Gerhard Richter: cicli, spazi e serie alla Fondation Beyeler

Gerhard Richter, 18 maggio – 7 settembre 2014. Alla Fondation Beyeler di Basilea. Curatore ospite della mostra è Hans Ulrich Obrist, condirettore della Serpentine Gallery di Londra e amico di lunga data di Gerhard Richter. La mostra si realizza in collaborazione con Sam Keller, direttore della Fondation Beyeler, e Michiko Kono, Associate Curator presso la stessa fondazione

Gerard Richter è uno dei maggiori artisti della contemporaneità, amato dal pubblico, apprezzato dalla critica, è anche l’unico artista vivente nella top ten delle vendite all’asta (fonte: Artprice) con 231 opere cedute nel 2013 e un incasso di 165milioni di dollari. Richter, oggi 82enne, nato a Dresda ma nel ’61 passato dall’altra parte del muro per continuare a studiare all’Accademia di Düsseldorf, dove poi insegnerà, ha una carriera artistica lunga 60 anni, un corpus di opere enorme che spazia tra stili e linguaggi anche diversissimi, una carriera a lungo indagata (solo dell’anno scorso la grande mostra che ha toccato Londra, Parigi e Berlino) e che la fondazione elvetica affronta guardando ad un aspetto peculiare del suo operato: le sue serie, i cicli e gli spazi.

Dagli anni sessanta Richter si è sempre confrontato con le serie e le sequenze oltre che con l’opera singola, come testimoniano i suoi precoci dipinti sia fotorealistici sia astratti, i lavori con specchi e vetro o le recenti stampe digitali. – affermano gli organizzatori dell’evento espositivo –  Nel contempo l’artista ha guardato fin dall’inizio alla presentazione della propria arte in connessione con l’architettura, realizzando più volte opere destinate a un determinato luogo. Nel corso dei decenni sono nati così numerosi cicli, serie e spazi che scandagliano i più svariati interrogativi, spunti e riflessioni sul mutuo rapporto fra immagine singola, insieme di opere e spazio espositivo”.

OPERE E CONTENUTI

A volte sono i contenuti a creare il filo rosso della serie, come nei gruppi Acht Lernschwestern (Otto infermiere tirocinanti) del 1966, fino al ciclo 18. Oktober 1977 (18 ottobre 1977) risalente al 1988. In altri casi invece, come in Verkündigung nach Tizian (Annunciazione secondo Tiziano) del 1973 o in S. mit Kind (S. con bambino) del 1995, Richter si è accostato al tema da diverse angolature per sviluppare un nesso tra motivo e variazione. In quanto ai dipinti astratti, essi creano uno spazio immaginativo allargato in cui il singolo quadro e l’impressione generale rimandano costantemente l’uno all’altra, per esempio in Wald (Foresta) del 2005 o l’anno seguente in Cage.

LO SPAZIO DI RICHTER

Sin dagli studi all’accademia di Dresda, negli anni ’50, di Richter manifesta un interesse profondo per il contesto architettonico, una ricerca su spazi e forme che diventerà assidua. Lo vediamo nella moltitudine di schizzi e progetti degli anni 1968–1971 in Atlas, dove l’artista illustra spazi espositivi sia utopici sia reali che esplorano il rapporto tra immagine e architettura, dove peraltro anche i confini di arte e spazio in parte si fanno sfumati.

Anche i dipinti composti da più parti mostrano uno studio sullo spazio. Come esempio precoce la mostra propone Acht Lernschwestern (Otto infermiere tirocinanti) del 1966, eseguito a partire dai ritratti di giovani donne assassinate apparsi sulla stampa. Qui la riflessione sull’effetto prodotto dalle foto dei giornali è annosa quanto quella sull’aspetto della serialità, e ripetutamente Richter ha fuso insieme le due aree d’interesse, come per l’appunto nell’opera in questione nella quale l’’artista sottolinea “lo spostamento semantico che avviene non appena le immagini sono staccate dal loro contesto descrittivo verbale per essere poste in una propria sequenza diretta”.

TEMI E VARIAZIONI

Gli anni Settanta porteranno nell’opera di Richter un altro genere di cicli o serie, miranti a indagare la relazione tra tema e variazione. Nei dipinti della Verkündigung nach Tizian (Annunciazione secondo Tiziano) del 1973, Richter si è accostato al modello del 1535 attraverso varie versioni eseguite in successione, nelle quali irrompe un astrattismo sempre più marcato. Le composizioni, oggi conservate in diverse raccolte, eccezionalmente si possono ammirare a Basilea nel loro insieme.

Un’altra serie importante degli anni settanta è costituita dai quadri grigi, che Richter ha allestito come insieme nello Städtischen Museum di Mönchengladbach – una serie che perfino nella negazione attraverso il colore grigio rivela le qualità artistiche della variazione. “Processi di distruzione e di creazione si compenetrano, come già nei dipinti tizianeschi”.

