Milano, museo aperto. Parola di Francesco Bonami

Oggi l’assessore alla Cultura del Comune di Milano presenterà il calendario mostre 2012, è noto che Stefano Boeri ha incaricato il critico Francesco Bonami (90 […]

Oggi l’assessore alla Cultura del Comune di Milano presenterà il calendario mostre 2012, è noto che Stefano Boeri ha incaricato il critico Francesco Bonami (90 mostre firmate tra cui una Biennale) di curare la programmazione relativa all’arte contemporanea. Intervistato dal Corriere della Sera, Bonami – che come tutti i critici di rilievo, nel mondo dell’arte è amato e odiato allo stesso modo – ha illustrato le sue linee guida.

Allargare la prospettiva dell’arte contemporanea” sconfinando oltre le arti visive è uno dei punti centrali, Bonami promette di ampliare l’azione a documentari, sociologia, fumetti, antropologia, videogame, pubblicità… perché ormai l’arte abbraccia campi più vasti“. E Milano “deve diventare un museo aperto, diffuso. Ma serve una programmazione almeno triennale“. L’idea condivisa con Boeri è creare un’identità coesa coordinando spazi che, pur avendo identità diverse sono complementari: Palazzo Reale, Pac, il nuovo museo delle Culture di David Chipperfield all’Ansaldo, la Fabbrica del Vapore. un modello da prendere in esame è la mostra The Human family, del 1955 al MoMa New York “Con quasi due milioni di fotografie raccontava la famiglia degli esseri umani dalla nascita alla morte. La formula va reinterpretata. Allargandola ad altri mezzi di espressione“.

Ampliando il discorso al sistema dell’arte italiana, sono tre le criticità che Bonami (che vive a New York) identifica sulle altre, e non manca di fare nomi e cognomi: la presenza di mostre civetta “Come quelle di Marco Goldin […] usano nel titolo grandi nomi di richiamo anche se poi ci sono opere minori”. Secondo punto, troppi funzionari dei musei “inadeguati dal punto di vista delle capacità di programmazione. Artistica non amministrativa“. E terzo punto “la notorietà (che) batte la competenza. Il presenziassimo in tv vale più del merito. Ovviamente mi riferisco a Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio. Non metto in discussione il loro appeal televisivo e magari divulgativo. Discuto che ne derivi in automatico un presunto valore curatoriale“. Di contro per Bonami, il sistema Italia ha dei punti di forza sui quali fare leva. “Strutture snelle e veloci come la Biennale di Venezia”, capaci di muoversi con rapidità utilizzando budget “normali”. Spazi storici invidiabili, come il castello di Rivoli; terzo importantissime collezioni private di arte contemporanea.

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