Leonardo e Milano, i restauri alla Sala delle Asse

Castello Sforzesco, Sala delle Asse. Al via i lavori per recuperare l’opera di Leonardo Da Vinci, in tempo per Expo 2015

Aprile 1498 Leonardo da Vinci viene incaricato da Ludovico il Moro di decorare la Sala delle Asse, al primo piano del torrione nord-est del Castello Sforzesco. E’ un ambiente importante in cui gli Sforza accolgono ospiti ed ambasciatori e allora Leonardo progetta e realizza – con l’auto di collaboratori – un intricato gioco di rami e corde dorate che si intrecciano trasformando il grande vano in un ambiente all’aperto: il visitatore si ritrova completamente avvolto da un pergolato di rami di gelso sorretti da potenti fusti d’albero dalle smisurate radici. Queste ultime, dipinte a monocromo, sono visibili sulle pareti dell’angolo nord della sala mentre sulla volta i rami, incrociandosi con corde dorate, danno vita ad uno schema geometrico ripetuto, accostabile al tema dei famosi nodi vinciani. La scelta del gelso (in latino Morus) – albero che secondo la simbologia botanica rappresenta la prudenza e la saggezza– serve probabilmente a celebrare le virtù del duca committente della decorazione, Ludovico Maria Sforza detto appunto “il Moro”.

LUNGHI SECOLI DI BUIO

Non sappiamo se la decorazione fu completata, sappiamo però che il 18 ottobre del 1499: il re di Francia Luigi XII entra solennemente a Milano, prendendo dimora nella lussuosa Corte Ducale del Castello. Ludovico il Moro è costretto a fuggire e la sala perde la sua importante funzione di rappresentanza. Comincerà un’inesorabile decadenza e per un secolo almeno della preziosa sala non si avranno notizie. Nel 1706 però, col dominio austriaco, la Sala delle Asse è adibita a ricovero dei cavalli di artiglieria. Solo nel 1893 cominciano i primi restauri e lo studioso Paul Müller-Walde, rimuovendo gli intonaci, trova tracce di pitture che si scopriranno essere di Leonardo Da Vinci. Nel 1901 il pittore e decoratore Ernesto Rusca esegue i restauri ridipingendo ampiamente la superficie pittorica. Non mancheranno le critiche feroci  ma sta di fatto che solo nel 1956, a conclusione del secondo e ultimo restauro, le “imbiancature” del Rusca sono quasi totalmente rimosse.

 

CERCANDO LA MANO DI LEONARDO

E adesso si ricomincia, così il Monocromo di Leonardo e gran parte della Sala non saranno più visibili al pubblico fino al 1° maggio 2015

Mediamente sono state individuate sette stratificazioni di scialbatura, ma, in qualche parte, sono presenti un numero assai più cospicuo di strati, fino a tredici”. Così scrive nella sua relazione l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, a Milano per eseguire il restauro della Sala.

Questo significa che, sotto un certo numero di strati di pitture, sulle pareti c’è ancora l’intonaco sul quale ha lavorato il grande genio di Leonardo, alla cui mano si deve – per comune ammissione – la pittura murale detta “Monocromo”, che rappresenta una grossa radice, incastrata nella roccia, alla base di uno dei molti alberi frondosi che ornano la Sala delle Asse: un gigantesco, sorprendente trompe l’oeil.

Di questo intonaco, afferma l’OPD, sono recuperabili ampie aree e anche le analisi sulla volta, finalizzate a ricostruire l’impianto compositivo originale, danno “risultati assai interessanti”, lasciando sperare nel recupero di consistenti parti di decorazione originale. “Già a luce radente, sotto gli strati di scialbo e pittura recente, si individuano notevoli resti di intonaco originale. L’attività di rimozione a campione di questi strati di scialbo ha permesso di rinvenire importanti resti di disegno preparatorio su tutte le pareti”, dichiara infatti l’OPD.

