Il tesoro di Hitler e le pieghe del tempo

E’ come se una crepa si fosse aperta nel tempo per restituirci qualcosa si voleva cancellato dalla storia: l’arte degenerata, quella che per i nazisti […]

E’ come se una crepa si fosse aperta nel tempo per restituirci qualcosa si voleva cancellato dalla storia: l’arte degenerata, quella che per i nazisti era tale. Chagall, Kokoschka , Franz Marc , Kandinsky , Klee , Picasso , Emil Nolde, Beckmann, Matisse, Kirchner, Liebermann. Passata la guerra è stata l’arte ad avere ragione: da un lato la verità ristabilita della storia, dove quelli che i nazisti volevano sbeffeggiare hanno costruito le basi culturali del secolo, dall’altro l’atroce illusione del peggiore regime dittatoriale che l’umanità abbia conosciuto. E dalla crepa che s’è aperta nel tempo in un sudicio appartamento di Monaco di Baviera, l’arte s’è ripresa il suo spazio. E le pagine di tutti i quotidiani.

 

Torniamo a parlare del mistero Gurlitt, di una storia squallida quanto orribilmente affascinante dove c’è un uomo che, al soldo di Joseph Goebbels, requisisce (o acquista per pochi denari) capolavori di “arte degenerata” dalle famiglie ebree e li tiene per sé sino alla morte, nel 1956, lasciandoli poi in eredità ad un figlio che, ci dicono le cronache, farà di quel tesoro la sua fonte di sostentamento. Questo fino a quando un’inchiesta per evasione fiscale non condurrà la polizia alla perquisizione rilevatrice (siamo nel 2010). E due settimane fa, lo scoop di un magazine tedesco fa esplodere la vicenda a livello globale. I punti non chiari sono ancora molti, ma non è di questo che vogliamo parlare (magari vi ritorneremo nei prossimi giorni).

 

Beckmann, il domatore è una felle opere sequestrate a Gurlitt

Beckmann, il domatore è una felle opere sequestrate a Gurlitt

Riprendiamo l’argomento perché durante la trasmissione di Fabio Fazio Che Tempo che fa, ieri sera,  il professor Flavio Caroli, rispondendo alla domanda su cosa sarà delle 1500 opere “liberate” dalla prigione del tempo, ha avanzato l’ipotesi che, almeno per quelle che non sarà possibile riconsegnare agli eredi dei legittimi proprietari, si potrebbe pensare ad una mostra itinerante, magari proprio nei musei della Shoah. Non solo significherebbe aggiungere alla terribile storia della persecuzione un capitolo mancante, ma, diciamo noi, confermare come l’arte possa fiorire solo nella libertà. E come i nazisti non sono riusciti a domare i maestri moderni, sia chiaro ai posteri e ai contemporanei che nessun regime potrà mai ingabbiare il pensiero creativo.

 

Perché l’arte moderna è stata diffamata dai nazisti? Semplicemente Hitler, che era un mediocre imbrattatele, sosteneva fosse “anti – tedesca “. Culmine delle persecuzioni fu il 1937,  quando la mostra “Entartete Kunst ” (arte degenerata)  andò in scena proprio a Monaco di Baviera. Ma fu solo l’ultimo tra i tanti atti di ostilità, infatti, l’arte moderna fu bollata come soggetta all’influenza malvagia degli ebrei ed esibita come degenerata dal 1933 in poi , anno in cui Hitler giunse al potere .
In quello stesso anno il Bauhaus fu costretto a chiudere, perché considerato terreno fertile per il ” bolscevismo culturale” mentre nel 1934 Hitler tuonava contro l’arte degenerata in un discorso a Norimberga. Nel 1935 un decreto ufficiale pose tutte le esibizioni, pubbliche o private, sotto la direzione ministero della propaganda mentre sui tedeschi scorrevano fiumi di retorica sul sangue versato, il suolo e la supremazia nordica. Goebbels, il potentissimo ministro della Propaganda (nella foto di testa mentre visita la mostra d’arte degenerata) , chiese una “razzialmente consapevole” arte popolare , aggiungendo, cose come queste: “La libertà della creazione artistica deve tenersi entro limiti prescritti, non dell’idea artistica , ma dall’idea politica“. La vera arte tedesca doveva essere una celebrazione della perfezione del corpo e della purezza della razza . Un’arte intorno alla quale la società poteva unirsi, senza le “complicazioni” della soggettività, senza l’interiorità , l’impulso personale, il diritto di sognare.
E nel nome di un’arte di stato, collezionisti sono stati derubati e ricattati, opere bruciate, insegnanti come Paul Klee respinti dalle loro cattedre, interi movimenti moderni come il cubismo e il post- impressionismo derisi e vilipesi. Si dice che circa 16.500 siano le opere sequestrate, molte delle quali scomparse, per non riapparire più. Ma il tempo, a volte, è galantuomo.

(a.d)

 

 

 

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