Jannis Kounellis, omaggio ai porti e alla loro gente: a Trieste

Trieste ospita negli spazi del Salone degli Incanti | Ex Pescheria, a partire dal 7 settembre e fino al 6 gennaio, un nuovo progetto espositivo di Jannis Kounellis, a cura di Davide Sarchioni e Marco Lorenzetti

Il Salone degli Incanti | Ex Pescheria di Trieste, progettato nel 1913 dall’architetto Giorgio Polli è un luogo magnifico. Per la sua conformazione a navate viene definito la basilica in riva al mare, cuore pulsante del commercio cittadino fin dai tempi dell’Impero austro-ungarico, è un luogo che per oltre un secolo ha svolto la funzione di punto d’incontro e confronto tra le differenti anime culturali e sociali della città. Luogo che nell’intervento di Kounellis, diventa palco per un’epica messa in scena che celebra una grande storia di mare, coraggio e operosità. Una storia di luoghi e di uomini, che questo maestro dell’arte povera riprende col suo solito e grande senso etico.

E comunque i porti e le città di mare vivono profondamente nell’anima di Kounellis, che, nato al Pireo nel 1936, porta lo stigma d’essere nato sul mare e aver vissuto l’infanzia incrociando giochi e vagabondaggi infantili nel porto di Atene. Il suo linguaggio, la sua modalità operativa di utilizzare, accumulare ed assemblare oggetti e materiali poveri, riconducibili soprattutto alle attività dei cantieri, al mondo delle merci e del commercio, ne sono la testimonianza più chiara. C’è poi un particolare legame tra l’artista e Trieste, che risale proprio all’infanzia, a un viaggio compiuto col padre ingegnere navale nel capoluogo giuliano e la cui memoria – dice – non è mai sfumata.

Quel che è stata la Peschiera, le generazioni di uomini che vi hanno speso l’esistenza, a volte solo di passaggio, altre facendo del posto un punto fermo; luogo principe di fatiche quotidiane diventano nel nuovo progetto di Kounellis i motivi da recuperare alla memoria del posto e dei visitatori.

Il racconto del percorso:  “L’artista affronta il grande spazio restituendo dall’abbandono frammenti e memorie di un passato di fervida laboriosità, dando così vita ad una suggestione che rimanda con forza all’immaginario dei luoghi e delle tradizioni del mare. Pietre e corde, come filze di grani di enormi rosari, raccontano allo spettatore il dramma e la sacralità delle storie dei naviganti. Resti consunti di barche di legno, oggi inutilizzate, emarginate, rivivono nell’intervento di Kounellis come metafore dell’incapacità a navigare il mare del cambiamento che prelude alla fine. L’utilizzo di un gran numero di sedie mette infine in scena la tragedia restituendo l’antico valore teatrale alla rappresentazione dell’artista. Un vecchio banco del pesce in pietra, inequivocabile emblema della storia del luogo, è l’elemento scelto per costituire l’ossatura dell’intera opera. Il gruppo dei vecchi banchi, 19 in tutto, sarà disposto in successione lungo la navata centrale, come vertebre di una lunghissima spina dorsale a fungere da solidi sostegni di un enorme organismo, di un costrutto anatomico composto da relitti di vecchie imbarcazioni in legno, recuperate presso i cantieri navali cittadini. A contrastare questo svolgimento orizzontale, a partire dall’ingresso e seguendo l’andamento della linea di fuga prospettica centrale, saranno disposte numerose pietre di dimensioni diverse calate dall’alto a mezz’aria, annodate a funi che dagli occhielli che decorano le arcate del soffitto raggiungeranno l’altezza dei relitti. Una pioggia di lacrime pesanti che incombe sullo scenario sottostante, creando un’immagine di toccante intensità.

E a completamento di questa scena già ben visivamente concepita, l’artista ricorre ad un ulteriore elemento, distintivo anch’esso del suo linguaggio immaginativo: la sedia. Kounellis allinea nelle due navate laterali dell’Ex-Pescheria, rivolte verso quella centrale, un gran numero di sedie tradizionali in legno, quasi si trattasse di una platea di astanti. Ogni sedia sarà poi sommariamente coperta da un tessuto nero, segno incisivo e forte, tragico emblema di un lutto irreversibile, rendendo lo spazio dell’opera ancora più drammatico e più evidente il senso di questa azione. Già recentemente, nel 2012, l’artista aveva realizzato al MIMA di Middlesbrough, un’analoga teoria di sedie ma a Trieste tale immagine sarà proposta con dimensioni sensibilmente più ampie, integrata all’interno di un’opera ancor più complessa, rafforzando così l’intensità dei suoi significati”.

 

Informazioni: (Tel. +39 040 3226862 – info_expescheria@comune.trieste.it – www.triestecultura.it ) (a.d)

 

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