La missione impossibile di Melandri “Farò del MAXXI la Tate italiana”

Giovanna Melandri scommette d’azzardo : “Trasformerò il MAXXI nella Tate Modern italiana”, ha detto a Maria Latella che la intervistava per Sky Tg 24

Una pioggia di polemiche politiche hanno accompagnato la nomina dell’ex deputata PD a presidente della Fondazione per il  museo delle Arti del XXI secolo, ma Melandri riga dritto, i titoli ce li ha tutti e sente il “serpentone argentato” una sua creatura. Da ministro della Cultura per il Governo D’Alema firmò infatti l’atto che dava il via libera alla costruzione di quello che a tre anni dalla nascita è sempre e ancora il primo museo statale italiano dedicato al contemporaneo. E rivela a Latella che non riceverà alcuna indennità dal suo nuovo incarico minacciando querele per chiunque osi parlare di “spese folli”. Peraltro, appena ricevuta la nomina Giovanna Melandri s’è dimessa da parlamentare, proprio perché – ha spiegato – “penso che il Maxxi abbia bisogno di molto impegno, e vedo incompatibilità tra le due funzioni”.

Non ci soffermiamo sulle querelle che hanno accompagnato la nomina, giunta nei giorni scorsi da parte del ministro Ornaghi, ma fermiamoci un momento sulla scommessa della neo – presidente: fare del MAXXI la Tate Modern italiana. Non subito certo, ha chiesto tre anni di tempo ma l’impresa sembra davvero ardua. Non è solo una questione di bilancio in rosso (per i dati rimandiamo ad un articolo già pubblicato, qui) nè una questione di grandi eventi (il programma del MAXXI per i prossimi mesi sembra di tutto rispetto), ma come sempre è un fatto di cultura. Impresa ai limiti dell’impossibile non perché le quattro gallerie Tate siano l’istituzione culturale più visitata al mondo dopo il Louvre (7,5 milioni di visitatori nel 2011); non perché la Tate Modern si trovi a Londra il MAXXI a Roma, città dai consumi culturali notoriamente “diversi”; non perché la Tate, che di recente grazie ad un ampliamento è il primo museo al mondo dedicato ad esporre in modo permanente le nuove frontiere live dell’arte (performance e film) sia supportata sì dal pubblico ma soprattutto da una serie foltissima di donazioni individuali; non perché in Italia l’arte contemporanea sia tenuta rigorosamente lontana dal pubblico più ampio, non perchè in Gran Bretagna le critiche all’operato dei presidenti avvengono nel merito e non sulla base di pregiudizi politici… non per uno di questi motivi l’impresa di Giovanna Melandri appare impossibile, ma per tutti questi motivi messi assieme. Domani, dopo la conferenza stampa di presentazione ne sapremo di più. Ovviamente speriamo di sbagliarci (g.m.)

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