Massimo Bray: “Più cultura per tutti”

La scelta di Enrico Letta di accostare il ministero dei Beni Culturali a quello del Turismo suscitò, ormai quasi quattro mesi fa, reazioni contrastanti. Chi come Gian Antonio Stella la benedisse nel nome di “una visione d’insieme“ mai vista prima e chi, come Ernesto Galli della Loggia, nutriva qualche perplessità. Era prevedibile: il timore che si subordini la cultura alle esigenze turistiche, in tempi di crisi è reale, e il rischio, sempre presente, è quello di fare nel nome del rilancio del Bel Paese una Disneyland della cultura. E a chi vede nel turismo il male assoluto, andrebbero semplicemente ricordati i punti di Pil che produce

E’ sul nodo turismo-cultura che il ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Massimo Bray, interviene sul blog dell’Huffington post dove sottolinea che è proprio la cultura lo strumento per non cedere all’aspetto deleterio del turismo

QUALITA’ DELLA FRUIZIONE-QUALITA’ DELL’OFFERTA

massimo brayI dati sul turismo in Italia richiedono un’inevitabile riflessione sulla qualità della fruizione da parte di un pubblico tanto vasto e, di conseguenza, sui mezzi che occorre dispiegare perché la semplice visita di un luogo monumentale possa arricchirsi di contenuti e trasformarsi in momento di riflessione e conoscenza.

Occorre infatti che la specificità di ciascun bene culturale assuma il proprio ruolo e travalichi l’occasionalità del momento. Ossia che il turismo in quanto tale non fagociti i beni culturali in una onnivora bulimia, ma che, al contrario, esso possa essere scandito e distillato dall’insieme dei valori del nostro patrimonio culturale. In altre parole che il turismo non sia necessariamente l’ennesima manifestazione del consumismo e dell’omologazione universale, ma riesca a diventare un momento di liberazione personale e di incontro sociale”.

TURISMO DI MASSA O TURISMO CULTURALE?

Ha ragione chi rimprovera ritardi ed errori nelle politiche sino ad ora adottate, ma credo sarebbe utile condividere alcune linee di indirizzo su cui costruire le scelte da fare nei prossimi mesi. Così, se da un lato lo stesso turismo di massa – importante da un punto di vista di ritorno economico – dovrebbe a poco a poco divenire più curioso e ricettivo, dall’altro è sul cosiddetto turismo culturale che sarebbe necessario puntare sempre di più affinché la nicchia di ricezione che esso rappresenta possa allargarsi ancora di più e arrivare di fatto a costituire la fetta più significativa di fruitori dei beni culturali.

Naturalmente è bene dare al termine di turismo culturale un valore preciso e non una definizione ambivalente che si riferisca genericamente a ogni viaggiatore o visitatore che approdi in una città d’arte: i dati ufficiali di presenze nelle città italiane d’interesse storico-artistico sono certamente incoraggianti, ma sarebbe compito primario delle istituzioni che la maggior parte possibile di queste presenze acquisisse giorno dopo giorno un consapevole arricchimento intellettuale dalla visita di una qualsiasi parte del nostro patrimonio culturale.

Tra i moltissimi turisti che a Verona visitano la Casa di Giulietta si dovrebbe contare una percentuale sempre crescente di persone che vogliano allungare di poche centinaia di metri il loro itinerario per scoprire nella chiesa di Sant’Anastasia la sconcertante modernità del S. Giorgio che libera la principessa del Pisanello. Così come sarebbe auspicabile che la quasi totalità delle migliaia di persone che si accalcano a Roma per toccare la Bocca della Verità sappia che, al di là del muro lungo il quale si dipana la fila, si conserva una delle reliquie più prezioso del Medioevo romano, quel grande pannello a mosaico dell’VIII secolo che proviene addirittura da una cappella dell’antica basilica di San Pietro.

Un passo successivo potrebbe portare almeno una parte di quei turisti a conoscere la Viterbo medioevale, e una ulteriore parte di questi ultimi potrebbero arrivare, per esempio, fino a San Martino al Cimino, dove è trasportata, come d’incanto, un’abbazia francese protogotica”.

