L’arte degli scacchi entra al Louvre

Alexander Alekhine, uno dei più grandi giocatori di scacchi di sempre, sarà ricordato al Louvre con un memorial già battezzato “La Wimbledon degli scacchi”

A 20 anni dall’implosione dell’Unione Sovietica uno dei problemi della Russia è quello di ricostruire un’immagine culturale credibile e spendibile. Niente di meglio dunque che investire in quello straordinario sport della mente che sono gli scacchi e che in Russia sono ben più di una tradizione. Devono averla pensata così i due miliardari promotori dell’iniziativa che dal 21 aprile riunirà al museo del Louvre i principali maestri russi. Si tratta di Gennady Timtchenko e Andrei Filatov, quest’ultimo artefice, l’anno scorso, del ritorno a Mosca del campionato del mondo, quasi trenta anni dopo l’epico duello Karpov-Kasparov. E’ stato anche Filatov che negli anni scorsi ha finanziato i restauri della tomba di Alekhine, nel cimitero di Parigi.

Alekhine

Alekhine

Per il loro progetto, che in futuro toccherà tutte le principali capitali del mondo, i due miliardari hanno scelto di partire dalla Francia per rendere omaggio ad Alexander Alexandrovich Alekhine, il primo campione dell’URSS che nel 1921 ha lasciò la sua patria per stabilirsi a Parigi. Sei anni più tardi, divenuto cittadino francese, Alekhine diventò il quarto campione d’ogni tempo dominando in un match rimasto memorabile il cubano José Raoul Capablanca. L’esule diventò una figura chiave nella Parigi del tempo, simbolo della diaspora dei russi fuggiti dal regime bolscevico. Il grande maestro, che aveva ricevuto il suo titolo dalle mani dello zar Nicola II nel 1914 a San Pietroburgo, aveva sviluppato uno stile che sembrava sbalorditivo mostrando, assieme al suo temperamento vulcanico, un’inventiva straordinaria. Era un artista e infatti, ripeteva sempre: “Per me gli scacchi non sono un gioco, ma un arte“.

E a proposito di artisti, nel 1930 il capitano della squadra olimpica francese di scacchi è nientemeno che Marcel Duchamp; Alekhine che fa parte della squadra, è il campione del mondo. I due geni si assomigliano è il loro perfezionismo massimalista a unirli. Alekhine – il maestro dei maestri – ha anche vissuto una vita di polemiche. Nel 1938, boicotta la squadra tedesca che gioca sotto il simbolo della svastica ma qualche anno dopo, sposato con una donna ebrea, per sopravvivere gioca nei tornei organizzati dal nazista Hans Frank, che sarà successivamente condannato a Norimberga per crimini contro l’umanità. Una parte della comunità degli scacchisti non gli perdonerà mai questo atteggiamento.

 

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