Frank Lloyd Wright: una mostra tra orizzonte e verticalità al MoMA

Frank Lloyd Wright e la città: densità vs. dispersione. Una mostra che esamina il pensiero di Wright, dal primo febbraio al primo giugno al MoMA. L’esposzione è curata da Barry Bergdoll , e Carole Ann Fabian con Janet Parks e Phoebe Springstubb

Frank Lloyd Wright (1867-1959) , forse il più influente architetto americano del 20° secolo, e uno di quelli (e stanno tutti in una mano) dei quali si può dire che abbiano lasciato impronta tanto indelebile nella moderna arte del costruire da essere considerati uno spartiacque. Nel 2011 Barack Obama ha chiesto che le sue opere siano considerate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Un aspetto insolito è quello affrontato dalla mostra al MoMA, ovvero la profonda ambivalenza del suo concetto di città. Per decenni, Wright è stato visto come il profeta dell’espansione suburbana dell’America che esce dalla seconda guerra mondiale, città estese (disperse) e attentamente pianificate, ben differenti dai paesaggi disorganizzati che spesso sono stati sviluppati. Paradossalmente, Wright era nello stesso tempo un profeta permanente della corsa all’altezza.

 

Attraverso un’ampia selezione di disegni, film e modelli architettonici, la mostra prende così in esame la tensione nel pensiero di Wright dal 1920 al 1950, quando ha lavorato contemporaneamente su forme nuove e radicali per i grattacieli e per l’urbanizzazione del paesaggio, dove le sue teorie contro la “disumanizzazione” del paesaggio urbano trovano sintesi in quel progetto – manifesto intitolato “Broadacre City” (1934-35), ricerca di una città di case private inserite nella natura. Wright credeva che i progressi della tecnologia avessero reso obsolete le dense città create dall’industria e immigrazione nel tardo 19 ° secolo e all’inizio del ventesimo. Distribuiti lungo una griglia rettilinea, i cittadini di Broadacre (tutti proprietari di un acro di terreno) avrebbero avuto spazio per produzioni su piccola scala, centri comunitari, e agricoltura locale. Le proprietà sarebbero state intervallate da parchi.

Il progetto diventò quello spettacolare modello di oltre quattro metri per quattro che si vedrà in mostra e nel quale uno dei primi schemi di un cavalcavia autostrada va a integrarsi con un paesaggio agricolo.  Aggiornato più volte, il modello fece il giro degli States lungo gli anni ‘30, iniziando il tour con una mostra al Rockefeller Center di New York.

Broadacre City” è la contrapposizione alle visioni di Wright del grattacielo sulle quali l’architetto tanto si spese realizzando innumerevoli esperimenti strutturali per costruire la città verticale e cercando la soluzione alle questioni della densità urbana. Le ambizioni di Wright sulla città verticale crebbero nel tempo: dal disegno di un edifico di 24 piani per gli uffici del giornale San Francisco Call ( 1913) alla torre di 548 piani, alta un miglio che immaginò nel 1956, un edificio abbastanza grande per ospitare l’intera popolazione di Broadacre City. Intanto Wright meditava soluzioni alla congestione dei grandi centri urbani mettendo a punto un insieme di regole di progettazione che organizzano sia la crescita laterale sia verticale delle città americane. Regolando la posizione e l’altezza degli edifici, Wright cercò di ottimizzare la luce e la vista, e minimizzare gli effetti “collaterali” di troppi edifici alti ravvicinati che rischiavano di trasformare le strade in canyon d’ombra. Queste regole furono l’ultimo tentativo di Wright di modificare le città ereditate. Si sarebbe dedicato successivamente a elaborare una serie di regolamenti per la sua nuova ed estesa città. Ma il progetto della Mile High Tower del 1956, resta come testamento a raccontarci del suo paradosso. Un luccicante vertiginosamente affusolato grattacielo, che a suo dire avrebbe ospitato i 100mila dipendenti dello stato dell’Illinois. La torre adotta la cosiddetta struttura fittone che l’architetto aveva articolato 30 anni prima, in cui l’ascesa verticale di un grattacielo è stabilizzata da una fondazione immersa in profondità nel terreno. A metà tra provocazione e proposta razionale per il futuro degli edifici alti, la Mile High segna il ritorno definitivo della torre per la città di Wright e ne incarna l’atteggiamento estremo: ovvero condensare l’esperienza della vita urbana all’interno di una singola forma telescopica e liberare così il terreno per la realizzazione di Broadacre. In ogni caso ci troviamo di fronte a due immagini idealizzate della città, quella estremamente verticale e quella dall’altrettanto estrema dimensione orizzontale. (www.moma.org)

(a.d)

 

 

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