Carditello, il sito ucciso mille volte come simbolo di rinascita

La reggia di Carditello (Caserta) ora appartiene allo Stato italiano. Adesso parte la sfida per la sua riqualificazione

Con un tweet il ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray, annunciava, ieri mattina, l’accordo “Sono davvero felice di aver mantenuto la promessa fatta a Tommaso, L’Angelo di Carditello. Ora ‪#‎Carditello appartiene ai cittadini”.

Anche Tommaso Cestrone, la guardia forestale volontaria che per anni, lottando contro l’ignoranza, le minacce e le intimidazioni della camorra, la cecità della politica, il degrado, s’è preso luogo del sito sarebbe stato felice. Ma non ce l’ha fatta, la notte di Natale è morto d’infarto, con la consapevolezza che il 9 gennaio la reggia sarebbe nuovamente andata all’asta, per la dodicesima volta. Poche ore prima di morire aveva mandato a Bray un messaggio, gli faceva gli auguri e gli ricordava di onorare la promessa di salvare Carditello fatta durante una visita al sito borbonico. Ai funerali di Tommaso, il messaggio di Massimo Bray diceva “un eroe dei nostri tempi e di questo paese, del nostro paese, ed eroe rimarrà nei nostri cuori”.

Il ministro Bray con Tommaso Cestrone

Il ministro Bray con Tommaso Cestrone

 

Il Mibact ha dunque ottenuto il sito. Ora arriva il difficile, perché si tratta di combattere contro gli interessi della camorra, nel tentativo di restituire splendore e dignità ad un monumento dove il tempo e la spoliazione hanno agito con costanza e impegno certosino. Hanno cominciato i Savoia, hanno proseguito i nazisti, hanno concluso la devastazione gli uomini di Gomorra, rimuovendo marmi e affreschi, camini, balaustre e panche; un’ingiuria vandalica andata avanti, se possibile, con maggiore intensità, anche dopo il restauro degli anni ’90. Nelle Terre dei Fuochi, quel paradiso di delizie agricole che era la Reggia di Carditello resterà sempre un simbolo. Alla politica, ma anche ai cittadini la scelta: decidere se renderla simbolo di rinascita o simbolo di morte.

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Evviva. Finalmente sul fronte del nostro patrimonio artistico e culturale è stato battuto un colpo. Bravi”, paludiva dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno, Gian Antonio Stella, ricostruendo le vicende complesse che hanno portato la Reggia, “stupenda Versailles agreste dei Borbone” allo stato di rudere, assediata dai veleni e dal degrado. E ora? Ora che lo Stato ha vinto una battaglia, ora che occorre trovare i soldi per la riqualificazione e pensare per Carditello a un progetto che non renda il sito un cimitero di memorie, ma un luogo vivo, legato più che mai alla straordinaria vocazione agricola del casertano. Ricchezza che il malaffare ha mandato in malora, ma che nel XVIII secolo i Borbone avevano intuito benissimo, insediando nella tenuta campestre sperimentazioni di immenso valore. Un rilancio che non sarebbe solo del monumento ma della Terra dei Fuochi. Bray così commenta dalle pagine del suo blog, non dimenticando di ricordare Tommaso Cestrone: “Carditello deve tornare presto ad essere ciò per cui è diventata famosa nel tempo: una terra prospera, in cui le pratiche agricole e zootecniche erano modelli da imitare. Una nuova Terra del Lavoro capace di ricucire le ferite inferte da anni di abbandono e incuria. Caro Tommaso vorrei che Carditello diventasse proprio il simbolo della voglia di tutto il Mezzogiorno di operare un cambiamento forte, il simbolo di una comunità che si prende a cuore le proprie eredità culturali e storiche e le rende fruibili per la collettività intera e ne disegna, intorno al suo valore, un futuro di lavoro e benessere”.

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Intanto il segretario generale del Mibact Antonia Pasqua Recchia ha promesso: “Ora inizieremo la valorizzazione per la quale sono stati già individuati due progetti con relativi fondi’‘. Lo ha detto termine dell’asta tenutasi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel corso della quale il giudice ha aggiudicato il sito borbonico, di proprietà del Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, alla Sga (società del Ministero dell’Economia) per 11,5 milioni di euro. (a.d)

 

 

 

 

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