Gli scatti di Dominique Laugé alla Galleria 70 di Milano

Ancora una sofisticata ed imperdibile mostra alla Galleria 70 di Milano diretta da Eugenio Bitetti, più che un semplice gallerista, un intellettuale dal fiuto speciale che anche questa volta con la mostra Le désert et mon jardin di Dominique Laugé , che inaugura mercoledì 25 settembre fino a al 24 dicembre, coglie nel segno presentando un fotografo il cui sguardo sulla natura ha del sublime

Dominique Laugé è nato a La Rochelle nel 1958, si laurea in lettere ma si dedicherà ben presto esclusivamente alla fotografia dimostrando una notevole capacità di cogliere in modo unico l’ordine geometrico intrinseco alla natura, aspetto ampiamente sottolineato da Eugenio Bitetti nella sua presentazione: “Attraverso un’affascinante alternanza tra primo piano e infinito, si palesano ugualmente nelle immagini le grandi qualità dell’opera di Laugé: una straordinaria naturalezza nel rendere l’ordine compositivo del paesaggio, un ritmo lento e solenne a caratterizzare ogni scena, e un trattamento del colore e della luce come di rado accade di riscontrare in fotografia; pittorico, estremamente morbido, e di singolare accento raffaellesco“.

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Tuttavia per cogliere pienamente il senso di questa mostra sarebbe bene accentare la “e” del titolo “Il deserto e il mio giardino”, più che una congiunzione, il deserto da un lato e il giardino dall’altro sono due luoghi che magicamente divengono la stessa cosa, il deserto è il mio giardino; lo stesso sguardo che così come si perde nella vastità e nella lontananza del deserto allo stesso modo si palesa sperduto di fronte ad un forse banale fiore nel rassicurante giardino di casa.

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Anche un fiore, sembra dire Laugé può mostrare la stessa insidiosa sensazione di lontananza e schiacciante vastità del deserto.
Infatti i primissimi piani dei fiori di Dominique Laugé non hanno nulla di quella sdolcinata magia floreale di certe fotografie di copertina,  l’artista mostra un insidioso insetto sui petali bianchi e immacolati di un fiore e si dà forte il senso di un insidiosa presenza, di un vicino troppo vicino, di un sguardo talmente ravvicinato da turbare quanto la disarmante vastità del deserto.
In che modo il giardino di casa possa diventare un deserto e come un deserto possa essere un luogo più accogliente del placido e calmo giardino di casa, è questo il sublime dilemma di fronte al quale ci pone Dominique Laugé. Il deserto è il mio giardino. (Virginia Zullo)

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