Metropolitan Museum. Le nuove gallerie dei dipinti europei, più belle che mai

Il Metropolitan Museum di New York s’è allargato. Le nuove gallerie di pittura europea (1250 – 1800) hanno aperto al pubblico restaurate, ampliate e con una nuova e più ordinata “geografia”

Sotto lo sguardo severo e un po’ lascivo dell’ospite d’onore, il Duca d’Este Francesco I di Velazquez, giunto da Modena come aristocratico testimonial dell’anno della cultura italiana negli Stati Uniti, il Metropolitan Museum ha inaugurato l’altro giorno le nuove gallerie dei dipinti europei. Per molti la vera “ragion d’essere” del museo newyorchese, certo una delle collezioni più importanti del mondo la cui ultima reinstallazione risale a 40 anni fa, quando si dispose di ordinare le opere secondo un percorso cronologico che da Giotto approdava a

Duccio_Di_Buoninsegna_-_Madonna_col_Bambino

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Picasso. In mostra, peraltro c’era solo una piccola parte dell’enorme collezione europea del Met, circa 450 opere delle 2200 catalogate; oggi se ne possono ammirare più di 750 suddivise in 45 gallerie messe completamente a nuovo (nuovi pavimenti, nuove vernici, nuovi impianti). Le star della pinacoteca ci sono tutte, ma la nuova disposizione può essere davvero rivelatrice. “La vecchia disposizione era  eccentrica. – ironizza il NYT –  Per arrivare dalla Bruges del XV secolo di Jan van Eyck all’Amsteram del XVII di Rembrandt si doveva passare attraverso l’Italia. L’Italia pervadeva tutta la mappa. A giudicare dalle loro posizioni nel Met, si potrebbe pensare che il Caravaggio e il Tiepolo provenissero dagli estremi opposti dell’Europa. Per tracciare un percorso storico coerente, le audio guide erano inutili; avevi bisogno del GPS”.

Ora non più. Il percorso segue infatti un indirizzo sia cronologico sia geografico. La pittura italiana percorre due direttrici. Per la Francia un percorso unitario, come per la Spagna, e tutti i blocchi nazionali sono interrotti da esposizioni tematiche. “Ma ciò che rende la reinstallazione più stimolante è una caratteristica sottile, quella che si potrebbe chiamare l’arma segreta di un curatore: il potere di collocamento. – apprendiamo dal NYT –  Keith Christiansen, presidente del dipartimento europeo dipinti, ha brillantemente orchestrato la collezione come un gioco di prospettive drammatiche, formazioni di immagini – viste intorno agli angoli o sulle distanze – che balzano avanti nel tempo e ci immergono in strati strutturati della cultura europea.

Un semplice esempio: state in piedi appena fuori l’ingresso delle nuove gallerie del nord europeo e guardate dritto. Vedrete, centrato nella prima sala, dittico de “La Crocifissione” e del “Giudizio Universale”, datato intorno al 1435-1440 di Van Eyck. Poi guardate a destra, verso le sale del Rinascimento italiano, e troverete un’altra immagine fondante, la “Madonna col Bambino” di Duccio di Buoninsegna, dipinta a tempera e oro all’incirca un secolo prima che l’opera di van Eyck. Entrambi i pezzi sono compatti, probabilmente fatti per altari domestici. Ma illustrano la stessa storia spirituale: gli occhi tristi della giovane madre di Duccio che contempla il suo bambino sarà alla fine il dolore della donna di van Eyck accartocciata sotto una croce. Create in tempi diversi, in luoghi diversi, in stili e mezzi diversi, queste due immagini sono le radici di quasi tutto ciò che si trova oltre.

 

La raccolta di pittura europea del Metropolitan Museum comprende immagini che sono diventate veri e propri punti di riferimento nella storia dell’arte. Quella della scuola olandese, ad esempio, è tra le più belle e più complete al mondo. Per quanto riguarda i singoli artisti, le raccolte di Rembrandt, Rubens, Vermeer , Poussin, Velázquez, Goya, e David sono tra le maggiori del mondo. Una collezione ultracentenaria ma in espansione continua, negli ultimi quattro decenni, ad esempio, s’è ampliata con donazioni, lasciti e acquisizioni curatoriali. I dipinti antichi che sono entrati nel museo in questo periodo includono alcuni dei capolavori più famosi e amati del Metropolitan, a cominciare dal ritratto incomparabile di Juan de Pareja di Velázquez nel 1971, il ritratto di Jacques Louis David di Antoine-Laurent Lavoisier e moglie del 1977; e poi lo studio di Vermeer di una giovane donna nel 1979, l’ accecamento di Sansone del Guercino nel 1984, la Venere con Cupido di Lorenzo Lotto nel 1986, l’autoritratto di Peter Paul Rubens con la moglie Helena Fourment e il loro figlio, nel 1988; la negazione di San Pietro del Caravaggio nel 1997, e la Madonna col Bambino del 2004 di Duccio, diventata una vera e propria star del museo, tanto da essere ribattezzata “la Monna Lisa del Met”.

Caravaggio, la negazione di Pietro

Caravaggio, la negazione di Pietro

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Vermeer, ritratto di ragazza

Alla luce di questo ampliamento continuo la collezione andava dunque ricollocata. Oggi è sostanzialmente divisa in due metà. La suite meridionale di gallerie in sequenza ininterrotta, presenta le scuole del Nord: olandesi, tedeschi, olandesi, fiamminghi, e la pittura britannica. Dove si comincia con Jan van Eyck, e si prosegue con i dipinti di Memling, Dürer, Cranach, Bruegel, Jacob van Ruisdael, Frans Hals, Rembrandt, Vermeer, Van Dyck e Rubens, e si conclude con l’opera di Sir Joshua Reynolds e Sir Thomas Lawrence.  Meritano un’annotazione a parte i cinque quadri di Vermeer del museo (la raccolta più ampia del mondo per quest’artista che dipinse molto poco), che rappresentano l’intero arco della carriera dell’artista, sono mostrati insieme per la prima volta in un’unica galleria.

Al centro delle gallerie, ecco la storia della pittura italiana, divisa tra il Rinascimento (da Giotto e Duccio a Raffaello e Tiziano) e l’arte dei secoli XVII e XVIII (dai Carracci e Caravaggio a Canaletto e Tiepolo). La presentazione è intervallata da gallerie tematiche, con le grandi figure della Firenze XV secolo, una galleria dedicata agli interni domestici e un’altra che affronta il rapporto tra pittura e scultura. La galleria dedicata alla pittura di paesaggio a Roma, dove la figura d’eccezione non era un italiano, ma il pittore francese Claude Lorrain, conduce nella pittura francese dei secoli XVII e XVIII, dove spicca la magnifica raccolta neoclassica.
Goya, il protagonista dei “Lumi” in Spagna trascorse gli ultimi anni della sua vita a Bordeaux, in Francia, è dunque mostrato in una posizione strategica tra le grandi figure del XVII secolo spagnolo : Ribera, Velázquez, Murillo ed i suoi contemporanei in Francia. In queste gallerie, uno dei più amati ritratti di Goya del Metropolitan Museum, il ragazzo Manuel Osorio Manrique de Zuñiga (1784-1792), è acutamente riunito con il ritratto di Goya di sua madre e con la sorella Condesa de Altamira e sua figlia, María Agustina.

 

E così entriamo nel XIX secolo, ma queste sono altre storie, altre gallerie. www.metmuseum.org.

 

(a.d)

 

 

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