Dalla Sardegna a Villa Giulia, i segreti dei Nuragici in mostra

La Sardegna dei 10.000 Nuraghi – Simboli e miti dal passato; dal 14 dicembre al 16 marzo a Roma, Museo Etrusco di Villa Giulia. Una mostra che sostiene la popolazione della Sardegna colpita dall’alluvione

I segreti di una civiltà antichissima come quella che ha realizzato i nuraghi per la prima volta svelati in una mostra a Roma. Un civiltà che dalla Sardegna ha intessuto relazioni commerciali e culturali con le altre popolazioni del Mediterraneo, e anche con l’Etruria meridionale. Mai prima d’ora i bronzetti sardi rinvenuti “nel continente” erano stati esposti accanto a quelli ritrovati sull’isola.

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Sviluppatasi in un lungo arco cronologico, tra l’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro (XVII-IX sec. a.C.), la civiltà nuragica spicca nel panorama dell’Europa antica per varietà e ricchezza delle sue manifestazioni culturali. Tra XVII e XIII sec. a.C. l’occupazione sistematica e capillare del territorio portò all’edificazione di migliaia di nuraghi, distribuiti in sistemi insediativi costituiti da un numero variabile di torri, di abitati e di luoghi di culto funzionali al controllo delle risorse. Oggi queste architetture megalitiche, i cui elevati si ergevano in origine ben oltre i 20 metri, imprimono al paesaggio sardo un segno inconfondibile. Queste imponenti costruzioni, che hanno richiesto un eccezionale impiego di forza-lavoro, erano sede di attività legate all’esercizio del potere politico, amministrativo, militare e religioso, manifestazione evidente della forza e della ricchezza della comunità.

Il profondo cambiamento che coinvolge la civiltà nuragica intorno al XII secolo a.C. interrompe la costruzione di questi monumenti. Il contesto socio-economico vede una riorganizzazione generale delle comunità in un sistema fortemente gerarchico. È questo il periodo in cui i Nuragici ebbero un ruolo da protagonisti e la Sardegna fu al centro di intensi scambi di uomini e merci, punto di transito delle rotte verso Occidente e Oriente. Navigatori essi stessi, i Nuragici furono interpreti di nuove tecniche metallurgiche, apprese ed elaborate in modo originale, e quindi ritrasmesse in tutto il Mediterraneo.

In questo contesto culturale le élite, per legittimare il proprio potere politico e religioso e garantirsi sentimenti di adesione collettiva, ricorsero al passato illustre. Per questo motivo riprodussero il nuraghe sia in pietra, con i grandi simulacri presenti nei luoghi di culto e nelle capanne delle riunioni, sia in bronzo, come singoli oggetti oppure come parti di rappresentazioni più complesse quali gli alberi maestri delle navicelle oppure i cosiddetti “bottoni”, che divengono dei doni cerimoniali.

Il modello di nuraghe diventa il Simbolo di un Simbolo, l’elemento aggregante della comunità, la bandiera, espressione dell’unità sociale e dell’autodeterminazione della forza collettiva. E intorno al modello si crea un importante apparato figurativo, immagine del popolo dei nuraghi e un insieme di arredi e corredi liturgici fondamentali per l’espletamento dei culti e dei rituali che rappresentano il background intorno al quale si crea una tradizione e si realizza il mito.

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La Mostra di Villa Giulia è stata suddivisa in 4 sezioni. La prima: Immagini di un popolo ruota intorno ad un documentario (regia di Roberto Cretton testi di Franco Campus e Pina Maria Derudas). Le architetture, la vita quotidiana e la sfera del sacro vengono proposti con l’ausilio di suggestive scene di fiction e ricostruzioni virtuali, accompagnate da musiche.

La seconda sezione dal titolo I Luoghi e i simboli offre uno spaccato dei luoghi della poliedrica civiltà nuragica. Un percorso geografico si dipana dal nord al sud dell’isola .

Nella terza sezione Identità e Orizzonti si sottolinea il ruolo del monumento quale bene riconosciuto sia oggi sia nel passato. Due figure di guerrieri, un arciere e un “pugilatore”, riproducono fedelmente le grandi statue in pietra provenienti dallo straordinario complesso cultuale e funerario di Mont’e Prama. L’allestimento ricrea in scala reale interni di nuraghi, altari sormontati da spade votive, scenari ed ambientazioni in un quadro di grande suggestione.

La quarta ed ultima sezione Simboli e segni della memoria focalizza l’attenzione sulla funzione che le riproduzioni di nuraghe ebbero nel contesto di origine.

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L’iniziativa, promossa dalla Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale e dal Comune di Ittireddu, sosterrà la popolazione della Sardegna colpita dall’alluvione attraverso la Caritas – Parrocchia Nostra Signora De La Salette di Olbia (IBAN IT 42 M 03359 01600 100000069823, causale: EMERGENZA ALLUVIONE OLBIA) www.villagiulia.beniculturali.it (r.v)

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