Banksy sequestrato dalla polizia (e dai galleristi)

Banksy ha messo sottosopra New York e le eco della sua residenza d’artista ottobrina nella Grande Mela non sono ancora spente

C’è di buono che il futuro ex sindaco di New York Michael Bloomberg, dopo aver espresso con veemenza tutta la sua disapprovazione verso Banksy, nelle ultime settimane ha taciuto, impegnato evidentemente a inscatolare gli effetti personali. Ci si chiede come il neo eletto Bill De Blasio avrebbe reagito alla poetica “guerriglia” murale dello street artist inglese, ma siamo fuori tempo, anche se oggi, di fatto, si parla ancora di Banksy per una serie d’imprevedibili ( forse fin troppo previsti) strascichi. Ma andiamo con ordine.

 

Un Banksy è attualmente nelle mani della polizia, si tratta di quella firma fatta di palloncini con la quale, il 31 ottobre, l’artista si congedava dalla città. Confiscata dalla polizia ad aspiranti ladri, la scritta, rigorosamente sgonfiata, giace attualmente nel deposito dei beni del Dipartimento di Polizia di New York, etichettata come “prova d’arresto” . Il valore stimato, secondo un gallerista specializzato, è compreso tra i 200.000 e i 300.000 dollari. Il problema, stando al NYT, è che l’opera, nel deposito della polizia è etichettata come “palloncini”, dunque merce che può essere scartata perché di valore nullo. Solo se ritenuta di qualche valore potrebbe essere messa all’asta, ma andrebbe cambiata l’etichettatura e la burocrazia potrebbe creare qualche intralcio (in ogni caso segnatevi questo indirizzo: www.propertyroom.com, è il sito dove il NYPD mette all’asta i beni sequestrati). Il tutto a meno che l’opera non venga richiesta. Già, ma da chi?

Quando Banksy collocò le lettere gonfiabili sul muro della Long Island Expressway, in città era in corso una vera e propria caccia all’ultimo Banksy, e la scritta rimase infatti al suo posto solo fino a mezzogiorno, quando alcuni ragazzi muniti di scala pensarono di tirarla giù . Sono finiti in manette, e i palloncini sequestrati, come il video mostra eloquntemente.

Intanto, Stephan Keszler  un gallerista di New York che compra e vende opere di Banksy , ha detto che per legge, i palloncini sarebbero da considerare del proprietario dell’edificio. “Dovrebbero darli a me, mi piacerebbe venderli”, ha aggiunto, raccontando che nel periodo newyorchese di Banksy è stato contattato da una mezza dozzina di proprietari di immobili che inavvertitamente si sono ritrovati con originali di Banksy sulla loro proprietà . Uno di questi, ha assicurato (il cuore incerottato apparso ai primi di ottobre su un edificio di Brooklyn) lo porterà ad Art Miami dove pensa di poterlo vendere tra i 200.000 e i 400.000 dollari. Ma è meno facile di quanto sembri, infatti per evitare vandalismi e furti, fare sì che l’arte di strada resti pubblica e bloccare, per quanto si possa, il fiorente proliferare dei falsi Banksy, le opere dell’artista di Bristol devono essere autenticate da un’entità chiamata Pest Control, che certifica pezzi in buona fede che l’ artista, che rimane anonimo, destina alla vendita. E Pest Control non autentica mai il lavoro di strada di Banksy. Keszler obietta che visto che Banksy ha postato il suo lavoro sul suo sito web, la gente può verificare la bontà del pezzo. Il rischio del falso, tuttavia, resta immutato. (a.d)

 

QUI TUTTA L’EPOPEA DI BANKSY A NYC

 

 

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