Castel Sant’Angelo, di scena l’apoteosi

Apoteosi. Da uomini a dei. Il Mausoleo di Adriano. Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, fino al 27aprile 2014. Una mostra ideata da Filippo Coarelli e Eugenio Lo Sardo, ideazione e curata da Letizia Abbondanza, Aldo Mastroianni e Paolo Vitti

Da vivi rischiavano ogni giorno la vita per mano del cesaricida di turno, ma da morti diventavano dei per atto pubblico. Parliamo degli imperatori romani e della storia legata a quel luogo denso di simboli e suggestioni che è il Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo, nato come uno dei più grandi monumenti funerari. Monumento imperiale, sia chiaro. Ha ospitato le spoglie dell’imperatore Adriano e dei suoi successori fino a Caracalla, come prima il Mausoleo di Augusto aveva accolto le spoglie imperiali di Augusto e della sua gens.

 

Il rito funebre che portava alla divinizzazione dell’imperatore era il funus imperatorum, l’apoteosi, che decretava la trasformazione dell’uomo in divus, per la prima volta celebrata a Roma con i funerali di Augusto, era l’ultimo atto di un lungo processo che già nella Repubblica aveva visto salire agli onori dei funera publica gli uomini più carismatici e meritevoli. La conferma arriva direttamente da Cicerone, che, nel Somnium Scipionis, spiega come il viaggio celeste fosse comunque il destino dell’uomo distintosi in favore dello Stato.

 

Dopo l’esempio di Giulio Cesare, al quale era stato dedicato il tempio del Divo Giulio nel Foro Romano, con Augusto la divinizzazione divenne dunque un atto formale della vita politica romana con tanto di cerimonia particolare, appunto l’apoteosi (in latino consecratio), che anche gli storici antichi descrissero con attenzione e curiosità.

Il percorso verso la divinizzazione aveva certo origini molto lontane nel sapere degli Egizi, e dei Greci (che però avevano concesso l’apoteosi solo a semidei come Ercole, ms non poterono negarla ad Alessandro anch’egli, a suo dire, figlio di un dio) e degli Etruschi. Ovviamente Romolo, il fondatore, fu divinizzato, e divina fu considerata la sua discendenza dove, neanche a dirlo, figurava anche Augusto, il fondatore dell’Impero.

A raccontare per via diretta o simbolica l’apoteosi erano, come sempre, l’architettura e l’arte. Gli esempi rimasti sono infiniti: dalle raffinate decorazioni simboleggianti il percorso dell’anima verso l’emisfero superiore, alla Villa dei Misteri a Pompei al cosiddetto tempio pitagorico di Porta Maggiore al Pantheon, magnifico tempio dedicato agli dei celesti, in quel Campo Marzio, definito con Augusto, specchio del cielo. Il grande foro sulla cupola, con la sua colonna di luce, apriva il transito tra la terra e il firmamento.

 

E torniamo al mausoleo di Adriano, che la mostra intende valorizzare nel suo significato storico e partendo dall’altissima qualità della sua architettura. Il percorso si articola partendo dalla sue fondazioni e dagli spazi rituali delle sepolture imperiali, e narra le origini storico-religiose della divinizzazione dell’imperatore, iniziando dal culto degli eroi in Grecia -Eracle- e sul suolo italico – Enea e Romolo- al culto dei sovrani, da Alessandro Magno in poi. Le opere esposte sono di grande interesse storico, come la Brocchetta di Ripacandida, il rilievo di Amiternum, il Cammeo di Nancy, e il Dittico in avorio di Quinto Aurelio Simmaco, le immagini di imperatori divinizzati e le maquette dei principali monumenti, il percorso della mostra descrive le origini e l’evoluzione storica dell’apoteosi e del viaggio celeste. Afferma Daniela Porro, Soprintendente per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della città di Roma “E’ un’occasione imperdibile per far conoscere ed ammirare non solo opere rare, come lo straordinario Dittico in avorio di Simmaco o la statua di Mausolo (da Alicarnasso) del British Museum, ma anche per ripercorrere insieme al personaggio Adriano la storia non solo della sua apoteosi ma anche quella di tanti altri avvincenti personaggi, eroi, re”. (http://www.castelsantangelo.beniculturali.it)

 

(g.m)

 

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