Bodoni, principe dei tipografi: Parma lo celebra con una mostra

Bodoni (1740-1813) principe dei tipografi nell’Europa dei lumi e di Napoleone. Una mostra per il bicentenario della morte di Giambattista Bodoni (1813-2013) in alcuni degli spazi più affascinanti di Parma: la Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese e la Galleria Nazionale dal 5 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014

Ci sono personaggi entrati nella nostra vita quasi di soppiatto grazie a cose apparentemente piccole ma che pure si rivelano fondamentali, personaggi di cui talvolta neppure conosciamo il nome, come l’inventore della chiusura lampo, o a volte questi nomi li conosciamo, ma neppure li colleghiamo alle cose che ci passano sotto gli occhi ogni giorno, come i caratteri di stampa di Bodoni, modernissimi eppure antichi, insuperati per chiarezza ed eleganza. A questo artista della tipografia (e tale lo riconoscevano i suoi contemporanei, Napoleone Bonaparte su tutti), la città che l’ospitò a lungo e ne fece direttore della Tipografia Reale, rende omaggio con una importante mostra autunnale accentrata su quelle edizioni – capolavoro contese dalle corti, dalle accademie, dalle biblioteche e dagli intellettuali dell’Europa a cavallo tra Sette e Ottocento. Bodoni fu, in breve, l’uomo che riuscì a dare forma di libro al pensiero di un’intera epoca. Pensiero e forma che ancora oggi fanno parte del nostro quotidiano, varianti incluse.  

Nato a Saluzzo, dove impara il mestiere nelle tipografia paterna, e dopo un periodo trascorso a a Roma nella stamperia di “Propaganda Fede”, Giambattista Bodoni approda alla corte di Parma, che è tra le più “illuminate” ed internazionali d’Italia. E da quel momento nulla sarà più come prima: non è più lui ad andare a proporsi alle diverse corti europee ma sono re, papi e principi a recarsi a Parma, nella sua “stamperia” per commissionargli o assicurarsi le sue ambite edizioni.
Da Napoli vengono o gli inviano propri emissari prima i Borbone e poi Murat, altrettanto fanno i Borbone di Spagna e Napoleone in persona. Così come, da Milano, Eugenio Beauharnais ViceRe d’Italia e, con lui, l’ambiente culturale che aveva in Brera il suo epicentro.
e poi i nomi più risonanti del mondo culturale ed intellettuale: scrittori, pensatori, storici del calibro di Parini, Monti, De Azara, Alfieri.

Il racconto della mostra regalerà nella prima parte un vero e proprio affresco d’epoca, affiancando nel monumentale salone neoclassico della Galleria Nazionale i testi di Bodoni alle vedute e ai ritratti dei personaggi che animarono la vita politica realizzati da grandi artisti, Goya innanzitutto, ma anche, Anton Raphael Mengs, Angelica Kauffmann, Pompeo Batoni, Francois Gerard e i molti altri artisti già presenti nelle collezioni ducali come Andrea Appiani, Antonio Canova, Bernardo Bellotto, Robert Hubert.

Alla “Fabbrica del libro perfetto” è riservata invece la seconda sezione della mostra; alla Galleria Petitot della Biblioteca Palatina, dove il percorso prende spunto raccontando la storia del libro a stampa: dalla Bibbia di Gutenberg della metà del XV secolo, alle più importanti edizioni della tipografia europea. Poi l’arrivo di Bodoni e la sua rivoluzione del gusto e della tecnica. Qui, gli strumenti per la fusione dei caratteri in piombo e la composizione dei testi, le prime edizioni ma soprattutto gli esemplari più belli usciti dai torchi bodoniani, evidenziano, quanto radicale sia stata la sua “rivoluzione”. Una rivoluzione fruttodi una maniacale attenzione per ogni fase del lavoro. <<Dalla scelta, e ideazione, del carattere tipografico (ancora oggi il “Bodoni” ispirato ai caratteri da lui creati è tra i più utilizzati), alla composizione grafica, al perfezionamento delle tecniche di stampa su carte naturalmente selezionatissime, ma anche supporti speciali come seta e pergamena. E ancora l’attenzione alle incisioni; veri capolavori d’arte. Infine la stampa a colori e le legature di sobria, perfetta eleganza>>.

Io non voglio che cose magnifiche e non lavoro per la volgarità dei lettori”, diceva Bodoni. Eppure il suo successo straordinario dimostra come il tipografo artista fosse anche un eccellente uomo di marketing. Insomma, un uomo davvero moderno. (g.m)

 

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