Kandinsky, a Milano 80 opere dal Centre Pompidou

Vassily Kandinsky a Palazzo Reale 17 dicembre 2013 – 27 aprile 2014, Palazzo Reale, Milano

A cura di Angela Lampestorica dell’arte nonché curatrice e conservatrice del Centre Pompidou di Parigi – con la collaborazione di Ada Masoero, la grande retrospettiva monografica presenta , in ordine cronologico, oltre 80 opere fondamentali dell’arte di Kandinsky. E’ l’autunno dei giganti a Palazzo Reale, per la presenza contemporanea della mostra di Pollock e della scuola di New York, dell’esposizione delle opere di Warhol della collezione Brant e ancora, della straordinaria mostra sui ritratti del ‘900 da Matisse a Bacon (anche in questo caso con opere del Centre Pompidou), una sorta di racconto del secolo breve che con Kandinsky incontra l’epoca eroica delle avanguardie e della nascita dell’astrattismo.

Vassily-KandinskyHo applicato strisce e macchie di colore sulla tela con una spatola e li ho fatti cantare con tutta l’intensità che potevo … “, basterebbe meditare su questa frase per entrare nel profondo, nelle intenzioni di Kandinsky, nel senso musicale della sua pittura (d’altronde la musica è arte astratta per eccellenza), in quella sinfonia di linee e colore, dove non è la casualità che regna, non il caos, ma l’ordine interiore, l’inafferrabile bellezza delle note che suggeriscono movimento, crescita, cambiamento continuo e dove le esplosioni liriche di colore corrispondono a un’organizzazione architettonica impeccabile.

Kandinsky, che regala alla pittura la dignità di una volontà corrisposta tra artista e osservatore. Lui che dopo aver studiato economia, legge, musica, filosofia, etnografia abbandona la cattedra all’Università di Mosca decidendo di fare il pittore, folgorato dalla visone di covoni di Monet esposti proprio a Mosca nel 1896. E, come se in un solo momento avesse trovato la sintesi perfetta di ciò che voleva dire al mondo, all’età di 30 anni ricomincia a studiare, va a Monaco ad apprendere l’arte della pittura, e viaggia per l’Europa. Diventerà una delle figure chiave di quel grande movimento mondiale che intorno al 1910 libererà la pittura dal dovere d’essere rappresentativa. Kandinsky non era solo un pioniere, visto che è rimasto insuperato, e non solo un lucido teorico delle infinite possibilità dell’arte moderna, ma artista spirituale; non solo un impeccabile organizzatore di forme inventate, ma un vero e proprio leader. Un capo non dogmatico, tuttavia, che ha cercato di convincere gli altri con il solo esempio, finendo per liberare la storia dell’arte dalla rigidità delle discipline prestabilite, perché l’arte può includere tutti gli ordini di conoscenza. Una lezione che la contemporaneità ha fatto propria.

Scandita da un ordine cronologico, la mostra di Palazzo Reale prende le mosse dal Kandinsky innamorato dell’Impressionismo, quello che nelle pennellate di luce ritrova i ricordi della Russia della sua giovinezza, e la sua arte assume allora il carattere di una ricerca mistica, un sospirato ritorno a un mondo perduto. Ma gradualmente alle coloratissime interpretazioni dei paesaggi reali si sostituiscono potenti visioni di un mondo immaginato, in cui linee di forza e macchie di colore investono il gesto creativo di un’energia che sorge dal profondo. E’ l’inizio del grande periodo drammatico di Kandinsky, è la nascita dell’arte astratta . Dalla pienezza della sua vita interiore, il pittore crea linee, piani e forme che per la prima volta possono essere chiamati autonomi. La pittura si libera dalle catene dell’apparenza per meglio servire i valori spirituali che l’hanno ispirata, un processo che ha già preso posto nella musica e che presto si estende a tutte le forme artistiche. E’ il 1910, Kandinsky teorizza il senso della sua pittura ne Lo spirituale nell’arte, che sarà pubblicato per la prima volta due anni dopo.

Allo scoppio della Rivoluzione di ottobre, nel 1914, Kandinsky torna in Russia, il socialismo affetto com’è da “realismo” non rompe l’evoluzione della sua arte, ma l’uomo, convinto delle possibilità di un nuovo umanesimo prende parte attiva alla riorganizzazione dei musei e delle scuole d’arte. Solo più tardi quando tornerà in Germania unendosi al corpo docente del Bauhaus (1923) la sua carriera segnerà un nuovo inizio. Stringe amicizia con Paul Klee, anch’egli professore al Bauhaus, e il suo lavoro acquista una base più scientifica.

Elabora un preciso linguaggio fatto di calcoli minuziosi, di combinazioni tra punti, linee, curve, che galleggiano in un universo fatto di colori vivi e stimolanti. Costruzioni mentali che sono al tempo stesso strumento di ricerca e mezzo di espressione, cariche come sono di precisi simbolismi, proiezione di quelle realtà psichiche e spirituali che l’artista aveva prima percepito intuitivamente.

Dopo dieci anni tutto cambia. Nel 1933, i nazisti, saliti al potere, chiudono la Bauhaus, Kandinsky si rifugia in Francia, dove trascorre gli ultimi undici anni della sua vita, intanto, nel ’37, quel mediocre imbrattatele che fu Hitler, appone cinquanta opere di Kandinsky nella famosa mostra sull’arte degenerata. Opere che saranno poi vendute sottobanco a prezzi stracciati, come ben dimostra il recente ritrovamento del “tesoro di Gurlitt”, nel quale peraltro figurano anche un non ben precisato numero di opere di Kandinsky.

I lavori degli ultimi anni sono la sintesi trascendentale delle idee e delle scoperte di una vita, sostenuti, ora come sempre, da uno stretto contatto con l’interiorità, o con le forze invisibili del mondo. La sicurezza dei suoi tratti e l’intensità del colore ci trasmettono l’immagine di un Kandinsky che raggiunge il culmine della sua sperimentazione in una tranquilla quanto inflessibile semplicità. Sono anni di guerra e disagi, Kandinsky morirà nel 1944 nella sua casa di Parigi senza che mai smettere di aver fede nel futuro dello spirito umano. Per alcuni anni, dopo la guerra, attorno alle sue opere è stato mostrato poco interesse, ma oggi, come l’amico Franz Marc aveva predetto nel 1913 , i suoi quadri “emergono dalle ombre silenziose del tempo con la fiammata di comete“.

Il percorso espositivo presenta oltre 80 opere: da Vecchia città del 1902 a Blu di cielo del 1940 passando attraverso Mulini a vento (1904), Nel grigio (1919), Giallo, rosso e blu (1925) Accento in rosa (1926), Insieme multicolore (1938), le sezioni della mostra si presentano come un ideale viaggio attraverso l’arte di Kandinsky dagli esordi al climax. (a.d)

http://www.kandinskymilano.it

 

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