Cultura e Mezzogiorno, i dati di Federculture

L’Italia ha bisogno della cultura per ripartire e la cultura italiana ha bisogno del Sud per esistere. In sintesi, il convegno che s’è svolto ieri all’Università di Bari. Titolo: “Cultura e Mezzogiorno. Una nuova strategia per il Paese”, presenti – tra gli altri – il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo Massimo Bray

L’anemometro dell’attualità politica? “Presidente come commenta l’impeachement paventato da Grillo?” “Sono Bari per una riflessione su Cultura e Mezzogiorno, non commento”. Vivaddio parliamo solo di cultura e di quel convegno che ha portato al centro degli interventi (ma forse non dell’attenzione diffusa) le possibili nuove vie di sviluppo per il Mezzogiorno attraverso la cultura, settore dalle grandi (e in parte inespresse) potenzialità di crescita.

Su questo Federculture ha presentato un ampio report di dati e analisi su consumi, spesa, turismo, formazione e istruzione, industrie culturali nelle regioni del Sud in confronto con il resto del Paese. Spazio ai dati.

 

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UN PATRIMONIO INEGUAGLIABILE 

Nel Mezzogiorno sono presenti 145 siti culturali statali tra musei, monumenti e aree archeologiche pari al 34,3% del patrimonio nazionale. Cifra che sale a 256 se si aggiungono i 111 siti siciliani (non di competenza MiBACT), diventando il 48% del totale italiano.

Tra i beni culturali del Meridione 15 sono parte della lista del Patrimonio dell’Umanità, il 30% dei 49 siti Unesco italiani. Sono invece 11.543 i beni immobili (archeologici e architettonici) vincolati presenti nel Meridione, su 46.025 tutelati a livello nazionale.

Inoltre, nelle regioni del Sud si trovano 3.634 biblioteche pubbliche pari al 29% delle biblioteche italiane (cifra ragguardevole che appare però meno significativa se si pensa che la sola Lombardia ne ospita 2.142).

 

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LA FRUIZIONE

Alla grande ricchezza del tessuto culturale del Mezzogiorno non corrisponde altrettanto ampia fruizione di questo patrimonio. I siti culturali statali del Sud nel 2012 hanno attratto 7,4 milioni di visitatori (esclusi i dati dei siti della Sicilia) e incassato 28 milioni di euro lordi. I due valori rappresentano rispettivamente il 20,5% e il 24,8% dei totali nazionali.

Come accaduto a livello nazionale nell’ultimo anno anche i siti del Mezzogiorno vedono diminuire gli ingressi rispetto al 2011 anche se in misura inferiore, -5,4%, rispetto al dato nazionale, -9,5%.

Ma quello che colpisce è il confronto nel periodo medio-lungo. Se negli ultimi 15 anni complessivamente i siti culturali statali sono riusciti ad incrementare i propri visitatori del 30% circa, quelli del Meridione sono rimasti praticamente immobili, anzi qui gli ingressi sono diminuiti di 25mila unità., -0,3%.  Nello stesso periodo, i musei e le aree archeologiche del Centro Italia hanno incrementato il proprio pubblico del 36%.

Va poi sottolineato che una quota molto ampia sia dei visitatori sia degli introiti nel Mezzogiorno è rappresentata dai grandi attrattori del Sud – Pompei, Reggia di Caserta, Ercolano – che insieme attraggono oltre 3 milioni di visitatori (il 43% del totale del Sud) e incassano 21 milioni di euro (il 75%).

Bisogna, inoltre, evidenziare che nel Sud i visitatori che entrano gratuitamente nei siti culturali sono il 41,7 del totale mentre a livello nazionale sono il 35%. Va anche detto, però, che nel Nord questo valore è più alto: gli ingressi gratuiti sono ben il 45% del totale.

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LA FRUIZIONE CULTURALE

Nel Meridione sono al di sotto dei valori nazionali anche i dati relativi alla fruizione culturale che, peraltro, a livello Paese nel 2012 è crollata in tutti i settori. Tra i cittadini italiani la partecipazione culturale complessiva (coloro che fruiscono di più di un intrattenimento culturale nell’arco dell’anno) è ferma al 32,8% in calo rispetto al 2011 dell’11,8%.

