L’Aquila, monumenti adottati e monumenti orfani

Per riportare in vita l’importante patrimonio culturale de l’Aquila occorrono 3,5 miliardi di euro in 10 anni, e non ci sono. Un’interessante mappa, completa di […]

Per riportare in vita l’importante patrimonio culturale de l’Aquila occorrono 3,5 miliardi di euro in 10 anni, e non ci sono. Un’interessante mappa, completa di cifre, sulla situazione del centro storico del capoluogo abruzzese a distanza di un anno dal devastante terremoto, è stata stilata dall’agenzia Il Velino, e se la sintesi estrema è quella riportata sopra, i segnali che arrivano dalla città sono contrastanti. Ad esempio l’80 per cento dei beni monumentali è stato messo in sicurezza per un totale di 4950 opere d’arte salvate, ma quando l’Aquila potrà tornare ad avere il volto di un tempo, questo è tutto da vedere.

All’indomani del terremoto, Silvio Berlusconi aveva lanciato ai Paesi che s’erano offerti di aiutare l’Italia nell’emergenza di adottare un monumento, dirottando in tal modo la gara di generosità sui beni monumentali. Il premier l’aveva definita una “lista di nozze” che comprendeva 44 beni “adottabili” per un importo totale di circa 300 milioni di euro.
C’è chi le promesse le ha mantenute e chi no.
Dal Velino apprendiamo che “la Francia, che con 3,2 milioni finanzierà il 50 per cento del recupero delle chiesa delle Anime Sante: la sigla della convenzione è prevista a giorni. L’adozione era stata all’origine di una querelle col ministero dei Beni culturali, perché Parigi avrebbe voluto in cambio che i lavori fossero affidati a una società d’Oltralpe. Alla fine però la legge, che impone un bando europeo per interventi di tale importo, ha avuto la meglio. Più avanti nell’accordo i russi, che hanno già mandato la bozza di convenzione per finanziare interamente i lavori nella chiesa di San Gregorio Magno e a Palazzo Ardinghelli (3,4 milioni). La Germania ha confermato l’interesse per Onna, teatro nel 1944 di una strage nazista, ma limitatamente alla chiesa di san Pietro Apostolo e non all’intero centro storico, come annunciato l’estate scorsa. Tuttavia non ci sono ancora sviluppi formali nella trattativa. L’unico governo ad aver già versato il denaro promesso è stato tuttavia il Kazakistan: 1,7 milioni per recuperare il complesso monumentale e la chiesa di San Biagio di Amiternum. Tra gli enti locali “leali” spicca la Regione Veneto, con un’erogazione di 300 mila euro per mettere in sicurezza esternamente la chiesa di San Marco. La Camera dei deputati ha invece raccolto un milione per il Palazzetto dei Nobili”. Dalle associazioni (vedi Fai), alle banche, al mondo dello spettacolo,  cospicuo, invece è stato l’investimento. Ma c’è anche un elenco dei cattivi, una lista di Paesi ed enti che – probabilmente complice la crisi economica –  non hanno ancora onorato il loro impegno, infatti dei 44 beni di cui sopra, solo 12 sono stati adottati (più altri quattro fuori lista)  con cifre che non coprono totalmente il costo del restauro.
Tra i governi che avevano assicurato il loro sostegno, la Spagna, che doveva finanziare il recupero della Fortezza spagnola (costo 50 milioni) costruita nel ‘500 dal vicerè don Pedro di Toledo, ma l’impegno è caduto nel vuoto.  “Neppure gli Stati Uniti hanno brillato per generosità. L’amministrazione Obama, peraltro solo informalmente, aveva mostrato interesse per la chiesa di Santa Maria Paganica (4 milioni e mezzo l’entità del restauro) ma poi ha lasciato cadere la proposta. La Cina, che pure e continua a conseguire una crescita all’apparenza inarrestabile nonostante la difficile congiuntura economica, non ha stanziato nulla per Palazzo e Torre Margherita (4,8 milioni) né per il Palazzetto dei Nobili (900 mila euro), come inizialmente promesso. Proprio come il Giappone, intenzionato in un primo momento a intervenire sul complesso monumentale e la Chiesa di Sant’Agostino (sei milioni l’importo) e l’Australia (oratorio Sant’Antonio da Padova). Il Comune di Trieste, che aveva manifestato interesse per la chiesa di san Pietro a Coppito. Non sembrano aver mostrato maggiore sensibilità i privati: il presidente del Montepaschi, Giuseppe Mussari, aveva addirittura promesso in diretta tv a “Porta a porta” l’impegno della sua fondazione per la chiesa di San Bernardino (costo complessivo dei lavori: 36 milioni) in virtù della città d’origine del predicatore francescano. Finora, però, da Siena non si è fatto sentire nessuno”.

Dovrà tornare ad essere come in questo video

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