Francesco Vezzoli, la grande retrospettiva al MAXXI

Ci siamo, apre oggi al Maxxi la prima retrospettiva di Francesco Vezzoli, 15 anni di lavori, tra auto-celebrazione, ironia e sguardi al passato riuniti sotto il titolo di “Galleria Vezzoli”

Quando nel 2007 l’Italia presentò nel Padiglione nazionale della Biennale il lavoro di Francesco Vezzoli e di Giuseppe Penone, il noto collezionista e miliardario francese François Pinault acquistò l’intera mostra. “Democracy” era il lavoro che l’artista bresciano presentava a quella 52ª Esposizione internazionale, il cuore era il video nel quale Sharon Stone e il filosofo francese Bernard-Henri Lévy si contendono la presidenza degli Stati Uniti in una finta campagna elettorale. Per l’ancor giovane Vezzoli (classe 1971), era la consacrazione definitiva. Non che in precedenza gli fossero mancati i successi. A Venezia era arrivato già nel 2005 imponendosi ancora con un video “Trailer for a Remake of Gore Vidal’s Caligula“, forte, inteso, straordinariamente kitsch e pieno di star, e c’era passato anche nel 2001. I suoi ricami, le sue top model come madonne, i lavori all’uncinetto erano già arrivati, il linguaggio, o meglio, i linguaggi di Vezzoli s’erano già affermati a livello internazionale.

Vezzoli oggi è artista da museo, anzi da musei, visto che la mostra romana, pur ampia, è solo una tappa di un progetto totale e transoceanico “The Trinity” che coinvolge il PS1 di New York e il MOCA di Los Angeles (qui per approfondimenti), ma queste, se possibile ancora più ambiziose della mostra romana, arriveranno dopo. Fermiamoci al MAXXI dove Vezzoli ha creato il suo museo nel museo, una mostra che raccoglie in 90 opere quasi un ventennio di produzioni, un percorso dai molti livelli, dalle molteplici letture, la prima delle quali è proprio nel dialogo tra la struttura del  museo, il serpentone argentato di  Zaha Hadid, e quel passato – fastoso e triste – che Vezzoli, oggi ancor più di ieri, ama rileggere. E nel titolo “Galleria” l’enunciazione di questo confronto ma pure l’evocazione delle grandi gallerie romane del passato e delle Gallerie ottocentesche, come raccolta di opere storicizzate (evidente ironia). E allora ecco che le avveniristiche gallerie 2 e 3 del MAXXI cambiano completamente pelle sotto la coltre dei damaschi rossi e delle nicchie, degli stucchi e delle sculture classicheggianti, ultimo capitolo di un percorso che include i famosi ricami a piccolo punto, gli arazzi e le fotografie, i video, le installazioni e – appunto – le sculture. E poi una galleria tutta dedicata agli autoritratti perché come i maestri del passato anche Vezzoli si autocelebra, persino nelle vesti d’imperatore romano. Ma non si prende sul serio, è chiaro, tranne quando c’interroga: sulla sacralità dell’arte, sul tempo, la comunicazione e il culto dell’immagine e per l’immagine.

Vezzoli affronta, nei suoi modi, un tema per noi oggi centrale, il ruolo del Museo – dice Anna Mattirolo, direttore MAXXI Arte e curatore della mostra – e lo fa attraverso le più classiche modalità di presentazione: galleria degli autoritratti, degli arazzi, delle sculture. Parodiando un museo tradizionale dell’800, l’artista ci invita a ragionare sulla funzione del Museo oggi, in bilico tra “museo tempio” e “museo usa e getta”: una riflessione sul mondo dell’arte contemporanea e sullo star system che gli ruota intorno, a cui è ormai difficile sottrarsi”.

In fondo quello che Vezzoli fa da sempre è raccontarci il potere e la sua decadenza; lo faceva quando riprendeva e sezionava il divismo, lo fa ancor di più oggi con le sue sculture finto romane, finto canoviane, pseudo berniniane, e i suoi assemblaggi tra antico e moderno che evocano la dissoluzione malgrado la coltre di un’estetica che vuole dirsi impeccabile. E lui che sa come parlare al mondo, oggi sembra chiamare l’Italia a confrontarsi con la vanità e l’impotenza di una vecchiaia che non ha memoria di giovinezza, l’Italia sublime e inutile dei “Gattopardi”, l’eterno palcoscenico di farse in loop, il paese de La grande bellezza di Paolo Sorrentino. www.fondazionemaxxi.it (a.d)

 

 

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