Cleopatra, la regina d’Egitto torna a Roma

Cleopatra. Roma e l’incantesimo dell’Egitto, fino al 2 febbraio a Roma, Chiostro del Bramante. Una mostra da gustare come un racconto, curata da Giovanni Gentili e “letta” da Valerio Massimo Manfredi. Lungo il percorso capolavori assoluti e alcune chicche mai esposte al pubblico

Con un gusto per lo spettacolo e la provocazione da fare invidia a Lady Gaga, si fece avvolgere, nuda, in un tappeto, lasciandosi srotolare innanzi a un Cesare che immaginiamo attonito. Cleopatra aveva una ventina d’anni, e sapeva già benissimo di poter adoperare il proprio fascino come arma letale, in un intreccio tra sesso e politica che evidentemente è vecchio quanto il mondo. E dire che forse neppure era bella, stando alle poche monete consunte rimaste della sua epoca, immagini più attendibili di molte altre di un mito che ha deformato la storia a favore della fantasia, e soprattutto dell’arte. E fascino a parte, resta il fatto che Cleopatra era una donna intelligentissima e colta. E fu un politico astuto, che portò prosperità e pace in un paese in bancarotta e diviso dalla guerra civile ritagliandosi il proprio spazio nella storia con le sole armi che possedesse: se stessa. Cleopatra VII Thea Filopatore, ultima regina d’Egitto che regnò dal 69 al 30 a.C. segna infatti in modo indelebile la sua epoca.

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Augusto, altra volpe, nel momento delicatissimo che segnava il passaggio tra il vecchio (la Repubblica) e il nuovo (l’Impero romano) le fu acerrimo nemico. Cleopatra avrà la peggio, e il regno d’Egitto diventerà una provincia dell’Impero. Ma è particolare che a Roma, proprio in questi giorni, abbia aperto una mostra dedicata ad Augusto (qui l’articolo).  E per un gioco di coincidenze, o forse no, questo è l’anno che festeggia il 50mo anniversario della più improbabile Cleopatra che la storia del cinema abbia potuto tramandarci, Liz Taylor, protagonista del film di Joseph L. Mankiewicz, girato guarda caso a Cinecittà. L’immaginario nei secoli s’è sbizzarrito, dall’avanspettacolo alla pittura, ai mille trattati divulgativi, alla Regina dei Tolomei ogni epoca ha voluto aggiungere qualcosa ponendo l’accento in base alla sensibilità dominante: sulla figura tragica, sulla femme fatale, sulla sua abilità strategica che s’è voluta diabolica ma che probabilmente era semplicemente necessaria. Questa mostra può aiutare a chiarire i giudizi dalle incrostazioni dei millenni, ma il fascino della prima rockstar che la storia ci abbia regalo resta immutato.

Alla mostra del Chiostro del Bramante concorrono alcuni dei musei più importanti del mondo: il Museo Egizio di Torino, i Musei Vaticani e i Musei Capitolini. Il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Egizio di Firenze. E ancora il Musée du Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum di Vienna e il British Museum di Londra, che 13 anni fa, con la Fondazione Memmo diede vita all’ultima grande mostra dedicata alla regina d’Egitto allestita sia a Roma sia a Londra.

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Prodotta da Arthemisia Group con DART Chiostro del Bramante e curata da Giovanni Gentili, già curatore della memorabile mostra su Giulio Cesare, la mostra per la prima volta approfondisce il rapporto tra Cleopatra e Roma, quando poco più che ventenne conquistò prima Giulio Cesare e poi Marco Antonio. Nove sezioni per un racconto che, in 180 oggetti e molti capolavori ripercorre la vita della Regina d’Egitto, il contesto storico e politico nel quale si trovò a vivere, e poi la terra benedetta dal Nilo, gli dei, le arti e l’Egittomania che la presenza a Roma di Clepatra generò, nelle arti ad esempio ma pure nell’introduzione di nuovi culti.

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Un percorso costellato di capolavori, come il ritratto di Cleopatra cosiddetto “Nahman”, esposto in Italia per la prima volta; e lo straordinario ritratto di Ottavia, sposa di Antonio e sorella di Augusto rilavorato come Cleopatra –esposto per la prima volta al mondo – e poi un ritratto della regina d’Egitto giovanissima, realizzato probabilmente quando salì al trono nel 51 a.C. e anch’esso esposto in prima mondiale, e il celebre Alessandro Magno “Guimet” del Museo del Louvre, capolavoro della scultura ellenistica, e ancora uno straordinario bronzo inedito che ritrae Alessandro Sole, figlio di Cleopatra e Marco Antonio, e lo spettacolare ma quasi sconosciuto mosaico del Nilo, dal Museo di Priverno. C’è molto altro, ovviamente, riservatevi del tempo sufficiente. http://chiostrodelbramante.it

(a.d)

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