I funerali di Togliatti: Guttuso e Mario Carnicelli, il fotografo che raccontò il compianto di un milione di persone

Un dipinto che racconta un importante pezzo di storia d’Italia, uno straordinario fotografo, rimasto a lungo nell’ombra, che documenta un episodio campale del dopoguerra italiano, […]

Un dipinto che racconta un importante pezzo di storia d’Italia, uno straordinario fotografo, rimasto a lungo nell’ombra, che documenta un episodio campale del dopoguerra italiano, e, a 50 anni di distanza, un libro e una serie di appuntamenti che riallacciano i fili della memoria. Parliamo dei funerali di Palmiro Togliatti, del dipinto di Guttuso che li tramanda all’epica, e di Mario Carnicelli, il fotografo pistoiese che quei funerali riprese in immagini dense di umanità, eppure degne di un manuale di sociologia.

Questa sera, per chi potrà esserci, al MAMbo di Bologna (ore 18), nella cui collezione la grande tela de I funerali di Togliatti di Renato Guttuso è ospitata, si presenta al pubblico il volume 25.8.1964. C’era Togliatti. Fotografie di Mario Carnicelli, Danilo Montanari editore.
Partecipano lo stesso Mario Carnicelli, Michele Smargiassi (inviato di Repubblica), Marco Signorini e Bärbel Reinhard (curatori della pubblicazione e dell’omonima mostra in corso a Palazzo Fabroni di Pistoia fino al 2 giugno). Introduce Gianfranco Maraniello, direttore del MAMbo. Si tratta dell’occasione per rievocare un momento importante della storia politica italiana grazie alla testimonianza di chi, attraverso le proprie fotografie, ha fissato un ritratto sociologico oltre che emozionale del Paese. (L’ingresso è libero).

Era il 21 agosto del 1964, quando si diffuse la notizia che a Jalta in URSS Palmiro Togliatti era morto per le conseguenze di un ictus che lo aveva colpito una settimana prima. Il fondatore del PCI, l’ideatore della “via italiana al socialismo” si era spento di venerdì nel campo di Artek, dove s’era concesso  una breve vacanza con la sua compagna, Nilde Iotti, appena dopo essere stato in missione a Mosca dove aveva discusso con Brežnev (allora numero due del Cremlino) sull’opportunità di una conferenza internazionale comunista per ricucire i deteriorati rapporti con la Cina di Mao Zedong.

Il 22 agosto la salma giunse all’aeroporto di Ciampino, in quello stesso giorno, un fiume umano, da tutta Italia, cominciò ad accorrere a Roma per rendere l’ultimo saluto, nella camera ardente allestita alle Botteghe Oscure, al compagno Palmiro. Il cuore comunista dell’Italia si era fermato.  Il 25 agosto le esequie, vi prenderanno parte un milione di persone, mescolandosi a intellettuali e uomini politici, nella commozione di quei giorni si muovevano anche Renato Guttuso, che trasformò i Funerali di Palmiro Togliatti nel suo capolavoro, e un fotografo 27enne, Mario Carnicelli, figlio d’arte, che con la sua Hasselblad, documentò in formato 6×6 quelle giornate. Con uno sguardo straordinariamente moderno, poetico e antropologico assieme, Carnicelli riprende i volti della gente: uomini, donne, intere famiglie coi bambini. Tra i protagonisti dei suoi scatti c’è anche Renato Guttuso, colto nel momento del cordoglio. Ma anche Guttuso riprende Carnicelli nel suo capolavoro, celato dalla sua macchina fotografica tra la folla ritratta nel grande dipinto realizzato nel 1972 (foto di testa), ora in deposito permanente presso il Comune di Bologna ed esposto proprio al MAMbo.

Così Carnicelli, in un’ampia intervista a Fotografiasutela.it  racconta quella Italia «Un’Italia che ha uno sguardo che non esiste più. Bastava quello, più dei simboli, più della falce e martello, per sfilare davanti al feretro e rendere omaggio. E la folla viveva il suo dolore, così autentico, rimanendo immobile, dignitosissima, in silenzio. La politica era anche questo, esserci, restare in piedi, resistere e testimoniare con la propria storia una storia più grande. E Togliatti, che aveva redatto negli ultimi giorni della sua vita il memoriale di Yalta, dando inizio alla via italiana al socialismo, aveva trasmesso questo senso di appartenenza almeno a tre generazioni». E a proposito del giorno del funerale, «e allora la compostezza divenne oceanica, un milione di persone in piazza San Giovanni. A un certo punto si alzarono i pugni chiusi e fu un gesto liberatorio che ruppe la tensione di quella lunghissima attesa. E fu anche una delle mie ultime fotografie. Allora tornai a Botteghe Oscure, in attesa degli eventi».

Renato Guttuso Funerali di Togliatti, 1972 340 x 440 cm tecnica mista su tavola MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna Provenienza: Direzione Nazionale Democratici di Sinistra (deposito permanente) Foto: Matteo Monti

Renato Guttuso
Funerali di Togliatti, 1972
340 x 440 cm
tecnica mista su tavola
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Provenienza: Direzione Nazionale Democratici di Sinistra (deposito permanente)
Foto: Matteo Monti

Guttuso realizzerà il suo gigantesco dipinto (quattro metri e quaranta per tre e quaranta) solo otto anni dopo i Funerali di Togliatti, e chiese che finisse a Bologna, allora città simbolo del buon governo della sinistra. Di proprietà del PCI (poi Ds, oggi del PD) la tela fu esposta a Palazzo d’Accursio, quindi, nel 1975 venne trasferita alla Galleria d’Arte moderna, oggi è possibile ammirare questo capolavoro di realismo, straordinario per immediatezza e racconto pur non diventando mai fotografico, nelle sale del MAMbo, in via Don Minzoni. (www.mambobologna.org )

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