Le primarie della cultura, il Fai e le buone intenzioni

Non votiamo i candidati, ma possiamo eleggere le proposte. Il Fondo Ambiente Italiano indice le primarie della cultura, quindici idee sottoposte alla democrazia del web. Le più votate saranno presentate al prossimo governo

Tutti sono invitati ad esprimere la propria opinione collegandosi al sito www.primariedellacultura.it e, dopo essersi registrati e aver vagliato le proposte, tutte riassunte nello spazio breve di un Tweet, votare le tre che si ritengono le più utili per un rilancio, anche in chiave economica, della cultura e dei beni culturali del Paese. Con testimonial d’eccezione in Giotto, Leonardo, Dante, Verdi e Fellini, sistemati dietro un leggio in una scena che tanto ricorda il confronto televisivo tra candidati del PD di due mesi fa,  l’iniziativa del Fai si protrarrà sino al 28 gennaio.

Superato il primo giorno di votazioni, emergono le tendenze. Chiaramente avanti, con un 17 per cento di preferenze, la proposta di portare almeno all’1% per cento i fondi pubblici destinati a finanziare la Cultura; ma a due cifre (14%) è anche la proposta per una maggiore difesa del suolo e del paesaggio; piani contro il dissesto idrogeologico; promozione dell’agricoltura e del benessere a chilometri zero; un diritto allo studio realmente garantito sono tra gli argomenti più a cuore ai votanti (8%); così come l’adozione di politiche integrate per il turismo (6%). E se la proposta di un’ampia riforma del ministero per i Beni Culturali sembra interessare davvero poco (1%), forse per la complessità dell’argomento e per quelle sfiducia diffusa nella politica che si riverbera sulle istituzioni; un numero compreso tra il 2 ed il 5% dei votanti chiede un più ampio insegnamento della storia dell’arte nelle scuole; piani triennali per le risorse della cultura; agevolazioni per i giovani; politiche a difesa dei centri storici; delle biblioteche; dell’artigianato; incentivi fiscali per chi opera nei Beni Culturali ed una legge speciale per il terzo settore che vi opera.

 

E’ facile essere d’accordo con ciascuno di questi punti. Anzi, sono tutti necessari, tutti capitoli di un piano complessivo che cominci seriamente a considerare – seriamente, non solo a parole – il fattore cultura come determinante al rilancio del Paese. Perché se è del rilancio economico che abbiamo bisogno nell’immediatezza, è vero che l’economia del Paese non può prescindere dal turismo culturale, dunque dal Patrimonio. Non potendo affidarci solo a dei bravi ragionieri, il rilancio sociale, l’educazione, l’istruzione, la promozione ampia e diffusa dei valori culturali devono necessariamente procedere di pari passo ai piani puramente economici.

 

Il Fai si rende oggi artefice di un’iniziativa lodevole ma il cui scopo ha più a che fare con la comunicazione (e l’apertura di un dibattito pubblico, sempre utile) che con l’effettiva attuazione di quanto sortirà dalla volontà popolare. All’alba di una campagna elettorale che gli italiani vorrebbero tesa al confronto sui problemi reali del Paese e non sulle vecchie e ammuffite schermaglie di posizione, il tentativo va comunque sottoscritto.

(a.d)

 

 

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