I residenti nelle regioni del Sud dichiarano di fruire di intrattenimenti culturali meno dei connazionali di altre aree del paese e in misura inferiore alle medie nazionali: cinema 47% (media Italia 49,8%); teatro 16,1% (20,1); monumenti 14,4% (21,1); concerti classici 6,2% (7,8%), mostre ed esposizioni 18% (28%)

 

MERIDIONALI LETTORI MIGLIORI

L’unico fronte sul quale i valori si invertono completamente è quello della lettura: nel Mezzogiorno i residenti che leggono da 1 a 3 libri l’anno sono il 56,8%, la media italiana è del 46% e nelle regioni del Nord-Ovest, ad esempio, del 39,9%.

 

 

ISTRUZIONE, FORMAZIONE, TALENTI

Nel 2011 (ultimo dato Eurostat) l’Italia era al 26° posto tra i Paesi dell’Unione Europea rispetto alla spesa pubblica per istruzione e formazione con un’incidenza percentuale del 4,2% sul PIL, contro una media europea del 5,3%. Al vertice della classifica la Danimarca con un’incidenza della spesa sul PIL pari all’8,1%.

Seppure in progressivo calo il tasso di dispersione scolastica in Italia è ancora al 18,2%, tra i più alti d’Europa, peggio di noi solo Spagna, Portogallo e Malta. Tra le regioni i valori più alti di abbandono sono quelli di Sardegna (25,1%), Sicilia (25,0%), Valle d’Aosta (22,4%) e Campania (22,0%)

Il Mezzogiorno nel suo insieme ha un tasso di dispersione scolastica del 21,2%, di 3 punti percentuali superiore al dato nazionale

 

UNIVERSITA’, ACCADEMIE, CONSERVATORI

In effetti il Sud presenta un’offerta formativa molto ricca, soprattutto per quanto riguarda quella universitaria: ci sono ben 24 atenei, 1,29 per milione di abitanti. Inoltre, il Meridione ospita 20 Conservatori di Musica e 18 Accademie di Belle Arti.

Nonostante questo la quota di laureati tra la popolazione adulta (30-34 anni) è inferiore nel Mezzogiorno (16,4%) alla media nazionale (20,3) e in regioni come la Campania scende addirittura sotto il 15%.

Drammatico il dato dei Neet nelle regioni del Sud. Qui i giovani che non studiano e non lavorano sono il 32% contro il 22,7% della media nazionale. Ma tra le donne la percentuale sale al 34% e in alcune Regioni, come la Calabria tocca addirittura il 35,7% e per le donne il 40%.

Non stupisce che siano diventati drammatici i dati sulla nuova emigrazione dal Sud: nel 2011 si sono trasferiti al Centro-Nord 114mila persone. Tra gli under 35 in 50mila, sempre nel 2011, dal Meridione sono partiti per l’estero, 10mila in più rispetto al 2010.

 

INDUSTRIA CULTURALE E CREATIVA

 

L’importanza del settore cultura e creativo nell’economia nazionale è ormai nota. Le industrie di questo comparto con le loro produzioni rappresentano il 5,4% del Pil nazionale con 75miliardi di euro di fatturato e 1,4 milioni di occupati.

Ma anche in questo ambito, nell’analisi territoriale, il Mezzogiorno sconta un forte ritardo. Nel Sud le imprese culturali e creative producono il 16% del valore aggiunto complessivo del settore, in termini assoluti pari a 12,6 miliardi di euro, circa la metà di quanto prodotto dal Nord-Ovest, 26,6 miliardi.

 

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ATTRATTIVITÀ, TURISMO

 

Nella classifica generale del Country Brand Index 2013 l’Italia perde 5 posizioni e scivola al 15° posto. Siamo però stabilmente in vetta per attrattività del Paese determinata dalla cultura.

In un quadro generale positivo per il turismo – crescono nel 2012 del 2,3% i visitatori stranieri e del 3,8% la loro spesa nel nostro paese.

 

In questo contesto si rileva che le regioni del Sud che attraggono il maggior numero di turisti stranieri sono la Puglia, 1,2 milioni di arrivi, e la Campania, 2,5 milioni di arrivi.

L’intero Mezzogiorno è meta turistica per 7,2 milioni di stranieri, che rappresentano però solo il 7,4% degli arrivi nel territorio nazionale. Meno di quanti sono gli arrivi nella sola Toscana, 7,8 milioni.

 

(r.v)

 

 

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