L’Aquila, la protesta civile degli storici dell’arte

“L’Aquila non deve essere la Pompei del XXI secolo”, l’appello lanciato ieri nel capoluogo abruzzese

La manifestazione degli storici dell’arte a L’Aquila c’è stata. Partecipata, a tratti commossa la marcia silenziosa tra gli scheletri della città fantasma, i cantieri avviati (una ventina) quelli al nastro di partenza (una ventina anch’essi), quelli che non si sa ancora quando potranno, se potranno, prendere il via. La richiesta, una, semplice, “L’Aquila non deve essere la Pompei del XXI secolo“. La platea applaude a ogni respiro di Salvatore Settis il cui intervento ha chiuso la giornata, poi il silenzio rapito, restano solo le sue parole a riecheggiare. Tra il “pubblico” anche il ministro della Cultura, Massimo Bray, non è intervenuto, è arrivato a L’Aquila per “ascoltare la comunità scientifica“. Bel gesto, un ministro che non va a fare vetrina di sè ma a portare la sua presenza.

Tutte le tracce del nostro straordinario passato dovranno aiutarci a pensare il nostro futuro“, ha twittato dopo la manifestazione. Sabato Bray era intervenuto, insieme al Ministro Federale dei Trasporti, dell’Edilizia e dello Sviluppo urbanistico della Repubblica Federale di Germania, Peter Ramsauer, all’inaugurazione del cantiere di restauro della chiesa di San Pietro Apostolo e della Casa della Cultura a Onna, che, com’è noto, è finanziato dalla Germania. Forse a L’Aquila qualcosa si muove, ma qualcosa non è abbastanza, aspetteremo i prossimi mesi.

L’iniziativa di portare gli storici dell’arte a L’Aquila a quattro anni dal terremoto è stata un’idea di Tommaso Montanari, docente di Storia dell’Arte moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Napoli Federico II.

Nei mesi scorsi lo avevamo intervistato e così aveva spiegato la manifestazione:
Andare all’Aquila serve a renderci conto che la proverbiale torre d’avorio non esiste più: ci è crollata addosso  la notte del 6 aprile 2009. – spiega Montanari –  Nella distruzione del monumentale centro della città vediamo l’annullamento della nostra stessa missione culturale e civile, e sentiamo il dovere di partecipare alla ricostruzione, che sta finalmente e faticosamente ripartendo”.
(per l’intervista completa clicca qui)

(a.d)

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