 

LEONARDO,  ARTISTA SIMBOLO DI EXPO 2015

L’avvio di questi lavori è di assoluta importanza per Milano e di grande rilevanza per tutta la comunità scientifica internazionale – ha detto l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno – . Leonardo sarà l’artista simbolo dei Expo 2015, a lui saranno dedicati un Polo al Castello Sforzesco e una grande mostra a Palazzo Reale, ed è quindi strategico iniziare e completare il restauro del Monocromo e arrivare ad Expo con la sala il più possibile vicina alla sua originaria realizzazione, frutto del disegno e della mano del grande artista italiano”.

I lavori di restauro, infatti, riguarderanno anche il cosiddetto Monocromo, pittura preparatoria della decorazione della Sala, realizzata da Leonardo in carboncino e, quindi, in un solo colore.  “La pittura leonardesca risulta rivestita da una pesante patina formata da materiale di deposito”, afferma l’OPD , ma “i saggi di pulitura hanno dimostrato che la patina è facilmente rimovibile e che le stesure di colore del disegno sono resistenti all’operazione”.

 

 

SI ATTENDONO SORPRESE

L’inizio dei lavori è stato preceduto da due anni di studio che hanno portato non solo alle scoperte materiali di cui sopra, ma anche ad alcune novità storiche di notevole rilevanza: oltre ad avere acquisito molte informazioni sulle vicende della Sala nei secoli meno noti – dal XVI alla metà del XIX – recentemente l’archivista incaricato delle ricerche, Carlo Catturini, ha scoperto il vero nome della sala nell’epoca di Ludovico il Moro, che non era “Sala delle Asse”, come definita da Beltrami, bensì Camera dei Moroni: un evidente riferimento encomiastico a Ludovico Sforza, che era detto il Moro non solo per l’incarnato scuro, ma anche per il lavoro di valorizzazione della produzione della seta, che si basava su estensive colture del gelso (in latino, appunto, morus).

Per il momento, le prove di scopritura fin qui realizzate sono state svolte principalmente con mezzi meccanici (bisturi e martelline), ma la particolare tenacia e aderenza che caratterizza gli strati di pittura sovrapposti, soprattutto quelli più interni, richiederà l’utilizzo di altre metodologie, quali ablatori ad ultrasuoni, strumentazioni laser e prodotti chimici. Fin dall’inizio il progetto del restauro della Sala delle Asse è stato sostenuto da a2a, cui si è aggiunto poi il contributo di Arcus, Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo costituita nel 2004 con atto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, che ha il compito di sostenere e avviare progetti riguardanti i beni e le attività culturali.

Data la complessità del progetto di restauro e considerata l’alta probabilità che a seguito di queste ricerche le conoscenze sul soggiorno milanese di Leonardo risultino rivoluzionate, è parso subito essenziale che non solo si dovesse applicare al restauro delle pitture la tecnologia più elaborata, ma anche che la comunicazione del restauro stesso dovesse avvenire con le metodologie più avanzate. Per questo si è predisposto un comune progetto di comunicazione multimediale con HOC-LAB del Politecnico.

 

IL RESTAURO E’ ON LINE

Il sito web appositamente creato per permettere al pubblico di seguire il restauro (www.saladelleassecastello.it) ha un triplice scopo: fornire informazioni sulla Sala e il suo restauro; offrire informazioni approfondite agli addetti ai lavori; consentire a tutti di “seguire” il restauro. Segno distintivo del sito sono i “racconti multimediali”, che introducono il lettore alla complessità dell’opera. I racconti sono fruibili via web, smartphone, tablet e sono allo studio versioni per Youtube e App interattive. Brevi interviste informali ai protagonisti del restauro, accompagnate da immagini e video aggiornati mensilmente, veicoleranno il procedere dei lavori. Una ricca bibliografia e documenti saranno a disposizione degli esperti.

(r.v)

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