TURISMO CONSAPEVOLE

In altre parole, più che di turismo culturale si dovrebbe parlare di turismo consapevole e lo sforzo di tutte le istituzioni dovrebbe essere quello di promuovere e sostenere un impegnativo salto qualitativo, caricando di un ulteriore significato conoscitivo e umano quella valorizzazione dei beni culturali che è parte integrante dei compiti precipui dello Stato sanciti dall’articolo 9 della Costituzione”.

ITALIANI CONSAPEVOLI

Valorizzazione, dunque, come diffusione della conoscenza, divulgazione di alto livello, fruizione attenta, crescita intellettuale. Come sosteneva Ernst Gombrich, studiare storia dell’arte è necessità imprescindibile per gli italiani, poiché proprio noi dovremmo essere i migliori guardiani dell’eredità culturale del nostro Paese. Non per fare la guardia al passato, tuttavia, ma per costruire un futuro che ne sia addirittura migliore”.

PIU’ CULTURA PER TUTTI

Ecco perché va perseguita una politica che preveda “più cultura per tutti” e il rilancio di nuove forme di intermediazione culturale. L’investimento nella cultura in questo modo promuove un indotto di ben altro valore dei singoli e puntuali “ritorni economici”, quello di una coscienza collettiva che sempre più sarà in grado di salvaguardare “la specificità italiana, nella contiguità, non solo storica ma civile e istituzionale, fra i cittadini e il patrimonio che a loro appartiene”, per dirla con Salvatore Settis”.

FORMARE E DIVULGARE

Insomma, dopo anni di corsa al ribasso, imboccare una strada per creare un modello di formazione di addetti ai lavori che siano sempre e comunque divulgatori specializzati a qualunque livello essi si rivolgano: dalle guide turistiche, che vanno stimolate e incentivate a non appiattirsi ai “pacchetti standard” richiesti dai tour operator, ma a proporre (e anzi a imporre) itinerari sempre meno “convenzionali” e invece diversificati e costruiti secondo metriche di volta in volta adatte a ciascun gruppo di turisti, fino a competenti disciplinari che fungano da veri divulgatori specializzati (non solo storici dell’arte o archeologi, ma anche architetti, urbanisti, musicologi, storici del paesaggio, eccetera), vivaci interlocutori capaci di indurre nell’uditorio quelle suggestioni in grado di accendere quasi una sorta di ‘terzo occhio’ per aprire orizzonti, per comprendere contesti e per ricollegare diverse discipline secondo assi trasversali”.

TURISMO DI NICCHIA? SI’ MA PER TUTTI

È in quest’ottica che il cosiddetto turismo di nicchia deve prendere sempre più piede fino a rendere superflua la sua stessa denominazione così restrittiva e quindi divenire garante di una fruizione sempre più ampia e condivisa della cultura, assumendo un ruolo di centralità tra gli elementi per la promozione, anche in ambito internazionale, dei circuiti di turismo culturale italiano”.

BELLEZZA DIFFUSA E DIFFUSIONE DELLA BELLEZZA

Naturalmente, a maggior ragione questo discorso non può essere limitato alle mete più frequentate delle città d’arte, ma allargato a tutti i centri minori o i siti isolati che sono sparsi capillarmente sull’intero territorio italiano e che costituiscono esattamente la specificità del nostro contesto culturale.
Per ottenere il decentramento dei flussi del turismo culturale è necessario impegnarsi per migliorare l’apertura al pubblico di tutti i siti culturali attualmente non visitabili, quindi valorizzarli adeguatamente e dotarli di quei servizi di cui sono purtroppo molte volte carenti.

Dobbiamo avere fiducia nella straordinaria bellezza di tutto il nostro Paese, che non può essere ridotto alla top ten dei feticci che ormai cedono sotto il peso del turismo di massa: se sapremo raccontarlo con il nostro entusiasmo, riusciremo ad avere allo stesso tempo turisti più felici, operatori turistici più floridi, e un turismo globalmente più sostentibile. Non ci vuole la bacchetta magica: solo un po’ di fiducia in noi stessi”.

(a cura di ad)

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