Impressionisti del d’Orsay in mostra a Roma

Musée d’Orsay. Capolavori. A Roma, Complesso del Vittoriano fino a domenica 8 giugno. 65 opere dal museo parigino, per un’immersione totale nel movimento che ha cambiato per sempre il corso dell’arte. Una mostra curata da Guy Cogeval, direttore del d’Orsay

C’è il ritratto de l’Italiana, firmato van Gogh (è Agostina Segatori, amica di artisti, già modella di Degas e soprattutto proprietaria del cabaret Tambourin ), e c’è Il Pasto di Gauguin, ovvero Le Banane, uno dei primi dipinti che l’artista realizzò nella sua permanenza a Tahiti; e c’è il Cortile di fattoria del 1879, di Paul Cézanne, un dipinto che segnò una svolta profonda nella carriera dell’artista. C’è l’annuncio dell’Impressionismo nel realismo di Corot, Coubert e Millet , la rivoluzione della luce e la sua evoluzione che attraversa i puntini di Seraut, le notti parigine di L'italianaTouluse Lautrec, le inquietudini di van Gogh e Gauguin per arrivare alle soluzioni formali che aprono il nuovo secolo con Simbolisti e Nabis. Immancabili le ballerine di Degas, i paesaggi di Monet e di Pissarro, e le vedute urbane e poi Sisley e Manet ed anche l’impressionista italiano per eccellenza, quel Giuseppe De Nittis innamorato della modernità parigina.

Cezanne_-_Bauernhof_in_Auvers

Una sfilata di capolavori, presentati cinque sezioni tematiche in ordine cronologico per un racconto che parte nel 1848 e sfocia nel 1914. Sono i 65 anni rappresentati  nel museo d’Orsay, quella ex stazione ferroviaria realizzata per l’esposizione universale di Parigi, la cui storia, o meglio la storia delle sue collezioni, rappresenta lo sforzo di volontà da parte di alcuni per l’affermazione completa di un movimento a lungo osteggiato da molti. Ed oggi che l’Impressionismo ha un posto fermo nell’immaginario popolare, e sono fin troppe le mostre che vengono proposte sfruttando la grande presa dei suoi maestri, l’esposizione del Vittoriano ha il pregio di produrre un percorso didatticamente preciso. L’Impressionismo nasceva in un mondo che cambiava molto più velocemente che nel passato, mentre la modernità bussava alle porte col suo carico di promesse, sfide e delusioni, mentre nuove istanze sociali e politiche avanzavano, anche con violenza, sul palcoscenico della storia. Senza la rivoluzione della luce l’arte sarebbe rimasta ferma al racconto storico e all’accademismo più inutile. Le grandi rivoluzioni del ‘900 dall’astrattismo al cubismo, all’espressionismo è dalla lezione impressionista che traggono essenza profonda. Nelle sperimentazioni di Monet e di Cezanne, nel coraggio di van Gogh.

Punto di chiusura il 1914, l’orrore più grande è all’uscio dell’Europa, la Grande Guerra cambierà ancora una volta il modo di percepire il mondo, ma questa è un’altra storia. (a.d)

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