L’Unesco dà l’ok. L’Oceano di plastica è uno stato

Quando l’arte sposa la sensibilizzazione ambientale, il bel progetto di Maria Cristina Finucci

Nel cuore dell’Oceano esiste un altro continente, lo scoprì casualmente, nel 1997 il capitano di marina Charles Moore e ne avrebbe fatto volentieri a meno, perché si tratta di una enorme massa galleggiante di rifiuti in pieno Oceano Pacifico composta prevalentemente di plastica. Una sorta di discarica fluttuante di proporzioni strabilianti, grande quanto il Canada intorno a cui vivono milioni di pesci e animali marini ed il cui nutrimento inevitabilmente si compone anche di quegli elementi tossici. Moore negli anni, è tornato sul continente di plastica più volte, ha raccolto tutte le prove del caso, e la sua scoperta è diventata la sua battaglia. Una battaglia per la vita, visto che attraverso la catena alimentare finiamo per ingerire anche noi quella plastica, con effetti sulla salute che potrebbero essere anche gravi.

 

Il Great Garbage Patch, così è stato battezzato il continente di Plastica, l’11 aprile, otterrà a Parigi il simbolico riconoscimento di Stato federale da parte dell’Unesco. Con una ”installazione-performance”, l’artista italiana Maria Cristina Finucci dà via al suo progetto di sensibilizzazione realizzato in collaborazione con l’università’ veneziana Ca’ Foscari e patrocinato dal ministero italiano dell’Ambiente.
Il riconoscimento dello ”Stato del Garbage Patch”, come entità concreta, anche se fittizia, darà corpo ad un problema che, seppur diffuso in scala planetaria, non assume ancora importanza agli occhi dell’opinione pubblica. Ed è per questo che dopo il riconoscimento da parte della comunità internazionale, il ”Garbage Patch State”, alla pari di ogni altra nazione, avrà il suo padiglione, nel cortile dell’Università Ca’ Foscari durante il periodo della Biennale di Venezia. Biennale che vedrà un altro Stato proporre al mondo pressanti questioni ambientali: le Maldive, che proprio a Venezia rilanceranno il proprio appello per la salvezza visto che scompariranno entro il 2080 a causa dell’innalzamento marino provocato dai cambiamenti climatici (qui per approfondire). E così un paradiso muore annegato mentre un inferno sorge dalle acque.

Per Maria Cristina Finucci seguiranno altri appuntamenti, tra cui, a settembre, un’istallazione nella pazza del Museo MAXXI di Roma promossa da MAXXI educational e da l’università La Sapienza. (a.d)

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