LE OPERE ASTRATTE

I cicli formati da dipinti astratti, di cui tra gli altri sono in mostra Bach del 1992, Wald (Foresta) del 2005 e Cage del 2006, già nel loro processo pittorico sono trattati diversamente rispetto alle serie delle Candele o dei Crani, eseguite passo dopo passo. Nella loro genesi simultanea, tali gruppi di dipinti astratti si intrecciano ciascuno in un fitto sistema di rapporti reciproci e multipolari che tra le singole tele dà vita a un nuovo, ampliato spazio pittorico. In questi cicli astratti anche i titoli hanno un significato rilevante. Per esempio Cage deriva dalla musica del compositore John Cage che Richter spesso ascoltava durante il lavoro sui quadri; il ciclo Wald (Foresta) tematizza in modo astratto la sensazione di smarrimento o protezione che si può provare a contatto con la natura. Allo spazio materiale concreto delle composizioni astratte si affiancano lo spazio emotivo e il senso spaziale.

RICHTER POLITICO

Il ciclo 18. Oktober 1977 (18 ottobre 1977) eseguito nel 1988 occupa un posto particolare sia nella mostra sia nell’opera di Richter. E’ frutto di una pluriennale riflessione sulla storia tedesca in relazione alla Frazione Armata Rossa (RAF). La sequenza comprende quindici dipinti desunti da fotografie riportate dalla stampa, dei quali alcuni – come i tre quadri Tote (Morta) – vogliono essere a loro volta variazioni su un tema comune. I dipinti non forniscono risposte a domande su una posizione politica, bensì mettono in rilievo l’incertezza, i dubbi, ma anche l’insistito e condensato confronto. Lo spazio diventa ambiente storico, la cui osservazione offre lo spunto per ulteriori riflessioni sulla possibilità di rappresentare la storia in pittura.

Dopo che aveva già affrontato un modello storico-artistico in Verkündigung nach Tizian (Annunciazione secondo Tiziano), nel 1995 Richter mette in gioco il rapporto fra tradizione e tempo presente a livello tematico-iconografico in S. mit Kind (S. con bambino), ciclo che solleva questioni sull’immagine della Madonna e si basa su fotografie di famiglia. Come l’artista resti fedele all’iconografia malgrado le sue perplessità e come questo conflitto interiore si riverberi perfino sul fronte tecnico-pittorico è palesato dallo spazio che il ciclo ha fatto scaturire nel 1996 in un’esposizione al Musée d’Art contemporain di Nîmes. Tali dipinti formano un tutt’uno, a differenza delle serie che pur sondando un determinato tema nondimeno vanno osservate nelle loro singole componenti, dove ogni quadro è un’opera indipendente, come per esempio nel caso delle nature morte.

GLI SPECCHI

Negli Spiegel (Specchi), su cui dagli anni novanta Richter ha lavorato con crescente intensità, il rapporto con lo spazio assume una nuova qualità. Se prima si guardavano dei quadri, ora sono lo spazio espositivo stesso e i visitatori ad apparire sulle superfici di vetro specchiante. Anche l’architettura delle sale diviene parte dei quadri. I diversi piani degli oggetti riflettenti, degli spazi e delle immagini speculari in continuo mutamento si sovrappongono, e l’autocoscienza dell’osservatore si inserisce consapevolmente nell’opera. Rimane importante la natura fisica della superficie, che non scompare dietro l’effetto riflettente ma al contrario diviene specchiante attraverso l’applicazione del colore e il materiale vetro. A formare uno spazio sono in mostra quattro dittici intitolati Doppelgrau (Doppio grigio), che Richter ha realizzato ultimamente.

ALTRE OPERE RECENTI

Il carattere di oggetto rivestito da questi specchi monocromi è ancor più accentuato nei lavori di Richter sulle lastre di vetro. Le due opere complesse in lastre di vetro 12 Scheiben (Reihe) e 7 Scheiben (Kartenhaus), ambedue del 2013, consentono molteplici trasguardi sulle lastre, da parte a parte le lastre e nelle immagini riflesse dalle lastre, vale a dire fra oggetto, spazio architettonico e spazio immaginativo.

Ai lavori più recenti in mostra appartengono anche due opere della serie Strips (Strisce). Si basano sulla fotografia digitale di un dipinto astratto del 1990, i cui particolari in seguito sono stati ingranditi col computer e poi riflessi più volte. La questione richteriana del potenziale artistico insito nella serialità e ripetizione assume qui una nuova sfaccettatura. Sistemi numerici, combinazioni cromatiche e la possibilità di una continuazione all’infinito, che già nel 1973 e 2007 avevano connotato i dipinti 1024 Farben (1024 colori) e 4900 Farben (4900 colori), pure in mostra, vengono nuovamente adottati e riprendono il motivo della serialità e ciclicità immanente all’opera.

Le tele seriali sono ripetutamente contrappuntate da opere singole dell’artista; tra queste figurano dipinti che hanno raggiunto lo status di icona, come Eisberg im Nebel (Iceberg nella nebbia), del 1982, Betty, del 1988, Kleine Badende (Piccola bagnante) e Lesende (Lettrice), del 1994 o Ella, del 2007. Opere che rompono la successione degli spazi e invitano ad addentrarsi oltre nella riflessione sul rapporto tra opera singola e gruppo di opere nella produzione di Richter. www.fondationbeyeler.ch

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