Girlfriend in a coma: il documentario di Emmott e Piras cenurato dal MAXXI

Emmott scrive un appello che viene raccolto. Arriva la raccolta firme on line.

On line il video del trailer di Girlfriend in a coma recita queste parole:

“NON ANDRA’ IN SCENA A ROMA AL MAXXI di Roma il prossimo 13 febbraio la prima di ” Girlfriend In A Coma”.salta la proiezione del documentario indipendente «sulla malattia terminale dell’ Italia e su come l’Europa potrebbe fare la stessa fine». Ovvero, il Bel Paese visto dall’estero, attraverso gli occhi di Bill Emmott, per 13 anni direttore dell’Economist e di Annalisa Piras, giornalista e film-maker italiana”.

Vi abbiamo già raccontato nel dettaglio tutto quello che è accaduto e tutto quello che questo documentario si porta dietro e dentro. Leggete qui tutti i dettagli. Le motivazioni di tale scelta sono state date da  Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi che ha fatto sapere:

“E’ mio dovere tenere la campagna elettorale fuori dal museo”.

Giovanna Melandri ha fatto sapere che il MAXXI, in quanto struttura gestita da un privato, ma posta sotto il controllo del Ministero della Cultura, non può non ha il permesso di ospitare eventi che potrebbero essere considerati “politici”, dato l’arrivo delle elezioni. E’ bene comunque sottolineare che il film è stato proiettato precedentemente a Londra, New York e Bruxelles, senza destare particolari polemiche politiche.

 

 

L’autore del film  Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, ha deciso di scrivere una lettera sulla mancata libertà d’espressione e sulla censura preventiva  che ha inviato ad Articolo21 e Change.org, promotori della petizione “Melandri, il film di Emmott non deve essere censurato, ecco il testo integrale:

“Annalisa Piras ed io siamo molto grati ed incoraggiati dal supporto di tutti quelli che hanno firmato la petizione promossa da Articolo21 e Change.org. Significa molto per noi. La decisione del MAXXI illustra alcuni punti molto importanti riguardo alla libertà d’espressione e la libertà dei media in Italia. Innanzitutto ci mostra che la politicizzazione delle istituzioni culturali e troppo spesso degli stessi media è un enorme ostacolo alla libertà di espressione e di pensiero. Se il MAXXI stia agendo per motivi politici oppure (come dice la Presidente Melandri), per evitare di essere politicizzati, non importa: in entrambi i casi questa politicizzazione ha bloccato il dibattito culturale in Italia in un modo che non potrebbe verificarsi in Germania o in Inghilterra o in America. In secondo luogo, ci dice che quella difensiva, cauta, anche vile forma di auto-censura è una minaccia per la libertà tanto grande quanto un intervento aggressivo. In terzo luogo  ci mostra che tutti dobbiamo agire per impedire che questo succeda, dobbiamo prendere una posizione e mostrare coraggio morale. Ed è ciò che hanno fatto tutti coloro che hanno firmato questa petizione. Ne siamo molto grati”.

 

(b.p.)

 

 

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