Tra le chicche una copia datata al maggio 1944 dell’ordine impartito dal generale Dwight D. Eisenhower, che autorizza i Monuments Men. Ad affiancare l’esposizione è l’itinerario “I Monuments Men al Met : Tesori Salvati Durante la Seconda Guerra Mondiale”  attraverso il quale i visitatori del Metropolitan Museum sia online sia di persona possono scoprire undici opere selezionate che sono state salvate e restituite ai legittimi proprietari. Queste opere d’ arte sono ora parte della collezione del Met. Ad accompagnare il percorso stralci di scritti di James J. Rorimer e do altri Monumenta Men. Si può trovare tutto online all’indirizzo : http://www.metmuseum.org/visit/itineraries/monuments-men . (a.d)

PARIGI - 12 settembre 1944: James Rorimer (a destra) e il direttore dell'Ecole du Louvre Robert Rey, stanno davanti la parete vuota dove Monna Lisa (La Gioconda), era appesa prima della sua evacuazione precauzionale dal Louvre nel 1939. (Photo credit: National Archives and Records Administration, College Park, MD)

PARIGI – 12 settembre 1944: James Rorimer (a destra) e il direttore dell’Ecole du Louvre Robert Rey, stanno davanti la parete vuota dove Monna Lisa (La Gioconda), era appesa prima della sua evacuazione precauzionale dal Louvre nel 1939. (Photo credit: National Archives and Records Administration, College Park, MD)

 

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