Maschere e storia dell’arte: da Lescaux a Cindy Sherman

La maschera, simbolo del carnevale, emblema dell’uomo e della sua identità

E come dice Oscar Wilde, spesso…“La maschera ci dice più di un volto”. Chissà quale consapevolezza ne avevano gli uomini di Lescaux che 16 mila anni fa si rappresentarono sulle pareti delle famose grotte del sud ovest francese travestiti da animali. E’ il primo esempio di maschera che la storia dell’arte conosca.

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Ma oggi è tempo lieve: sulle strade e nelle piazze, tra i vicoli, le calli e lungo i canali sfilano i carri, sciàmano lente e di colori dipinte, le maschere belle che animano borghi e città. Benvenuti nel Paese dei centomila carnevali, della festa che rinnova, ogni anno, la propria  straordinaria valenza simbolica, eredità di riti ben più antichi. Figlio delle dionisiache greche (le antesterie) e dei saturnali romani, il Carnevale da un punto di vista religioso e storico è un periodo di rinnovamento simbolico. Inscrivendosi, idealmente come limbo senza tempo e al confine reale tra la morte della natura invernale e la rinascita della primavera, rappresenterebbe uno spazio propiziatorio che scardina l’ordine costituito. È nel “caos” (nel senso in cui lo intende lo storico delle religioni  Mircea Eliade, nel saggio “Il Mito dell’Eterno Ritorno”) che precede la rinascita che avverrebbe la purificazione, condizione necessaria all’instaurarsi d’un nuovo ordine.

 

La rottura, seppur temporanea (e concessa), degli assetti sociali che fa da leit motiv ai riti carnevaleschi originari, passa attraverso l’uso del mascheramento: nei saturnali lo schiavo è promosso a padrone, il padrone serve gli schiavi; in Mesopotamia si deponeva e si umiliava il re. Anche il Carnevale di Venezia nasce per necessità della Serenissima di ottenere una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali.

ridolfo-ghirlandaio-sua-cuique-persona-1348561094_b E se nell’intento ancestrale la funzione della maschera è di trasfondere nell’uomo l’essere “soprannaturale”, per estensione, questa avrebbe in sé la potenzialità innata di rivelare nuove identità. Nuove identità, o, tornando a Wilde (o a Freud), l’identità nascosta?

La storia dell’arte ci aiuta a comprendere il fenomeno e la sua evoluzione. Dalle sopracitate grotte di Lescaux, passando dalle testimonianze archeologiche dell’Antico Egitto o degli Aztechi (per citarne alcuni) , il mascheramento si rivela basato su un senso di carattere magico e divinatorio, di comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ma nel corso della storia l’intento si evolve, il riferimento diventa l’uomo e la maschera si fa oggetto, quindi, di una costante esplorazione artistica. Come già la parola latina “persona” suggerisce, suggellando un inscindibile connubio tra uomo e maschera, il tema del camuffamento non può certo lasciare in disparte, nel corso della sua evoluzione, la figura dell’artista, come esploratore dell’animo umano, per eccellenza.

Quanto fosse caro al mondo dell’arte questa tematica lo illustra  molto bene il “coperto” di ritratto di persona della prima metà del XVI secolo, intitolato “Sua Cuinque Persona” (“A ciascuno la sua maschera”), oggi attribuita al Ghirlandaio. E, se in Epoca Medievale, la maschera che assume aspetto grottesco costituisce un monito, la condanna cui andrebbe incontro l’uomo eretico, durante l’Umanesimo essa muta e diviene parte dell’iconografia di recupero dei temi cari alla classicità . Ma è nel Rinascimento che assume un significato diverso, in un certo senso legato al Pontormo,_venere_e_amore_da_michelangelo,_1533_ca._02rapporto con il teatro, come nell’Opera di Francesco Furini del 1626 “Poesia e Pittura” o sulle tombe medicee di Michelangelo e nei quadri dei manieristi. Nasce, anche, in questo periodo, con Carlo Goldoni, la Commedia dell’Arte che della maschera fa il centro del suo corpus di opere teatrali. La Ritroviamo nell’opera di Lorenzo Lippi del 1640 (personificazione dell’allegoria della simulazione in una donna nell’atto d’indossare una maschera).

È con la rivoluzione freudiana, tuttavia, che la maschera diviene qualcosa di diverso: l’artificio che cela e rivela al tempo stesso la verità umana, rappresentata  dall’inconscio. Da qui in poi, anche attraverso il contributo significativo di Nietsche, emerge, prendendo le mosse da questa presunta dicotomia, una forma di coscienza che diviene ricerca ed oscilla, nei vari movimenti artistici che nascono, tra il disincanto maschera1della separazione e la volontà spasmodica di ricomporsi in unità. I manichini metafisici di De Chirico sono l’espressione muta dell’uomo-automa contemporaneo. Le opere surrealistiche che giocano sulla forma, ribaltano reale ed irreale. Nel corpus di opere grafiche di Alfred Kubin la maschera diviene emblema della dimensione nascosta e parallela al reale, che si manifesta attraverso i sogni. “L’uomo con la bombetta” di Magritte, assume, invece, la funzione di guida che ci conduce; così, in Picasso, la ricerca dell’unità e dell’universalità trova una risposta nell’ archetipo originario, traendo spunto dalle maschere africane che cominciano a circolare in Europa in quel periodo, verso la riscoperta della culla primordiale dell’uomo e della sua anima. In tutta l’arte moderna la maschera è simbolo della ricerca dell’identità.

E diventa denuncia per la contemporanea Cindy Sherman. Tra gli artisti più influenti di questo tempo la Sherman sin dagli anni ’70 inventa personaggi e tableaux che esaminano la costruzione di identità, la natura della rappresentazione,  l’artificio della fotografia. Prestando se stessa al mascheramento e indugiuando sovente nel grottesco, la grande fotografa denuda questo tempo, indaga sulla rappresentazione della femminilità e del corpo, dei disastri, della sessualità, del mito, del fantastico e del carnevale. Per questo ha fatto della fotografia un’esperienza ai limiti del teatro (qui un’ampia galleria fotografica) .

Da un punto di vista sociologico la maschera è in fondo ciò che ognuno porta nella vita di tutti i giorni. La maschera pur celando la nostra profonda verità, la rivela e parla di noi.  Così come il bisturi del chirurgo plastico, ultimo mascheramento ammesso in questa confusa post-post modernità, palesa l’illusione dell’accettazione rivelando in realtà il suo opposto. Ma questa è un’altra storia. Buon Carnevale.

(Alice Fransci)

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