Claudio Abate, ovvero la memoria dell’arte. Alla Triennale

Claudio Abate: Obiettivo arte. Fino al 10 giugno al Palazzo dell’Arte della Triennale di Milano la mostra di uno dei maggiori protagonisti della fotografia d’arte in Italia. L’esposizione è curata e allestita dagli studenti della Laurea Magistrale in Arti, patrimoni e mercati della Facoltà di Arti, turismo e mercati dell’Università IULM con Vincenzo Trione, Anna Luigia De Simone e Veronica Gaia di Orio.

Avevamo incontrato Claudio Abate nei mesi scorsi nella sua Roma, in occasione della mostra che il Palazzo delle Esposizioni aveva dedicato al suo straordinario sodalizio con Carmelo Bene, una mostra importante che ha raccontato una parte fondamentale del percorso artistico di Abate: una parte, appunto. L’altra parte la ritroviamo a Milano in questi giorni. E’ al piano terra del Palazzo dell’Arte della Triennale che la storia migliore dell’arte contemporanea italiana emerge attraverso gli scatti di questo fotografo che a sedici anni era già stato segnato dal suo destino. Era il 1957 quando aprì il suo primo studio fotografico in via Margutta e da quel momento l’arte e gli artisti gli segneranno la vita, e l’anima. Diventa nel breve volgere di nemmeno dieci anni l’acclamato reporter dell’avanguardia romana. Sue le fotografie delle azioni e delle opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri. Nascono collaborazioni che si protraggono per anni e molti gli autori che scelgono gli scatti di Claudio Abate come unico e accreditato documento visivo delle loro azioni.

 

E si fanno ritrarre, come ben racconta la prima sezione della mostra (Ritratti d’artista) dove artisti come Jannis Kounellis e Mario Schifano sono colti in pose divenute celebri e altri sono posti accanto alle loro opere, come Mario Merz e Pino Pascali (rimasta nella memoria la sua foto con la Vedova Blu). E ci sono gli artisti che diventano essi stessi arte, è la terza sezione della mostra, quella che sottolinea come il lavoro di Abate sia divanuto testimonianza, talvolta l’unica, di performance storiche: da Gilbert&George a Giuseppe Penone, gli scatti di Abate diventano l’argine alla natura effimera della performance. Nella sezione Opera d’arte l’oggetto indagato è invece la fotografia che qui diventa essa stessa opera e rappresentazione. Perché nel riprendere momenti irripetibili, vedi l’installazione dei 12 Cavalli vivi di Kounellis (1969) e lo Zodiaco di Gino De Dominicis (1970) Abate restituisce l’immagine di un’epoca.

Tra le chicche del percorso: una stampa originale datata 1972 che ritrae Giorgio de Chirico e Gino De Dominicis, autografata dall’artista metafisico come omaggio per Abate. A corredo della mostra, un Magazine con interviste inedite e interventi critici sull’artista e il suo lavoro.

(www.triennale.org ) (g.m)

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