Grandi mostre d’Europa. Pissarro a Madrid

Camille Pissarro al Museo Thyssen-Bornemisza. Curata da Guillermo Solana, la mostra rimarrà a Madrid fino al 15 settembre 2013 e dal 15 ottobre sarà al CaixaForum di Barcellona. In esposizione 79 opere

Il suo amico Cézanne diceva di Camille Pissarro (1833-1903) che era semplicemente “umile e colossale“. Il primo degli impressionisti, ispiratore e mentore, maestro dunque ma anche discepolo degli artisti più giovani di lui e più celebrati (Monet, Cézanne, Gauguin, Renoir), occupa tuttavia e ingiustamente, un posto di secondo piano nella magnifica avventura impressionista.  Messo in ombra dal grande successo del suo amico e compagno Claude Monet, Pissarro partecipò a tutte le otto mostre degli impressionisti (1874-1886), e fu lui, nel 1873, a redigere il famoso statuto di questo “collettivo” (così lo chiameremmo oggi) di artisti che avevano deciso di cambiare la storia dell’arte. Questa mostra prova a porre rimedio, sottolineando – con un percorso che è meramente cronologico – il grande momento che l’arte di Pissarro marca: il passaggio dal vecchio al nuovo, il transito dagli insegnamenti di Corot, Courbet o Dauvigny alla nuova stagione della luce. Con Pissarro i tratti si frammentano, la luce diventa spazio, i colori si espandono verso nuove dimensioni, in breve: comincia l’impressionismo.

Camille Pissarro doveva essere un brav’uomo, certo aveva un carattere aperto e conciliante, amava incoraggiare i giovani (fu lui a scoprire Van Gogh), era benvoluto da tutti e fu grazie a lui che il gruppo degli impressionisti, non privo di litigiosità, rimase comunque unito. Cercavano un nuovo modo di dipingere e Pissarro tra loro era il maggiore, non solo per età. E se è vero che dai colleghi più giovani Pissarro ha molto appreso, è altrettanto certo che la sua competenza, ne fece a tutti gli effetti il “padre dell’impressionismo“. La critica non era concorde, ma le difficoltà che permearono quella magnifica stagione artistica non lo impressionarono più di tanto “mi aggrappo al mio desiderio di seguire liberamente la mia strada“, diceva. Una strada di libertà e di vita che dal gusto per le ambientazioni rurali lo condusse, negli ultimi anni della sua vita, a privilegiare le vedute urbane, a ricercare la bellezza e la luce nelle strade di Parigi e di Londra brillanti di pioggia.

Per la prima monografica spagnola di Pissarro il Museo Thyssen-Bornemisza, ha costruito un percorso di grande completezza attraverso 79 opere prestate da numerosi musei e collezionisti di tutto il mondo. C’è la famosa tavolozza in cui l’artista dipinge una scena di paese combinando i colori dell’arcobaleno. Una moltitudine di paesaggi, genere che domina la sua produzione, e le ultime due sale interamente dedicate ai paesaggi urbani dipinti nell’ultimo decennio della sua vita: le molte vedute di Parigi e Londra, Rouen, Dieppe e Le Havre.

Se i paesaggi di Monet, Renoir e Sisley rappresentano in genere il tempo libero della borghesia, quelli di Pissarro tendono a raccontare il lavoro dei campi. Lui preferisce le praterie di campi arati, ai giardini ornamentali, e i frutteti ai fiori. In uno dei primi commenti sulla pittura di Pissarro, Emile Zola scrisse: “Si sentono le voci profonde della terra, posso immaginare la vita potente degli alberi“. Se c’è un motivo dominante in tutta la pittura Pissarro è la strada. Strade, strade di città e percorsi modesti attraverso i campi. Talvolta la strada è presentata in una prospettiva diritta, talvolta il pittore si sofferma con lo sguardo nel sentiero che costeggia un frutteto o in una curva. Talvolta è il corso di un fiume a fare il lavoro di una strada. Questa “ossessione” che l’accompagnerà sempre è l’invito che Pissarro continua a rivolgere allo spettatore ad entrare con lui nello spazio pittorico. (www.museothyssen.org ) (a.d)

 

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