Fotografia. Weegee “the great”, a Reggio Emilia

A Palazzo Magnani di Reggio Emilia, di scena Weegee, un’icona del fotogiornalismo americano raccontato nelle sue 100 immagini più famose. Dal 3 maggio al 14 luglio

Nel mare magnum di Fotografia Europea (Reggio Emilia dal 3 maggio) la mostra Weegee. Murder Is My Business è tra quelle irrinunciabili. Scatti in bianco e nero dalla New York della mala ripresi dal fotografo che arrivava sul luogo del delitto prima ancora della Polizia, Weegee (1899-1968), al secolo Arthur Fellig, che ha dato vita al fotogiornalismo da tabloid catturando frammenti di una realtà irripetibile e sempre sensazionale. L’ appuntamento espositivo, curato da Brian Wallis, chief curator dell’ICP – International center of Photography di New York, che ha in archivio oltre 20mila scatti di Weegee – è realizzato  dalla Fondazione Palazzo Magnani, GAmm Giunti e ICP.

Tra gli anni ’30 e ‘40, non appena il sole calava sopra New York, la città si preparava a vivere la sua vita parallela, quella della notte, dei club pieni di gente, del jazz a fiumi. Anche la criminalità si preparava ad entrare in azione, e la mafia. E, come scrive Brian Jester : “Dove c’era la mafia era, c’erano omicidi; dove c’erano omicidi, è lì che si poteva trovare Weegee. Weegee è stato il miglior fotografo free-lance che New York abbia mai avuto. Weegee ha amato New York e New York alla fine ha amato Weegee”.

 

Weegee: Anthony Esposito, Accused “Cop Killer,” January 16,1941. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Weegee: Anthony Esposito, Accused “Cop Killer,” January 16,1941. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Weegee nasce il 12 giugno 1899, in Austria, il suo nome è Usher Fellig, ma quando approderà in America, richiamato con la famiglia dal padre rabbino che li aveva preceduti per mettere da parte un po’ di soldi, nel terminal degli emigranti, a Ellis Island, il nome gli viene cambiato Arthur. Sarà ribattezzato Weegee, come il gioco da tavolo, dalle impiegate della Acme, l’agenzia fotografia alla quale approda dopo una serie di lavori svolti in ogni settore. Gli studi? Pochi, ma Weegee è fotografo innato “con l’ipo nel sangue” diceva lui, anche quando per vivere ritraeva bambini su un pony affittato per l’occasione, e con una fotocamera comprata di seconda mano .

E’ nel 1935 che, stanco del lavoro alla Acme, Weegee decide di lavorare per proprio conto, ha lavorato un po’ per la cronaca, con servizi di copertura e sa perfettamente che è quello che vuole fare, è quello che farà nel decennio successivo.  Comincia presidiando la sede della polizia di Manhattan, controlla la macchina telescrivente per scoprire cosa accade; poi compra un’automobile, ottiene una tessera da giornalista e con essa il permesso di avere una radio della polizia in macchina (unico fotoreporter a cui sia concessa). Come racconterà nei suoi scritti: l’auto era la sua casa lontano da casa, il suo ufficio sulla strada e la radio era la sua “lampada di Aladino”. Nel bagagliaio portava tutto ciò che poteva servirgli: una camera oscura portatile, telecamere supplementari, lampade flash, innumerevoli rullini, una macchina da scrivere, i sigari, un salame e un cambio di vestiti. L’attività è intensa,  è il periodo culminante della Murder Inc., la gang ebrea di Brownsville che fornisce sicari a pagamento al Syndacate, l’associazione newyorkese di boss della malavita per lo più italiani. Con l’ondata di provvedimenti governativi e legali che investe la città, tra 1935 e il 1941 c’è un’escalation del numero di omicidi di gangster da quattro soldi e potenziali informatori.
Il fotografo spesso lavora a fianco della polizia, ma ha anche stretto amicizia con criminali di alto livello come Bugsy Siegel, Lucky Luciano e Legs Diamond.

Weegee: Line-Up for Night Court, ca. 1941. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Weegee: Line-Up for Night Court, ca. 1941. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Dopo dieci anni di lavoro in strada, Weegee pubblica il suo primo libro, Naked City, ispirato alla città che ama. È stato durante questi dieci anni che ha prodotto alcune delle sue immagini più belle ed espressive. “Egli prenderà la sua macchina fotografica e andrà in cerca di nuove prove che la sua città, anche nei suoi momenti più ubriachi e disordinati e patetici, è bella“, scrive in Naked City.

 

La fotografia di Weegee è semplice, diretta, immediata. Non chiede interpretazioni, è quello che è, d’altronde lui non ha mai avuto alcuna istruzione formale in fatto di fotografia, non conosce i grandi maestri, non pianifica lo scatto, anzi le impostazioni sono sempre le stesse ( f/16 @ 1/200 di secondo, con una distanza focale di tre metri e un flash). Ma è un grande fotografo, perché usa il cuore, come quando fotografa il bambino travolto dall’incendio di un caseggiato. E lui piange. Perché in ogni scatto Weegee riesce a fermare l’emozione prima ancora che la storia. Il suo segreto? La storia ci rimanda l’immagine di un uomo che amava la gente, una persona di buon umore, anche quando le cose andavano male. Weegee amava fotografare le persone, e amava stare con loro. Nel suo lavoro s’è imbattuto in omicidi, brutalità, bambini in difficoltà, risse, senza tetto, incendi e vittime. Ha anche affrontato la gioia: amanti, feste, e la fine della guerra. Ed in ogni scatto ha raccolto un frammento di verità unico e irripetibile.

Weegee: At an East Side Murder, 1943. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Weegee: At an East Side Murder, 1943. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Il nome di Weegee divenne leggenda, tanto che il regista Stanley Kubrick arrivò ad affermare, riferendosi ai primi anni della sua carriera – quando film come Il bacio dell’assassino oppure Rapina a mano armata rispecchiavano suggestivamente il clima delle metropoli americane – che una delle fonti della sua ispirazione era proprio il fotografo. Kubrick lo volle infatti come consulente per le riprese nel 1958 del film Il dottor Stranamore, mentre il MoMA acquistava le immagini di Weegee per la sua collezione.

Spiega il curatore della mostra: “Weegee è stato spesso liquidato come fotografo ingenuo, ma in realtà è stato uno dei fotoreporter più originali e intraprendenti degli anni ’30 e ’40. Le sue foto migliori associano umorismo, audacia e punti di vista sorprendentemente originali, in particolare se si considerano le foto giornalistiche e documentaristiche dell’epoca. Prediligeva approcci e soggetti spudoratamente da tabloid e di basso livello culturale, ma le sue fotografie di New York negli anni della Depressione devono essere prese in maggiore considerazione, alla pari del lavoro di altri documentaristi fondamentali degli anni ’30, quali Dorothea Lange, Robert Capa, Walker Evans e Berenice Abbott”. www.palazzomagnani.it (a.d)

Weegee: [Hats in a pool room, Mulberry Street, New York], ca. 1943. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

Weegee: [Hats in a pool room, Mulberry Street, New York], ca. 1943. Gelatin silver print © Weegee/International Center of Photography International Center of Photography

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