Chanel N°5, questione di cultura

N° 5 Culture Chanel, dal 5 maggio al 5 giugno al Palis de Tokyo, Parigi. Una mostra curata da Jean-Louis Froment

Chanel N°5 non è un profumo è la quintessenza del profumo, in breve: è un’opera d’arte e in quanto tale è universale eppure legato per nascita ad un tempo, un luogo, un’ispirazione. E il suo tempo è quello dell’astrazione e delle avanguardie, il luogo è la Parigi di mademoiselle Gabrielle Chanel e degli artisti suoi amici; l’ispirazione principale, invece, è il ricordo di un uomo perduto per sempre. E come una mostra d’arte è concepita l’esposizione curata da Jean Louis Froment (già direttore del museo d’arte contemporanea di Bordeaux), un viaggio che abbandona l’icona commerciale, il deja vù di una Marilyn che, nuda, indossa l’essenza prima di andare a dormire, per soffermarsi sulle sottili connessioni che legano il profumo al suo tempo evidenziandone la dimensione culturale. Opere d’arte, fotografie, documenti d’archivio, libri e oggetti fanno luce sulle ispirazioni che hanno alimentato l’immaginazione del mondo di Coco Chanel: i suoi luoghi, le creazioni dei suoi colleghi artisti, poeti, musicisti, come Cocteau, Picasso, Apollinaire, Stravinsky, Picabia, Reverdy .

 

IL PROFUMO DELL’ASTRAZIONE

Nel 1921, Gabrielle Chanel lancia il N°5, il suo primo profumo. A Ernest Beaux, un creatore di profumi che prima della rivoluzione bolscevica aveva lavorato alla corte dello Zar, l’artista aveva confidato l’anno prima il suo desiderio “Inventare un profumo da donna che profumi di donna”. Pensato come un abito di sartoria, N°5 è il primo profumo concepito come un’opera astratta e che, contrariamente alle fragranze in voga sino ad allora non ha sentori “figurativi”, ovvero riconoscibili (la rosa, il gelsomino, il lillà ecc…). Tra i suoi ottanta componenti non v’è infatti una sola nota dominante né identificabile, l’insieme realizzato mescolando essenze naturali con prodotti sintetici, le aldeidi, che esaltano la freschezza, evoca un fiore misterioso, un fiore sconosciuto e segna dunque una rivoluzione olfattiva. Concepito come un manifesto, Chanel decide di dare alla sua essenza un nome “defilato”, minimalista, un semplice numero, una denominazione di laboratorio, il 5, che è anche il suo numero fortunato. E lo stesso minimalismo l’applica al flacone; un rettangolo dal taglio netto nascosto in un imballaggio di cartone bianco ruvido orlato di nero, un’eleganza che fa eco alle linee dei suoi abiti e costruito come un collage, gli stessi che all’epoca produceva Picasso.

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Il catalogo di profumi nel 1924 segue gli stessi principi estetici, linee, griglie, cornici, la mente moderna di Chanel s’impone con un’ideale di astrazione che flirta con la geometria. Semplice ed elegante il suo successo sta nelle proporzioni adeguate. Ed è questa consapevolezza delle proporzioni in linea con l’ideale del progetto che caratterizza la sua generazione, che si esprime nell’architettura modernista ma anche con le linee e i motivi geometrici che s’imponevano nella pittura.

E’ proprio in virtù di un continuo dialogo con gli artisti che Gabrielle Chanel completa la sua leggenda. Come molti dei suoi amici, tra cui Pablo Picasso, mademoiselle Chanel inventa un linguaggio che stabilisce i canoni della modernità. Se il Cubismo di Picasso decostruisce lo spazio pittorico ereditato dal Rinascimento, Chanel, a sua volta rimodella la forma femminile, libera il corpo dalla costrizione ma gli dà un tratto preciso, in breve: crea il look. In questo modo rompe con le convenzioni e fa saltare lo spirito piccolo borghese, nell’arte operazione analoga la compiono i suoi amici Tristan Tzara e Francis Picabia in quel laboratorio di nuove forme che fu il Dada.

 

 

UN AMORE MAI FINITO

 

Sembra che la storia di n° 5 inizi nel momento stesso in cui Gabrielle Chanel viene a sapere della morte del suo amore Boy Capel, nel dicembre 1919. Arthur Boy Capel occupa un posto centrale nella sua storia. E ‘con lui che si trasforma in un’ avida lettrice e che dopo la sua scomparsa insegue in un dialogo sentimentale attraverso i libri. Un dolore che alimenterà l’intuizione e il raggiungimento del sublime attraverso la creazione del N° 5, nato dalla mancanza e dall’assenza, profumo che ricorda un amore interrotto bruscamente ma che lei amerà per tutta la vita. Sublimando il lutto nella creazione, Chanel propone un profumo di eternità. Nel 1920 ritroviamo Gabrielle a Venezia, la Serenissima la seduce, la città dove nei secoli passati nasce la prima industria profumiera diventa uno dei suoi luoghi preferiti e fonte d’ispirazione.

 

chanelpj_0LA LEGGENDA

Il No. 5, per me non è un profumo, è un oggetto di cultura. E ‘supportato da un viaggio interiore profondo che è prerogativa dei grandi creatori, ed è una creazione moderna che si basa interamente sulla storica avventura artistica” scrive Jean-Louis Froment, sottolineando come la creazione dell’essenza fu gesto consapevole, non casuale, dunque un gesto d’arte.
L’intuizione e l’intelligenza di Mademoiselle Chanel, nel 1921, quando respira la bottiglia che contiene la quinta proposta di Ernest Beaux, e sa che c’è un mito. Una leggenda che contribuirà in modo significativo al suo mito. Lei sapeva inventarsi meglio di chiunque e offre alle donne di fare lo stesso … un gesto altamente simbolico: a sua volta lei tende loro il flacone proponendo al mondo intero il suo profumo, quel numero % che lei stessa ha deciso d’incarnare davanti all’obiettivo di François Kollar per la sua prima campagna pubblicitaria americana su Harper’s Bazaar nel 1937”.

Al contrario della moda, Gabrielle Chanel ha imposto uno stile che induce il concetto del senza tempo. Il suo approccio all’immagine femminile esprime l’idea di una bellezza eterna, espressione che non ha nulla a che vedere con gli standard di bellezza associati a un particolare periodo della storia, ma che è sempre associato alla giusta proporzione. Un archetipo del femminile che risuona in molte opere d’arte, dalla statuaria antica greca ad oggi.

(http://palaisdetokyo.com )

 

(a.d)

 

 

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