Monna Lisa, gli altri e i casi da CSI

Da Monna Lisa, a van Gogh, passando per Carvaggio e Shakespeare, si prova a riscrivere la storia degli artisti andando a caccia di nuove prove… tutto lecito?

Perché la storia dell’arte sia piena di gossip, anche tragici, e perché questi a distanza di tempo, a volte secoli continuino a destare l’interesse spasmodico delle persone, è mistero che appartiene al lato oscuro della mitologia. Dove con tanti viventi pronti ad ammettere qualsiasi cosa pur di finire sui giornali, si vanno a scomodare sistematicamente i morti. Forse perché questi non possono replicare, o perché certi miti sono talmente indiscussi che la ricerca di nuovi dettagli sulla loro vita o meglio ancora, sulla loro morte, se nulla aggiungerà alla carriera del defunto, certo farà un gran bene al marketing.

In questo senso gli inglesi andrebbero premiati per la fantasia. Qualche anno fa, un gruppo di archeologi si mise a frugare nel sottosuolo dell’ultima casa di Sahkespeare alla ricerca di residui organici che potessero “raccontare” qualcosa sugli usi alimentari del più grande poeta d’ogni tempo. Francamente non sappiamo come sia finita. Una ricerca fondata unicamente su documenti e testimonianze è invece quella che ha portato qualche anno orsono i vincitori del premio Pulitzer Steven Naifeh e Gregory White Smith ad affermare che Vincent van Gogh non fosse morto suicida – come vuole la biografia ufficiale – ma che fosse stato ucciso in maniera del tutto fortuita da un gruppo di ragazzini che giocava con una pistola. A smentirli, proprio nei giorni scorsi, Louis van Tilborgh e Teio Meendendorp, esperti ricercatori del museo van Gogh di Amsterdam che hanno concluso, dopo lunghe indagini, che il concatenamento di eventi che suggerisce il suicidio “è eminentemente difendibile, sia psicologicamente sia storicamente“.

Poco difendibile, al contrario, è il sondaggio invasivo effettuato dietro gli affreschi vasariani del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, dove vanamente si sono cercate le tracce dell’affresco perduto di Leonardo, quella Battaglia di Anghiari che s’è rivelata alfine battaglia persa, anche per quei politici che l’avevano sostenuta.

Molto peggio hanno fatto però quegli antropologi che guidati da Silvano Vinceti, nel 2010, sono andati a scavare a Porto Ercole alla ricerca dei resti del povero Caravaggio, che lì morì solo e disperato. E scava scava un mucchietto di ossa lo hanno pure trovato. Di un anno fa l’annuncio del Comune di voler realizzare in loco un mausoleo . I dubbi restano, e Caravaggio, ovunque sia, sarà arrabbiato nero, considerando il carattere che si ritrovava.   Vinceti, responsabile del Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali è anche l’artefice di quella ricerca nel sottosuolo dell’ex convento di Sant’Orsola, a Firenze, dei resti di Lisa Gherardini, la presunta Gioconda sulla cui vicenda proprio in questi giorni si sono accesi nuovamente i riflettori, essendo stati ritrovati all’interno della Basilica della Santissima Annunziata i presunti resti del figlio, Piero. Ritrovamento, che, roba del miglior episodio di CSI permetterà di mettere a confronto il dna del figlio della Monna Lisa con i resti rinvenuti a Sant’Orsola, resti che l’università di Bologna aveva definito “compatibili” con l’età della morte di Lisa del Giocondo. “Se dall’incrocio dei dati dovesse emergere una corrispondenza, vorrà dire che abbiamo individuato il figlio Piero e anche la madre Lisa – ha spiegato Vinceti – Se ciò avverrà, e sarebbe un vero colpo di fortuna, potremmo completare la seconda e più affascinante parte della ricerca: la ricostruzione del volto della prima modella a cui Leonardo si è ispirato per dipingere la Gioconda”. Tutto questo con somma gioia della Provincia di Firenze, che ha lanciato la notizia nella prima pagina del sito ufficiale.

 

Parole di buon senso le pronuncia lo storico dell’ arte Claudio Strinati, direttore generale del MiBac: “Mi sfugge completamente questa utilità […]Non è nemmeno certo che questa ragazza fosse la modella del dipinto fiorentino di Leonardo. E anche se le ossa fossero sue, cosa cambierebbe? Dovrebbe essere studiata l’immagine, senza lasciarsi influenzare da gossip che nulla aggiungono al valore artistico di una delle opere più rappresentative del suo tempo. Credo che questa ricerca incoraggi la curiosità, il feticcio della Gioconda, un assurdo dal punto di vista della storia dell’arte “.

Vincenti si è difeso appellandosi all’importanza di risolvere il mistero: “I più grandi storici del mondo hanno trascorso decenni fare ipotesi su questo dipinto”, ha detto e intanto ha annunciato l’intenzione di ricostruire il volto di Napoleone. Naturalmente, dopo l’esumazione dei suoi resti. Solo un anno fa aveva detto di voler riesumare la salma di Garibaldi . Perché non la ricerca delle piume dell’arcangelo Gabriele? (a.d)

 

 

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